In Commissione Antimafia il prefetto di Napoli segnala un incremento dei casi di criminalità grave che coinvolgono minori, con un ruolo crescente della criminalità organizzata e delle dinamiche di gruppo giovanili
Nel corso di un’audizione davanti alla Commissione parlamentare Antimafia è stato delineato un quadro giudicato particolarmente critico sul fenomeno della devianza minorile. Secondo i dati illustrati dal prefetto di Napoli, si registra un aumento dei minori coinvolti in reati gravi. In particolare, si fa riferimento a episodi di omicidio e tentato omicidio maturati in contesti riconducibili alla criminalità organizzata. Il tema è stato al centro anche degli interventi dei rappresentanti di Fratelli d’Italia in Commissione. Inoltre, le informazioni emerse riguardano un fenomeno che, secondo quanto illustrato, non sarebbe più episodico ma in progressiva strutturazione. Si registra così un coinvolgimento sempre più precoce di adolescenti e, in alcuni casi, di soggetti infraquattordicenni.
L’audizione e il quadro delineato in Commissione
L’intervento del prefetto di Napoli ha posto l’attenzione su un insieme di fattori che incidono sull’aumento della devianza giovanile. Tra questi, il degrado sociale in alcune aree urbane, la fragilità dei contesti familiari e la presenza radicata della criminalità organizzata nei territori più esposti. Secondo quanto riportato nel corso dell’audizione, il fenomeno non si limiterebbe a singole condotte isolate. Al contrario, si inserirebbe in dinamiche più ampie, in cui i minori vengono progressivamente attratti o coinvolti in circuiti criminali strutturati. Particolare rilievo è stato attribuito alla capacità delle organizzazioni criminali di intercettare i più giovani in contesti di vulnerabilità sociale.
I dati sui reati gravi commessi da minori
Uno dei punti centrali dell’audizione riguarda l’andamento dei reati più gravi nel periodo compreso tra il 2024 e il 2025. Secondo i dati illustrati, gli arresti per omicidio di minori sono passati da 2 a 8, con 6 casi inseriti in contesti riconducibili alla criminalità organizzata. Parallelamente, gli arresti per tentato omicidio sono aumentati da 14 a 17. In 13 di questi episodi vi è un collegamento a dinamiche mafiose. Numeri che, pur nella loro dimensione assoluta contenuta, vengono letti come indicatori di una tendenza in crescita e di un coinvolgimento sempre più significativo dei minori nei reati di maggiore gravità.
Nel corso dell’audizione è stato inoltre sottolineato come in alcuni casi si tratti di soggetti molto giovani, con particolare preoccupazione per il coinvolgimento di infraquattordicenni. Un elemento che, secondo quanto emerso, rafforza la necessità di interventi mirati sia sul piano repressivo sia su quello preventivo.

Social network e dinamiche di gruppo
Un altro passaggio rilevante riguarda il ruolo dei social network nelle dinamiche di aggregazione giovanile. Secondo quanto illustrato in Commissione, le piattaforme digitali avrebbero un impatto crescente nei processi di costruzione dell’identità all’interno dei gruppi giovanili, incluse le cosiddette baby gang. In particolare, i social sarebbero utilizzati come strumenti di riconoscimento e legittimazione all’interno dei gruppi. Inoltre, queste piattaforme favoriscono la diffusione di modelli comportamentali basati sull’ostentazione della forza e della violenza. Questo processo contribuirebbe, secondo l’analisi proposta, alla normalizzazione di codici simbolici e linguaggi tipici di contesti devianti.
Nel dibattito è stato richiamato anche il lavoro istituzionale volto a regolamentare e monitorare l’utilizzo delle piattaforme digitali. L’obiettivo è contrastare l’eventuale utilizzo strumentale da parte di organizzazioni criminali.
Le valutazioni politiche e il tema della prevenzione
Nel corso della discussione in Commissione, i rappresentanti di Fratelli d’Italia hanno evidenziato la necessità di un approccio integrato al fenomeno. Tale approccio dovrebbe unire strumenti di contrasto giudiziario e interventi di prevenzione sociale. Secondo quanto emerso, il tema della devianza minorile viene inserito all’interno di una strategia più ampia. Questa punta alla riqualificazione dei territori, alla riduzione del degrado urbano e al rafforzamento della presenza istituzionale nelle aree più fragili.
È stato inoltre sottolineato come le politiche di sicurezza debbano essere affiancate da investimenti in ambito educativo e sociale. Particolare attenzione va data ai percorsi rivolti ai minori a rischio di esclusione. L’obiettivo indicato è quello di ridurre la capacità di attrazione delle organizzazioni criminali nei confronti delle fasce più giovani della popolazione.

