Svolta nelle indagini della morte del giovane Patrizio Spasiano, il 19enne napoletano che ha perso la vita sul lavoro per la fuoriuscita di ammoniaca nello stabilimento dell’azienda
A Gricignano di Aversa si riaccendono i riflettori sulla morte di Patrizio Spasiano, il 19enne napoletano deceduto il 10 gennaio 2025 a seguito di una fuoriuscita di ammoniaca nello stabilimento Frigocaserta. La Procura di Napoli Nord ha emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di cinque persone. Ora rischiano il processo con le accuse di omicidio colposo e violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Il giovane, che avrebbe compiuto 20 anni pochi mesi dopo la tragedia, lavorava da circa due mesi per una cooperativa impegnata nei lavori di ampliamento del capannone.
Gli indagati e le accuse della Procura
Gli indagati sono Domenico Razzano, legale rappresentante della Frigocaserta e committente dei lavori; Alfonso Avola, datore di lavoro del 19enne per la Cofrin; Erasmo Avola, preposto del cantiere; Alfredo Migliore, coordinatore della sicurezza; e Roberto Pescia, responsabile dei lavori. Secondo la Procura, le omissioni e le violazioni delle procedure di sicurezza avrebbero avuto un ruolo determinante nell’incidente. Le contestazioni riguardano, tra le altre cose, la mancata valutazione dei rischi, l’assenza di adeguata sorveglianza e la gestione non conforme delle aree pericolose del cantiere.
La dinamica della tragedia
Il giorno dell’incidente in provincia di Caserta, Patrizio Spasiano si trovava insieme ad altri tre colleghi nei pressi di alcuni serbatoi contenenti ammoniaca per effettuare misurazioni tecniche. Durante le operazioni, una perdita da una conduttura avrebbe provocato la dispersione del gas tossico nell’aria. Mentre tre operai riuscirono a mettersi in salvo, il 19enne, che si trovava su un’impalcatura, non riuscì a uscire in tempo dall’area contaminata. Anche altri lavoratori rimasero intossicati, ma sopravvissero.
Secondo l’ipotesi accusatoria, la fuoriuscita di ammoniaca sarebbe stata causata dalla rottura di un manometro dopo l’urto contro un trabattello. Questo avrebbe provocato un edema polmonare acuto risultato fatale per il giovane operaio. Sono attualmente contestate la mancata supervisione delle misure di prevenzione e l’accesso non controllato a zone ad alto rischio. A ciascun indagato vengono attribuite specifiche omissioni. A partire dalla mancata informazione sui pericoli presenti, fino al controllo insufficiente dei piani operativi e della sicurezza del cantiere in evoluzione.
Un altro processo per la stessa azienda
Parallelamente, si apre un altro fronte giudiziario legato allo stesso stabilimento. Il 30 giugno inizierà infatti il processo per la morte di Pompeo Mezzacapo, operaio 39enne deceduto il 31 dicembre 2024. L’uomo rimase schiacciato da un carrello elevatore ribaltatosi su una piattaforma. Secondo la ricostruzione medica, la causa del decesso fu “shock traumatico con asfissia meccanica da soffocamento indiretto”. Per questo episodio risultano imputati il legale rappresentante della Frigocaserta e un altro operaio dell’azienda.
Le due tragedie, avvenute a pochi giorni di distanza nella stessa azienda, sollevano interrogativi profondi sul sistema dei controlli e sulla cultura della sicurezza nei luoghi di lavoro. Al di là delle responsabilità penali che saranno eventualmente accertate nei tribunali, resta il tema umano e sociale di giovani e lavoratori che perdono la vita in contesti che dovrebbero garantire protezione. La sicurezza non può essere considerata un insieme di adempimenti formali, ma un principio concreto e quotidiano. Quando viene meno, il prezzo che si paga non è mai solo giuridico, ma soprattutto umano e irreversibile.


