L'intervista a Giovanni Sgambati, Segretario Generale UIL Campania
L'intervista a Giovanni Sgambati, Segretario Generale UIL Campania

21 Maggio 2026

Cristina Siciliano

L’epidemia invisibile in Campania, la strage dei lavoratori fantasma. Sgambati (Uil): «Si continua a morire per profitto, serve il reato di omicidio sul lavoro»

Il segretario generale della UIL Campania fotografa l’emergenza infortuni tra appalti criminali, giovani ricattati e la proposta di una Procura speciale: «Riconosciamo l’omicidio stradale, non si capisce perché non quello sul lavoro»



C’è un silenzio complice che avvolge i cantieri, i campi e i capannoni della Campania. È il silenzio di un Paese che conta i suoi morti sul lavoro solo quando fanno rumore, per poi archiviarli il giorno dopo come fatalità inevitabili. Ma i dati del 2026 non lasciano spazio alla retorica delle statistiche: dietro le lievi flessioni percentuali si nasconde un’epidemia invisibile. Una strage quotidiana che Giovanni Sgambati, segretario generale della Uil Campania, definisce senza mezzi termini come il sacrificio dei più fragili sull’altare del massimo ribasso.

Omicidio sul lavoro: l’impunità del profitto

Il bilancio con cui si è chiuso l’anno precedente e l’avvio del nuovo anno evidenziano una continuità drammatica che i freddi dati percentuali non riescono a mitigare. Sgambati attacca la lettura puramente statistica dell’emergenza. «In piena pandemia ci siamo resi conto che, mentre molte realtà produttive erano ferme, gli incidenti mortali continuavano a salire – precisa –. Sebbene l’incidenza complessiva sembri calare, restiamo di fronte a un dato allarmante. Il 2025 si è chiuso con oltre mille morti, il 2026 è cominciato sotto gli stessi tragici auspici e la Campania si classifica tra le regioni più esposte».

Il focus del sindacato si allarga oltre il dato formale dei decessi, investendo la vasta e invisibile platea di chi sopravvive riportando danni irreversibili. Un dramma che distrugge interi nuclei familiari nell’indifferenza generale.

«Molto spesso gli incidenti creano disabilità gravi. Sono le realtà più complicate da gestire perché non esiste una protezione sufficiente. Intere famiglie vengono abbandonate a se stesse. Ritrovarsi invalidi per aver fatto il proprio dovere è inaccettabile. Dobbiamo fare tutti di più».

Di fronte a questa scia di tragedie, la Uil rilancia la necessità di introdurre nel codice penale deterrenti forti per spezzare l’impunità. «Bisogna che il Parlamento riconosca l’omicidio colposo sul lavoro. Abbiamo giustamente codificato l’omicidio stradale, non si capisce perché non si debba fare lo stesso per la sicurezza sul lavoro. In questo Paese la giustizia ha tempi biblici e i reati di chi specula sulla vita umana pur di fare profitto vanno spesso in prescrizione. Ecco perché è necessaria un’istituzione straordinaria: una Procura speciale della magistratura che si occupi esclusivamente di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Serve una struttura dedicata per garantire tempi certi e fare vera prevenzione».

Giovanni Sgambati, segretario generale della Uil Campania
Giovanni Sgambati, Segretario Generale Uil Campania

Il ricatto dell’età e la trappola del subappalto

Il mercato del lavoro campano sconta le fragilità storiche dell’illegalità sommersa e l’abuso di contratti fittizi. Accanto al lavoro nero, prolifera una zona grigia governata dal bisogno e dal ricatto generazionale. Si muore sui ponteggi da giovanissimi o in età avanzata: un paradosso anagrafico che svela i cortocircuiti del sistema sociale italiano.

«È la fotografia di un Paese che non ha grande dignità. Esistono lavori pesanti (a turni notturni o ad alte temperature nelle campagne) che non possono essere svolti a un’età elevata solo perché il sistema pensionistico non prevede l’uscita anticipata. Dall’altro lato, i giovani spesso muoiono perché ricattati: non hanno un contratto pieno e, per la fretta di dimostrare di essere bravi all’interno di ritmi di produttività frenetici, si espongono al rischio. Bisogna rispettarli, smettendola di perpetuare stage e precariato selvaggio».

A devastare i diritti è la furbizia radicata nella giungla degli appalti a cascata, dove i vincoli formali sul salario minimo vengono elusi tagliando le ore e la forza lavoro. «Vi è una furbizia diffusa. Non basta indicare in via teorica che non si può subappaltare sotto i 9 euro: se si fissa solo la regola del salario, l’impresa aggira il limite riducendo i lavoratori e le ore complessive. Il lavoro che dovrebbero fare in quattro finiscono per farlo in due, raddoppiando i rischi. Vanno premiate le imprese sane che applicano i contratti maggiormente rappresentativi firmati dalle organizzazioni sindacali più forti».

Operaio
Operaio – immagine di repertorio

Sindacato delle persone, non solo dei cittadini

Dopo ogni tragedia la politica risponde con promesse, ma gli uffici ispettivi delle ASL, penalizzati da anni di commissariamento della sanità, restano drammaticamente sotto organico. Sgambati chiede interventi strutturali e una svolta culturale, a partire dalla tutela degli ultimi.

«La Uil ha deciso di essere un sindacato delle persone e non solo dei cittadini, poiché il mero diritto di cittadinanza rischia di escludere precari e immigrati sfruttati dai caporali. Nell’edilizia e in agricoltura i braccianti stranieri spesso non conoscono le leggi e vengono abbandonati sui cigli della strada dopo un incidente. I protocolli con le prefetture contro il caporalato vanno implementati per dare un controllo incisivo sul territorio. La parte dei lavoratori fantasma va portata alla luce per ridare dignità al lavoro».

Per fermare la strage, Sgambati utilizza un’analogia storica netta: serve lo stesso rigore istituzionale usato contro i grandi mali della Repubblica. «Tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta il Paese si è stretto per debellare il terrorismo. Contro la criminalità organizzata, sono volute le stragi di Falcone e Borsellino per istituire la Procura Speciale Antimafia, uno strumento che ha ridimensionato il fenomeno. Di fronte a mille morti all’anno, la sicurezza sul lavoro merita la stessa coesione nazionale e gli stessi strumenti straordinari».

«Dobbiamo rendere la Campania appetibile»

La via d’uscita dall’emergenza permanente non è una scommessa industriale forte, capace di agganciare la transizione ecologica senza sconti sulle tutele. «Dobbiamo rendere la Campania appetibile, coniugando gli investimenti con la difesa della manifattura esistente: auto, aeronautica, cantieristica navale. Dobbiamo crescere nella digitalizzazione, nella conoscenza dell’intelligenza artificiale e affrontare i costi energetici. La Campania può essere una base importante nella trasformazione ecocompatibile, sfruttando di più l’energia solare. Abbiamo salvato la Whirlpool grazie a un imprenditore che guarda al fotovoltaico, ma se il territorio non condivide e non accoglie questi investimenti rischiamo il declino anziché lo sviluppo. Noi lavoriamo con fiducia perché questa regione non declini».

Un impegno da portare avanti con fermezza e orgoglio, conclude Sgambati: «Continuiamo ad avere la schiena dritta, anche magari qualche volta con delle sconfitte. Bisogna essere temerari, buttare il cuore oltre l’ostacolo e pensare che se non lo facciamo noi, le persone che rappresentiamo rischiano di non essere tutelate».

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