truffa del finto carabiniere
La truffa del finto carabiniere - Immagine generata con IA

18 Aprile 2026

Cristina Siciliano

Paura a Napoli dopo la rapina: “Ha soldi in casa?”, la nuova truffa si finge indagine dei carabinieri

Finto maresciallo dei carabinieri contatta una donna a Posillipo dopo il colpo alla Crédit Agricole: decisivo l’intervento del 112 per sventare il raggiro

Un nuovo tentativo di truffa telefonica è stato registrato a Napoli nelle ore successive alla rapina avvenuta in una filiale della Crédit Agricole in piazza Medaglie d’Oro. Un individuo si è spacciato per un maresciallo dei carabinieri, contattando una donna residente in un quartiere residenziale della città e chiedendole informazioni su denaro e gioielli custoditi in casa. L’episodio si inserisce in un contesto di crescente allarme legato allo sfruttamento mediatico del colpo in banca.

Il contesto: la rapina e il tentativo di sfruttare la paura

Il fatto avviene a poche ore dal clamore suscitato dalla rapina nella filiale bancaria del Vomero, episodio su cui sono tuttora in corso le indagini delle forze dell’ordine. Secondo quanto ricostruito, proprio questo evento sarebbe stato utilizzato dai truffatori come leva psicologica per rendere più credibile il raggiro.

Nel pomeriggio successivo al colpo, un uomo ha contattato telefonicamente una cittadina di Posillipo qualificandosi come appartenente all’arma dei carabinieri. Durante la conversazione, ha fatto riferimento alle indagini in corso sulla rapina, sostenendo di dover svolgere verifiche urgenti sul territorio. Con tono autorevole, il falso maresciallo ha chiesto alla donna se in casa fossero presenti contanti o oggetti di valore, lasciando intendere la necessità di una presunta attività investigativa. Un approccio che rientra nelle tecniche più comuni delle truffe telefoniche, basate sulla costruzione di un falso senso di urgenza.

Cassette di sicurezza aperte nella rapina Banca Credit Agricole - frame video Fanpage
Cassette di sicurezza aperte nella rapina Banca Credit Agricole – frame video Fanpage

Lo spoofing e la simulazione dell’identità istituzionale

Elemento centrale del tentativo di raggiro è stato l’utilizzo dello spoofing, una tecnica che consente di falsificare il numero del chiamante. In questo caso, sul display dello smartphone della vittima sarebbe apparso il numero riconducibile a una stazione dei carabinieri, aumentando la percezione di autenticità della chiamata. Lo spoofing è una modalità di frode informatica sempre più diffusa, che permette ai truffatori di mascherare la propria identità telefonica o digitale per apparire come soggetti affidabili, come enti pubblici o istituzioni bancarie. L’obiettivo è indurre la vittima a fornire informazioni personali o patrimoniali. Nel caso specifico, la simulazione dell’identità istituzionale ha rappresentato un elemento decisivo nel tentativo di inganno, inserendosi in una strategia costruita per sfruttare la paura e la confusione generate da un fatto di cronaca recente.

La reazione della vittima e l’intervento del 112

Determinante, in questo caso, è stata la prontezza della donna contattata. Insospettita dalle richieste ricevute, ha deciso di verificare la legittimità della chiamata contattando autonomamente il numero di emergenza 112 da un secondo telefono. La Centrale Operativa ha confermato che nessun militare dell’Arma era impegnato in attività di quel tipo o stava contattando cittadini per richieste relative a denaro o beni custoditi in casa. A quel punto, la donna ha interrotto immediatamente la conversazione con il sedicente carabiniere. L’episodio evidenzia l’importanza della verifica diretta attraverso canali ufficiali ogni volta che si ricevono richieste sospette da parte di interlocutori che si qualificano come appartenenti alle forze dell’ordine o ad altre istituzioni. Sono in corso accertamenti per risalire all’identità dell’autore della telefonata e verificare eventuali ulteriori tentativi simili nella stessa area.


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