Un testo forte che richiama al nostro contemporaneo. Una analisi cruda e spietata
Il potere dell’informazione, l’utilizzo che di questo elemento può essere fatto per arrivare ad ogni tipo di interesse personale. La messa in atto di pratiche che abbiamo imparato a conoscere ma con le quali, ancora, per fortuna, facciamo fatica a confrontarci. Uno spettacolo tutto da gustare che porta con se infinite riflessioni e considerazioni.
Il testo
Il tutto nasce dall’esigenza di approcciarsi ad una realtà complessa, la nostra, troppo spesso condizionata da giochi di potere che nascono proprio dall’informazione. Il conflitto di interessi tra chi detiene l’informazione ed allo stesso tempo può utilizzarla per un proprio tornaconto personale, economico ma non solo. L’idea del testo è di Stefano Massini, autore della drammaturgia.

La regia, affidata ad Alessandro Gassmann, cura ogni singolo dettaglio della trasposizione teatrale, in scena in questi giorni, e fino al prossimo 24 maggio, al Teatro Bellini di Napoli. La risposta del pubblico, finora, è stata molto convincente, con quasi ogni replica sold out da molte settimane.
I protagonisti
In scena, Daniele Russo, Gaetano Bruno, Mauro Marino, Emanuele Maria Basso, Gaia Benassi, Davide Dolores, Giuseppe Gandini e Stefano Guerrieri danno vita ad una trama ambientata nei primi anni sessanta in una tranquilla cittadina statunitense. Un omicidio sconvolge il quotidiano della comunità. La ricostruzione dei fatti è affidata unicamente al giornale locale, di proprietà del Signor Nolan, tra l’altro proprietario di una locale fabbrica di armi.
Quella che sembra essere una vicenda praticamente scontata, in quanto alla comprensione dei fatti, assume tutt’altra chiave di lettura man mano che il processo contro il Signor Nolan va avanti. Nuovi spunti, nuove riflessioni e una verità che pian piano sembra venire fuori. Cosa c’entrano gli interessi di Nolan? Cosa c’entra la verità raccontata dal suo giornale?
Alessandro Gassmann
“La regia nasce dal desiderio di catapultare lo spettatore dentro un film americano degli anni Cinquanta – ha dichiarato Alessandro Gassmann – ispirandosi ai quadri di Edward Hopper: geometrie essenziali, luci oblique, atmosfere sospese. La scena è realizzata da Gianluca Amodio, parte stabile della mia squadra, e le proiezioni curate da Marco Schiavoni amplificano quel trompe-l’oeil realistico che guida l’intero impianto visivo. I costumi di Mariano Tufano completano questo universo, restituendo l’epoca con rigore e vivacità senza mai scivolare nella caricatura”.
L’ambiguità della trama, la capacita di Gassmann di offrire varie angolature, vari spunti di riflessione dalle singole scene, la capacità di mescolare verità e menzogna attraverso la sottile linea del presunto interesse. L’abilità, inoltre nel concedere ai singoli personaggi tratti chiave, elementi forti, al punto da apprezzarne, in ogni caso, ogni singolo ateggiamento.
Finzione e realtà di mescolano nel tentativo di arrivare ad una verità concreta e praticabile. I personaggi in fila, uno dopo l’altro raccontano di se stessi e di quanto siano legati anche inconsapevolmente alla vicenda. La proposta scenica fornisce ogni chiave per farsi una propria idea, della vicenda, certo, ma anche di ciò che vuol dire oggi la troppa informazione nelle mani di una singola persona. La risposta, è tutta nelle menti degli spettatori, e di chi vorrà, prendere realmente coscienza del presente.


