Complesso dei Casti Amanti
Complesso dei Casti Amanti
📍 Pompei

6 Giugno 2026

Paolo Marsico

Complesso dei Casti Amanti di Pompei da uno scavo lo scheletro di un equide

Una scoperta sensazionale che rende sempre più suggestiva e unico il sito archeologico pompeano

Nuove indagini e nuove sensazionali scoperte presso il Complesso dei Casti Amanti presso il Parco Archeologico di Pompei. L’incredibile ritrovamento è avvenuto dallo scavo di un ambiente destinato alla lavorazione del pane. Una sorpresa assoluta, potrebbe essere definita, emersa nell’ambito di un lavoro interdisciplinare tra varie figure professionali.

La scoperta

Archeologia e archeozoologia ricostruiscono attraverso una incredibile scoperta il ruolo degli animali nella vita quotidiana nei periodi precedente alla grande eruzione del Vesuvio. Lo scheletro di un equide, è infatti emerso nel corso di indagini di scavo. Tali operazioni sono state condotte attraverso la collaborazione tra gli archeologi e gli specialisti del Laboratorio di Ricerche Applicate – archeozoologo, archeobotanica e antropologa. Il tutto, nell’ambito di un lavoro interdisciplinare che rappresenta oggi uno degli aspetti più qualificanti della ricerca archeologica.

Complesso dei Casti Amanti
Complesso dei Casti Amanti

Nello specifico, l’archeozoologia consente la ricostruzione delle modalità di sfruttamento delle specie animali nel mondo antico. Da qui, preziosi informazioni circa i sistemi produttivi e sullo stesso ruolo degli animali nella vita quotidiana di quella specifica comunità. L’Insula degli Amanti, rappresenta oggi uno dei cantieri più importanti di Pompei. Questo, perchè conserva al suo interno una intera struttura produttiva, composta da forno, magazzini e spazi di lavorazione.

Lo stesso complesso, è famoso in tutto il mondo per l’affresco del “casto bacio”. Esso include, tra l’altro, anche l’abitazione del proprietario dell’epoca ed alcune stalle, dove in passato erano già stati rinvenuti altri resti di equidi. L’animale veniva utilizzato per azionare le macine e per trasportare il grano, essenziale per la lavorazione e la produzione del pane.

Lo scavo

Lo scavo specifico, rappresenta oggi la prima fase dell’indagine, alla quale sono poi seguiti gli studi relativi ai materiali rinvenuti. Le relative analisi, consentiranno la raccolta di ulteriori dati circa le funzioni degli animali nel contesto produttivo, e sulle loro condizioni di vita nel momento dell’eruzione del Vesuvio del ’79 d.C.

Studiare i resti dell’animale contribuirà alla ulteriore comprensione delle dinamiche eruttive e delle reazioni degli stessi animali ai tragici eventi che cancellarono completamente la città di Pompei. Un dialogo continuo tra varie discipline per restituire voce ai resti più “silenziosi”. Un connubio che consente la prosecuzione della ricerca in questo senso.

Il parere del direttore del Parco Archeologico

Pompei per molto tempo – spiega il direttore del Parco Archeologico Gabriel Zuchtriegel – ha rappresentato soprattutto la bellezza degli affreschi, la possibilità di studiare la cultura materiale dell’antichità. In realtà è molto di più: è la possibilità di conoscere le vite umane che sono state spezzate durante l’eruzione, come nella recente esposizione dei calchi delle vittime qui a Pompei, ma anche le vite degli animali. In questo caso di un equide, un cavallo o un asino, che è stato trovato all’interno di una Casa contenente bellissimi affreschi, la Casa dei Casti Amanti. La Domus fungeva anche da panificio e da mulino. C’era una stalla dove, in passato, sono stati trovati diversi animali“.

“Recentemente, però, – continua Zuchtriegel – nell’ambito di nuovi scavi, è stato scoperto anche un altro animale, un equide, che era scappato e si trovava in un altro ambiente. Questo significa più ricerca non solo sulle vittime umane, ma anche sugli animali, per capire come animali ed esseri umani vivevano e lavoravano insieme nella società di circa duemila anni fa. Lo scavo di questo equide nel complesso dei Casti Amanti è anche un ottimo esempio del lavoro multidisciplinare che ogni giorno si attua nel sito: archeologi e specialisti di discipline diverse che collaborano per ricostruire non solo gli oggetti, ma le relazioni tra persone, animali e spazi produttivi. Le analisi sono ancora in corso e ci daranno ulteriori informazioni: il sito continua a offrire materiale di grande valore scientifico“.

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