Il terremoto ai Campi Flegrei ha provocato danni nel Comune di Bacoli, con 9 persone evacuate: parla il Capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano
La scossa sismica che ha interessato l’area dei Campi Flegrei ha avuto effetti particolarmente evidenti nel Comune di Bacoli. L’evento ha riacceso fin da subito nuovamente l’attenzione sulla fragilità del territorio e sulla gestione dell’emergenza sismica. Del resto, si tratta di una delle zone più complesse d’Europa dal punto di vista geologico. Il Capo del Dipartimento della Protezione Civile Fabio Ciciliano ha fornito un primo bilancio della situazione dopo le verifiche effettuate sul campo. Ha poi tenuto a sottolineare la rapidità degli interventi e la necessità di mantenere comunque ancora alta la soglia di attenzione.
Le evacuazioni e la gestione immediata dell’emergenza
Per quanto riguarda la rapidità operativa, Ciciliano ha spiegato le prime misure adottate: “Abbiamo messo sul tavolo un’attività di gestione emergenziale. In questo momento sono state registrate nove persone che sono state evacuate dal Comune di Bacoli a causa della non più agibilità della casa in cui vivevano. Si stanno ovviamente ricollocando e si sta facendo una valutazione sulla caserma dei Carabinieri in maniera tale che gli edifici strategici, come questo Comune che è stato rifatto da poco, sia messo ovviamente al centro delle attività principali della gestione di questi eventi”. Ha concentrato l’attenzione anche sulla tempestività della risposta istituzionale, con la Protezione civile prontamente impegnata nel coordinamento delle operazioni di assistenza e messa in sicurezza.
La scossa e i danni sul territorio
Nel suo intervento, il responsabile della Protezione civile ha descritto la natura dell’evento sismico: “Una scossa molto intensa, c’è stata un’accelerazione importante, soprattutto nella zona di Bacoli, motivo per cui sono venuto immediatamente, partendo direttamente da Niscemi. Secondo me è giusto che si sia vicino alle comunità e ovviamente ai loro rappresentanti e sindaci”. Contando i danni parla anche della situazione dei crolli a mare.
“Purtroppo non è una cosa nuova. i costoni sono fragili perché geologicamente molto recenti e quindi molto giovani e poco resistenti”, spiega l’esperto. Poi aggiunge: “Ci sono stati dei crolli e ovviamente, a differenza dei crolli degli intonaci che poi si vedono sulla strada, il costone quando si sgancia va in acqua. In questo caso è necessario fare una riprofilatura del costone con delle tecnologie che ovviamente sono in campo. Fortunatamente era presto e il sindaco comunque aveva emanato già nel passato delle interdizioni importantissime che mettono in sicurezza i cittadini”.

Pozzuoli e la percezione del rischio
Dal confronto con il Comune di Pozzuoli arriva, invece, un quadro più rassicurante. Ciciliano ha infatti riferito di aver mantenuto contatti diretti con le autorità locali: L’esperto, infatti, fa sapere di aver sentito anche “il sindaco di Pozzuoli proprio prima di venire qui” ma “la situazione, fortunatamente, per quanto riguarda questo evento, è migliore di quella di Bacoli, non sono state registrate particolari criticità”. Un elemento che mette in evidenza una differente risposta territoriale, comunque inserita in un sistema di monitoraggio continuo e coordinato tra istituzioni locali e nazionali.
L’importanza della prevenzione
Resta, in ogni caso, fondamentale riuscire a convivere con il rischio sismico costante. Ciciliano in merito sostiene: “C’è un elemento che secondo me è importante sottolineare. 4.4 sono scosse importanti e la popolazione ha imparato a conviverci. Questo significa che tutte le attività di conoscenza che gli enti locali sono stati capaci di mettere in campo, insieme alla Protezione civile della Regione Campania, stanno sortendo il loro effetto”.
In un contesto del genere, la prevenzione è essenziale. “La conoscenza, la prevenzione non strutturale, secondo me sono elementi che in territori come questi non possono essere tenuti in secondo ordine. È importante perché sono fenomeni che continueranno per i prossimi migliaia di anni e quindi le persone devono imparare a conoscere il rischio, e se imparano a conoscere il rischio imparano anche a proteggersi da questo rischio”, dichiara l’esperto.
Poi, conclude: “I passi in avanti sono stati fatti però il risultato finale non è ancora arrivato. Quindi bisogna continuare a lavorare in maniera incessante e bisogna fare in modo che questi territori possano continuare a vivere in una coesistenza, in una coabitazione tra sicurezza, consapevolezza del rischio e ovviamente sicurezza delle infrastrutture”.


