Alto Calore
Comitato Uniamoci per l'Acqua
📍 Avellino

27 Settembre 2025

Angela Capasso

Alto Calore, “tribunali certificano il disastro”: la denuncia di Uniamoci per l’Acqua contro sindaci e gestione

Alto Calore disastro: i tribunali confermano la crisi finanziaria e gestionale, mentre i sindaci vengono accusati di pensare solo alle poltrone.

La vicenda di Alto Calore Servizi, società che gestisce il servizio idrico in Irpinia e Sannio, torna al centro del dibattito pubblico con toni sempre più drammatici. Secondo quanto denunciato dal comitato civico Uniamoci per l’Acqua, i tribunali hanno ormai certificato lo stato di dissesto della società, mettendo nero su bianco una realtà che cittadini e lavoratori vivono da anni: debiti milionari, reti colabrodo e una governance accusata di salvaguardare interessi politici più che quelli delle comunità locali.

Il grido d’allarme lanciato dai comitati non si limita alla fotografia di un fallimento: punta il dito contro i sindaci-soci di Alto Calore, accusati di pensare unicamente a mantenere il controllo delle poltrone invece di affrontare la crisi idrica che colpisce quotidianamente famiglie e imprese.

La fotografia dei tribunali: il disastro di Alto Calore

La sentenza dei giudici non lascia spazio a interpretazioni: la situazione finanziaria di Alto Calore è critica e strutturale. I debiti accumulati, stimati in decine di milioni di euro, mettono a rischio la sopravvivenza stessa della società. La certificazione del dissesto da parte dei tribunali è un atto che va oltre la semplice cronaca giudiziaria: rappresenta la conferma istituzionale di un fallimento gestionale che dura da anni.

Le accuse di Uniamoci per l’Acqua

Il comitato civico Uniamoci per l’Acqua ha alzato la voce con una nota dura, diffusa a margine delle decisioni dei tribunali. Secondo il gruppo, i sindaci soci dell’ente hanno dimostrato più attenzione alla spartizione delle cariche che alla ricerca di soluzioni concrete. In un passaggio emblematico della denuncia si legge: “Si certifica il disastro e i sindaci continuano a pensare alle poltrone”.

Il comitato ribadisce inoltre che la gestione dell’acqua, bene comune per eccellenza, non può essere subordinata a logiche di potere, ma deve essere tutelata nell’interesse dei cittadini e delle future generazioni.

fontanina di acqua

La crisi idrica in Irpinia e Sannio

Oltre agli aspetti finanziari, la crisi di Alto Calore ha un impatto diretto sulla vita delle comunità. Le reti idriche vetuste, con perdite stimate fino al 60%, lasciano interi quartieri senz’acqua per ore, soprattutto nei mesi estivi. Le proteste dei cittadini si sono moltiplicate negli ultimi anni, così come gli interventi d’emergenza per garantire la fornitura idrica.

La questione non riguarda solo la manutenzione: senza una governance stabile e un piano industriale credibile, la società non riesce ad attrarre investimenti né a programmare lavori strutturali.

I sindaci soci: tra responsabilità e accuse

Alto Calore è una società a totale partecipazione pubblica, i cui soci sono i comuni delle province di Avellino e Benevento. Proprio i sindaci, secondo Uniamoci per l’Acqua, hanno un ruolo cruciale nell’attuale situazione. Le assemblee si trasformano spesso in luoghi di scontro politico, dove la priorità sembra essere il controllo del consiglio di amministrazione piuttosto che la definizione di strategie per il risanamento.

Il comitato accusa i primi cittadini di una gestione miope, interessata più al consenso elettorale che a salvaguardare la sostenibilità del servizio idrico.

Una gestione finanziaria fuori controllo

Il disastro di Alto Calore non è frutto del caso, ma di anni di cattiva amministrazione. Bilanci in perdita, mancati investimenti e una rete idrica ormai obsoleta hanno portato la società sull’orlo del collasso. Secondo diversi osservatori, la certificazione dei tribunali rappresenta solo la formalizzazione di un disastro già evidente da tempo.

A pesare sono anche i crediti non riscossi: migliaia di utenti morosi, debiti accumulati con i fornitori e l’impossibilità di far fronte alle spese correnti.

La rabbia dei cittadini e dei lavoratori

Mentre i tribunali sanciscono il dissesto e i sindaci discutono di poltrone, i cittadini e i lavoratori sono i primi a pagare il prezzo della crisi. Famiglie costrette a vivere con continui disservizi idrici e lavoratori che temono per il futuro occupazionale. La sensazione diffusa è quella di un abbandono, con la politica incapace di assumersi la responsabilità di scelte coraggiose.

Le possibili strade per il futuro

Cosa accadrà ora? Le ipotesi sul tavolo sono diverse: commissariamento, gestione straordinaria o addirittura liquidazione della società. Ogni scenario porta con sé conseguenze rilevanti, sia per i dipendenti che per i cittadini.

Il dibattito pubblico si concentra anche sulla necessità di ripensare il modello di gestione: pubblico, misto o con l’ingresso di un partner industriale. Una decisione che, comunque, non può più essere rimandata.

Il ruolo della Regione e delle istituzioni

La Regione Campania è chiamata a svolgere un ruolo di primo piano. Senza un intervento strutturale, Alto Calore rischia di diventare un problema irrisolvibile per tutto il territorio. Anche le istituzioni nazionali guardano con attenzione alla vicenda, consapevoli che l’acqua è un settore strategico e che i cittadini non possono restare ostaggio di inefficienze e giochi di potere locali.

Una sfida di legalità e trasparenza

La certificazione del disastro da parte dei tribunali solleva anche interrogativi sul piano della legalità e della trasparenza. Come è stato possibile arrivare a questo punto? Quali responsabilità politiche e amministrative devono essere accertate? Domande che, al momento, restano senza risposte concrete, ma che i cittadini e i comitati civici non intendono lasciare cadere nel vuoto.

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