Crisi idrica ACS, il Comitato Uniamoci per l’Acqua denuncia: «I sindaci sono i responsabili della gestione fallimentare e devono cambiare rotta».
La crisi idrica che da anni colpisce l’Irpinia e il Sannio vede ancora una volta al centro Alto Calore Servizi (ACS), società pubblica di gestione idrica in forte difficoltà economica e organizzativa. Mentre si discute di debiti, quote e possibili soluzioni istituzionali, arriva una dura presa di posizione dal Comitato Uniamoci per l’Acqua, che richiama i sindaci alle loro responsabilità dirette.
ACS e il dibattito politico
Il futuro di Alto Calore è tornato al centro del dibattito. Da una parte, c’è chi propone la cessione delle quote alla Regione Campania, ipotesi avanzata come possibile via per il risanamento dei debiti. Dall’altra, emerge il modello pugliese come esempio alternativo di gestione efficiente. Domani i sindaci si riuniranno in assemblea per affrontare il tema, ma intanto cresce la pressione dei cittadini e dei comitati.

La posizione del Comitato Uniamoci per l’Acqua
Il Comitato interviene con una nota durissima:
«Ogni giorno leggiamo dichiarazioni su Alto Calore e sul futuro della gestione idrica. Ma c’è una verità che non può essere nascosta: ACS non è un soggetto esterno. È una società di proprietà dei Comuni, e quindi dei sindaci. Sono loro i soci, sono loro che hanno nominato gli amministratori, approvato i bilanci e ratificato le scelte che oggi ci hanno portato in questa situazione».
Per il Comitato, discutere solo di “debiti da ripianare” o “quote da trasferire alla Regione” significa non affrontare il problema reale, quello delle responsabilità politiche e amministrative.
Un servizio che non funziona
La denuncia tocca direttamente la qualità del servizio: «Intanto i cittadini restano senza acqua regolare nei rubinetti, le reti continuano a disperdere oltre il 60% e le bollette crescono».
La fotografia è quella di un sistema idrico inefficiente, che grava sia sulla vita quotidiana delle famiglie sia sui bilanci dei Comuni.
Le richieste avanzate
Il Comitato Uniamoci per l’Acqua mette nero su bianco le sue richieste:
- «Trasparenza immediata su debiti, bilanci e appalti.»
- «Audit indipendente per chiarire le responsabilità del disastro.»
- «Piano vincolato di rifacimento delle reti, con cronoprogramma pubblico e fonti di finanziamento certe.»
- «Moratoria su qualsiasi ipotesi di cessione di quote fino a quando non sarà garantito il controllo pubblico e la partecipazione dei cittadini.»
Sindaci chiamati in causa
Nella nota, il Comitato richiama i sindaci alle loro responsabilità dirette: «Domani, in assemblea, i sindaci non possono limitarsi a recitare il ruolo di vittime: sono parte del problema e devono assumersi fino in fondo la responsabilità di cambiare rotta».
Il diritto all’acqua
La chiusura della nota è un appello forte: «Il diritto all’acqua non si difende con le dichiarazioni sui giornali, ma con atti concreti e trasparenti».
La nota completa del comitato Uniamoci per l’Acqua
“ACS non è un’entità astratta: i sindaci sono i responsabili”
Ogni giorno leggiamo dichiarazioni su Alto Calore e sul futuro della gestione idrica. Ma c’è una verità che non può essere nascosta: ACS non è un soggetto esterno. È una società di proprietà dei Comuni, e quindi dei sindaci. Sono loro i soci, sono loro che hanno nominato gli amministratori, approvato i bilanci e ratificato le scelte che oggi ci hanno portato in questa situazione.
Per questo, parlare di “debiti da ripianare” o di “quote da trasferire alla Regione” senza affrontare la questione di fondo è un inganno.
Intanto i cittadini restano senza acqua regolare nei rubinetti, le reti continuano a disperdere oltre il 60% e le bollette crescono.
Le nostre richieste sono semplici e precise:
- Trasparenza immediata su debiti, bilanci e appalti.
- Audit indipendente per chiarire le responsabilità del disastro.
- Piano vincolato di rifacimento delle reti, con cronoprogramma pubblico e fonti di finanziamento certe.
- Moratoria su qualsiasi ipotesi di cessione di quote fino a quando non sarà garantito il controllo pubblico e la partecipazione dei cittadini.
Domani, in assemblea, i sindaci non possono limitarsi a recitare il ruolo di vittime: sono parte del problema e devono assumersi fino in fondo la responsabilità di cambiare rotta.
Il diritto all’acqua non si difende con le dichiarazioni sui giornali, ma con atti concreti e trasparenti.
Comitato Uniamoci per l’Acqua


