Omicidio Pollena Trocchia
Omicidio Pollena Trocchia
📍 Sant'Anastasia

2 Giugno 2026

Martina Sarracino

Caso Landolfi, la replica dei frati di Sant’Anastasia e l’invito al neo sindaco Caserta: “Venite a conoscere il lavoro che svolgiamo ogni giorno”

Sul caso di Mario Landolfi e le due donne uccise a Pollena Trocchia si interroga la comunità di Sant’Anastasia

Si ritorna sul caso di cronaca che ha fatto più scalpore nelle ultime settimane, quello delle due donne uccise e poi gettate in un seminterrato di un’edificio abbandonato a Pollena Trocchia. Si chiamavano Sara Tkacz, 29 anni di Caserta, e Lyuba Hlyva, 49 anni, ucraina le due vittime. L’uomo, identificato come l’assassino, è Mario Landolfi, 49 anni, di Sant’Anastasia nel Napoletano.

Su di lui è stato fatto un quadro piuttosto critico: disoccupato, tirava avanti con il reddito di inclusione e lavori in nero. Sarebbe anche abituale consumatore di stupefacenti, come raccontato dalla stessa moglie. Come spesso accade in casi come questi, si tende a fare un ritratto dell’assassino, a capire il movente, a scoprirne di più. Non a caso, infatti, gli inquirenti starebbero lavorando per capire se ci fossero state altre vittime o se avesse programmato di ucciderne altre. Si è parlato di un vero e proprio caso di “serial killer“, anche se al momento restano solo supposizioni.

Il ritratto del killer e la comunità di Sant’Anastasia

Tra le tante informazioni c’è la provenienza dell’uomo. Mario Landolfi viveva a Sant’Anastasia, in provincia di Napoli. Un giornale del posto ne ha descritto un ritratto chiaro e preciso, sostenendo apertamente che “tutti” sapessero le condizioni in cui l’uomo viveva. Si è parlato, infatti, di situazione ai margini, di degrado, di droga e spaccio. Ci si è chiesti dove fossero i servizi sociali, le forze dell’ordine, i politici, i sindaci e persino frati e associazioni. In particolare è stata citata la parrocchia di Sant’Antonio, dove lavorano con dedizione i frati della comunità. È certamente comprensibile interrogarsi su ciò che avrebbe potuto prevenire una tragedia simile, ma attribuire ad altri la responsabilità di quanto accaduto rischia di spostare l’attenzione dal vero autore del crimine.

Le difficoltà personali, l’emarginazione sociale o le precarie condizioni di vita possono certamente richiedere sostegno e interventi adeguati, ma non possono diventare una giustificazione per un omicidio. La responsabilità di quel gesto resta di chi lo ha compiuto. Nessuna comunità può essere ritenuta colpevole delle scelte violente di un individuo. Sul territorio, inoltre, esistono realtà che quotidianamente si impegnano a favore delle persone più fragili. I frati della parrocchia di Sant’Antonio, ad esempio, sono da anni un punto di riferimento per molte famiglie e per i giovani della zona. Per questo hanno scelto di rispondere con una lettera aperta a chi si chiede: “Dov’era la comunità?”.

La risposta dei frati della Parrocchia di Sant’Antonio

I frati della Parrocchia di Sant’Antonio e l’associazione Mir Odv hanno scritto una lettera in risposta alla Cittadinanza e alle Istituzioni. “​Alla luce dei tragici fatti accaduti lo scorso 17 maggio riguardanti il doppio femminicidio compiuto da un residente di Sant’Anastasia, il Convento e la Chiesa Parrocchiale di Sant’Antonio, insieme alle associazioni operanti sul territorio, avvertono il profondo dovere di esprimere la massima vicinanza e il proprio cordoglio alle famiglie coinvolte in questa dolorosa vicenda”, inizia così lo scritto.

Poi, ancora si legge: “In questi giorni è stato scritto molto a riguardo. In particolare, siamo rimasti profondamente colpiti da quanto dichiarato da una testata giornalistica locale, la quale ha rivolto all’intera popolazione, e nello specifico all’assessorato alle politiche sociali, agli assistenti sociali, alle associazioni del territorio e alla comunità parrocchiale, una domanda diretta: “Dove eravamo?” Riteniamo doveroso rispondere a questo interrogativo, che lascia intravedere un velato e ingiusto sospetto, citando una nota espressione evangelica: “Non sappia la tua destra ciò che fa la tua sinistra”.

Parrocchia di Sant'Antonio a Sant'Anastasia

Il costante sostegno a famiglie e minori

Nella lettera si specifica poi il costante impegno svolto quotidianamente a favore di famiglie e minori in difficoltà. “​Comprendiamo perfettamente che un articolo di stampa abbia il fine di stimolare il dibattito pubblico. Tuttavia, attribuire disinteresse a chi dedica costantemente tempo e risorse a ragazzi con fragilità e difficoltà è un’affermazione che offende profondamente l’operato di quanti si donano agli altri, specialmente ai minori. Se l’autore dell’articolo avesse preventivamente chiesto informazioni, avremmo certamente risposto, applicando quella che amiamo definire la “deontologia della carità”.

Poi, ancora:“Nel silenzio e lontano dai riflettori, le nostre realtà, che nel caso del Convento vantano una storia secolare. svolgono da anni attività di recupero scolastico e supporto educativo. Viviamo i problemi del territorio quotidianamente, cercando di sostenere sia da un punto di vista economico, sia umano e spirituale, i nuclei familiari che ci affidano i loro figli”.

L’appello al neo sindaco eletto

​Infine, si legge: “Sostenere il prossimo non è mai semplice: spesso ci si confronta con fragilità talmente profonde da rendere difficile, per chi soffre, l’accettazione di un aiuto esterno. In questi casi, nel pieno rispetto della dignità altrui, sappiamo attendere con dolore ma con speranza i tempi di ciascuno”. Poi , l’appello al neo sindaco eletto: “Cogliamo l’occasione per invitare il neo Sindaco, Mariano Caserta, a prendere le distanze da chiunque strumentalizzi notizie così dolorose senza verificare concretamente la realtà dei fatti. Invitiamo il Primo Cittadino, insieme a tutta la cittadinanza, a conoscerci più da vicino e a scoprire nel profondo il lavoro che ogni giorno portiamo avanti”.

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