L'importanza di mettere un punto
L'importanza di mettere un punto
📍 Napoli

20 Giugno 2026

Paolo Marsico

“L’importanza di mettere un punto”, a Ponticelli la mostra sensoriale nell’ambito del progetto “rESTart”

Un momento di profonda rilevanza sociale, la necessità del riscatto attraverso il linguaggio artistico



Una mostra organizzata dai ragazzi del progetto “rESTart”, allestita presso la Casa del Movimento Familiare “Don Agostino Cozzolino” a Ponticelli. Un momento di confronto con il territorio, l’opportunità di esprimere le proprie posizioni, di cercare un riscatto che non sia soltanto di facciata ma che confluisca in azioni ed iniziative mirate a creare una continuità.

L’evento

Parola d’ordine “riqualificazione”, è questo il mantra che spinge i giovani ragazzi di Ponticelli, periferia orientale di Napoli ad andare oltre il semplice manifesto, ad immaginare una serie di iniziative che possano realmente rappresentare un punto d’unione tra il quartiere, i suoi abitanti e le istituzioni. “rESTart” nasce con questi presupposti, è ieri, la prima vera prova di maturità per i giovani protagonisti. Una mostra sensoriale, allestita nei giorni del 19 e 20 giugno, dalle 18:30 alle 23, presso la Casa del Movimento Familiare “Don Agostino Cozzolino”, ovviamente lì, nel proprio quartiere.

L'importanza di mettere un punto
L’importanza di mettere un punto

L’idea è chiara, precisa, l’esposizione artistica si basa su un progetto ben più ampio, che possa avere la forza di guardare davvero lontano. “La mostra – spiegano gli deatori dell’iniziativa – prende forma intorno all’analisi del tema che identifica il progetto, mettere un punto e guardare avanti, indagato come gesto di trasformazione e come passaggio necessario in tutti i processi di crescita. Il progetto espositivo, propone una riflessione sul momento in cui si riconosce la fine di un ciclo emotivo, storico, sociale o culturale, e si sceglie consapevolmente di aprirne uno nuovo”.

“Il percorso – si legge in una nota introduttiva – analizza la difficoltà, spesso silenziosa e impercettibile, di ascoltare quel segnale intimo che invita a lasciare andare, a interrompere una narrazione che non ci appartiene più, a compiere un atto decisivo ed incisivo talvolta per lasciare spazio a un nuovo inizio. Scrivere un nuovo capitolo diventa a quel punto un atto di coraggio, accettazione e resilienza. Le due visioni, eterogenee, dialogano attraverso la stessa esposizione, progettata attraverso uno specifico percorso sensoriale progettato apposta per consentirne la valorizzazione”:

Ogni opera, infatti, è collocata in un ambiente appositamente studiato, il tutto al fine di attivare specifiche percezioni, favorendo la stessa immersività dell’esperienza. A quel punto, il pubblico avrà tutti gli strumenti possibili per fermarsi, considerare ogni elemento e perdersi nella propria personale idea di andare a capo.

L’esperienza sensoriale

Un ambiente appositamente studiato per la singola opera, si diceva, una condizione personalizzata per consentire al pubblico di vivere integralmente la singola esperienza, non solo attraverso i sensi generalmente coinvolti in questo genere di percorsi. L’olfatto, in tal modo, acquisisce una rilevanza assolutamente decisiva, considerando la struttura stessa della visione immersiva del tutto.

L'importanza di mettere un punto
L’importanza di mettere un punto

Un apposito sacchetto, contenente erbe aromatiche, frutto del lavoro di una realtà fortemente impegnata nella formazione e valorizzazione di attività ambientali e culturali. In questo senso protagonista è l’associazione “Avernatura – Essenze dell’Averno APS”. Attraverso l’approccio psicoaromaterapeutico, ogni opera è stata accostata a un olio essenziale, in un dialogo tra immagini, emozioni e percezioni. Le sfumature e i significati evocati dalle opere hanno guidato la scelta dell’essenza più rappresentativa, creando un ponte tra espressione artistica e il messaggio simbolico che ogni olio essenziale porta con sé. Una procedura chiara e precisa, per aggiungere, alla stessa esperienza un tocco in più.

Avvicinare il sacchetto imbevuto di olio essenziale al naso, chiudere gli occhi e ripetere anche più volte la stessa operazione. Il passo successivo è avvertire le sensazioni, i ricordi, le suggestioni che arrivano da quella specifica operazione. A quel punto, aprire gli occhi e guardare l’opera nuovamente, per capire se il tutto è avvertito in modo diverso, rispetto a prima. Esperienza unica si diceva no? I sensi, la mente, lo spirito, un’idea che matura, la bellezza, la grazia, e la necessità di fare qualcosa. Non una semplice esposizione insomma, ma un richiamo sottile, poetico, a cercarla quella bellezza, addirittura pretenderla, attraverso gesti, iniziative, manifestazioni che portino alla più intensa e viva partecipazione popolare possibile.

Le opere

Carmelo Raiti, Aniello di Mauro, Giuseppe di Somma, Maria Infante, Vincenzo Gallo, Tiziana Ionà , Martina Starace, Assunta Capasso, Raffaela Pascale, Davide Inneguale, Sebastiano Borrelli, e Roberta Scognamiglio, gli artisti protagonisti dell’esposizione. Ognuno con la propria esperienza, ognuno con la propria percezione artistica, il proprio metodo e le proprie visioni. Nessuna definizione “tecnica”, nessuna appartenenza specifica a filoni, correnti e quant’altro. Artisti, impegnati nell’arduo intento di comunicare se stessi, il proprio sguardo, le proprie sensazioni.

L’esperienza, nel suo insieme è meravigliosamente surreale, nella migliore accezione possibile, per il termine. Non la solita esperienza, non la solita realtà, nessun rimando al degrado, all’incuria, alla ghettizzazione non solo geografica ma anche sociale e culturale. Un’altra periferia, un’altra idea di riscatto. Il percorso, la sua idea di fondo, il suo sviluppo riempiono gli occhi, la mente, l’anima. Ripartire sembra davvero possibile, guardare oltre, dopo il punto, ancora di più.

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