aggressione poliziotti Benevento
Volante della Polizia
📍 Napoli

7 Maggio 2026

Cristina Siciliano

Napoli, faida tra giovani: sette arresti per tentato omicidio dopo una sparatoria nel centro storico

L’inchiesta della Polizia ricostruisce due episodi collegati tra loro, tra agguati armati, vendette e accuse aggravate dal metodo mafioso

Sette persone sono state arrestate nella notte a Napoli nell’ambito di un’indagine coordinata dall’autorità giudiziaria su un presunto tentato omicidio avvenuto nel centro storico della città. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di tentato omicidio, porto e detenzione illegale di armi, con aggravanti legate al metodo mafioso. Tra le persone finite in manette figurano anche alcuni minorenni all’epoca dei fatti. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, l’episodio principale risale al 26 giugno 2025, quando in via Rosario a Portamedina si verificò una sparatoria in piena strada. Gli indagati, in gruppo e a bordo di diversi scooter, avrebbero esploso numerosi colpi di arma da fuoco contro un giovane che li stava inseguendo con il proprio motociclo. Anche la vittima, secondo gli accertamenti, sarebbe stata armata.

L’ordinanza cautelare emessa dal giudice evidenzia diverse aggravanti: l’azione sarebbe stata compiuta da più di cinque persone, con il coinvolgimento di minori e con modalità considerate riconducibili alle dinamiche tipiche della criminalità organizzata. Gli investigatori ritengono infatti che gli episodi contestati si inseriscano in un contesto di contrapposizione e controllo del territorio.

La ricostruzione degli investigatori sulla sparatoria

L’inchiesta della Polizia ha ricostruito quanto accaduto nel quartiere attraverso testimonianze, immagini di videosorveglianza e attività tecniche investigative. Secondo gli elementi raccolti, il gruppo avrebbe agito in maniera coordinata durante l’agguato avvenuto a Portamedina. La vittima del raid è stata a sua volta arrestata. Nei suoi confronti sono state contestate la detenzione e il porto illegale di arma da fuoco. Gli investigatori sostengono che il giovane fosse armato durante l’inseguimento avvenuto il giorno della sparatoria. Le accuse non si fermano però all’episodio del giugno 2025. Gli inquirenti collegano infatti il tentato omicidio a un successivo fatto di sangue avvenuto mesi dopo nel centro cittadino. Secondo la ricostruzione investigativa, il giovane rimasto coinvolto nella sparatoria avrebbe reagito per vendetta.

Il successivo accoltellamento in vico Montesanto

Il secondo episodio contestato risale al 16 febbraio scorso, quando in vico Montesanto un giovane venne accoltellato alla coscia sinistra. Secondo gli investigatori, l’aggressione sarebbe stata una ritorsione diretta per il tentato omicidio avvenuto mesi prima. Tra le persone coinvolte nell’inchiesta compare anche il figlio della tiktoker napoletana Rita De Crescenzo, rimasto ferito proprio durante l’episodio di febbraio.

Gli investigatori ritengono che il giovane accoltellato fosse considerato dall’aggressore uno dei responsabili della precedente sparatoria. “Non sapevo più cosa fare con mio figlio Francesco ma è venuto il giorno: stamattina alle 5 lo hanno arrestato. Lo Stato fa sempre il suo dovere“, ha detto la tiktoker in un video social. “Sono una mamma disperata, ma sapevo che doveva succedere – ha continuato -. Era tutto pronto con i miei avvocati e le forze dell’ordine. Non ce la facevo più, non dormivo più la notte: mi sono sempre dissociata da tutto quello che faceva mio figlio. Ogni mamma spera di poter recuperare un figlio. Gesù mi ha dato la grazia e lo hanno arrestato. Sono per la legalità. Chi sbaglia paga e la legge ha fatto il suo corso”.

La Procura contesta una dinamica di regolamento di conti maturata all’interno di un contesto caratterizzato da tensioni e contrasti tra gruppi giovanili. Nell’ordinanza si parla di azioni idonee a rafforzare il controllo e l’affermazione del potere sul territorio, elemento che ha contribuito al riconoscimento dell’aggravante mafiosa.

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Polizia di Stato – Immagine di repertorio

Le perquisizioni e il sequestro di droga

Durante l’esecuzione delle misure cautelari, la Polizia ha effettuato anche diverse perquisizioni nelle abitazioni e nei luoghi riconducibili agli indagati. Nel corso delle operazioni è stata sequestrata una grossa busta contenente circa un chilogrammo di marijuana. Secondo le prime ricostruzioni, parte della sostanza stupefacente era già suddivisa in bustine monodose pronte per lo spaccio al dettaglio. Gli agenti hanno inoltre trovato materiale utilizzato per il confezionamento della droga. La sostanza sequestrata sarebbe stata rinvenuta nella disponibilità di uno degli indagati che, all’arrivo della Polizia, avrebbe tentato di disfarsene. Anche questo elemento è ora al vaglio degli inquirenti nell’ambito dell’inchiesta complessiva.

Un’indagine ancora aperta

L’operazione rappresenta uno degli ultimi interventi delle forze dell’ordine contro episodi di violenza armata nel centro storico di Napoli. Gli investigatori stanno continuando ad approfondire eventuali collegamenti tra i diversi soggetti coinvolti e il contesto criminale nel quale sarebbero maturati gli episodi contestati. L’inchiesta prosegue per chiarire ulteriori responsabilità e verificare eventuali altri coinvolgimenti. Gli indagati restano, allo stato attuale, presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.

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