Il gip dispone l’estensione delle analisi anche al cuore originario del bambino nell’ambito dell’incidente probatorio
Si amplia il perimetro degli accertamenti tecnici nell’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, deceduto il 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli. Il giudice per le indagini preliminari Mariano Sorrentino ha accolto la richiesta presentata dall’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia, disponendo che tra i reperti da analizzare venga incluso anche il cuore originario del bambino. La decisione interviene nell’ambito dell’incidente probatorio già avviato e rappresenta un passaggio rilevante per l’attività istruttoria. L’obiettivo è ampliare il quadro delle verifiche tecniche attraverso un’analisi comparativa. In questo modo si tiene conto sia dell’organo trapiantato sia delle condizioni cliniche pregresse del piccolo paziente. Le operazioni peritali sono state fissate per il 28 aprile presso l’Istituto di medicina legale del Policlinico di Bari. In quella occasione il collegio nominato dal giudice procederà agli esami sui reperti.
Il trapianto e i dubbi sul trasporto dell’organo
Al centro dell’inchiesta vi è il trapianto cardiaco effettuato sul bambino dopo il trasferimento di un organo da Bolzano a Napoli, avvenuto il 23 dicembre scorso. Secondo quanto emerso negli atti richiamati dalla famiglia, il cuore destinato al trapianto sarebbe stato esposto a temperature particolarmente basse durante il trasporto. Si tratta di uno degli aspetti principali su cui si stanno concentrando le verifiche tecniche. Inoltre, gli accertamenti dovranno chiarire se le condizioni di conservazione e trasferimento dell’organo siano state conformi ai protocolli previsti. Bisogna anche verificare se eventuali criticità possano aver inciso sull’esito dell’intervento.
Dopo il trapianto, il piccolo Domenico è stato ricoverato presso l’ospedale Monaldi, dove è deceduto il 21 febbraio. A seguito del decesso è stato avviato un approfondimento giudiziario per ricostruire tutte le fasi del percorso sanitario e logistico che hanno preceduto l’intervento.
L’analisi comparativa tra i due cuori
L’inserimento del cuore originario del bambino tra i reperti da esaminare consente ai periti di effettuare una valutazione più completa. L’analisi comparativa tra i due organi potrebbe infatti contribuire a distinguere il peso delle condizioni cliniche preesistenti da eventuali fattori sopravvenuti legati al trapianto. Il collegio peritale sarà chiamato a esaminare diversi elementi. Questi comprendono lo stato del cuore trapiantato, le modalità di conservazione durante il trasporto, la compatibilità con il ricevente e le condizioni patologiche del cuore malato del bambino. Si tratta di accertamenti tecnici che potranno fornire elementi rilevanti già in questa fase dell’indagine. Questi elementi, se necessario, potranno essere utilizzati anche in un eventuale successivo dibattimento.

Gli interrogatori
Nel corso degli interrogatori davanti al gip Sorrentino è emersa una divergenza sugli orari riportati in cartella clinica, elemento che ha dato origine a un filone d’indagine in cui si ipotizza il reato di falso. In questo contesto è stata avanzata anche una richiesta di interdizione nei confronti di due professionisti coinvolti.
Secondo quanto riporta Il Mattino, agli atti risultano inoltre una foto e un video che mostrerebbero il cuore del piccolo Domenico ancora pulsante sul lettino operatorio alle 14.34, orario che si discosta di 16 minuti rispetto a quello indicato per il clampaggio dell’aorta (14.18).
I medici interessati, assistiti dai rispettivi legali, respingono le accuse e sostengono di aver agito nel rispetto delle procedure, indicando che l’intervento sarebbe avvenuto quando l’organo destinato al trapianto era già disponibile in sala operatoria. In questo quadro, l’analisi del cuore originario del bambino potrebbe contribuire a chiarire con maggiore precisione la sequenza temporale delle operazioni.
I punti al centro dell’inchiesta
L’attenzione degli investigatori si concentra su più livelli. Da un lato vi sono gli aspetti legati alla gestione logistica del trasferimento dell’organo, inclusa la tenuta della catena del freddo e il rispetto delle procedure previste. Dall’altro lato vi sono le valutazioni cliniche e le decisioni mediche adottate nel corso del percorso terapeutico. In questa fase resta centrale il principio di cautela. Gli accertamenti dovranno stabilire se vi siano state eventuali criticità e, in caso affermativo, quale incidenza abbiano avuto sul decesso del bambino. L’incidente probatorio assume quindi un ruolo fondamentale per cristallizzare le prove tecniche con garanzie per tutte le parti coinvolte.
L’attesa della famiglia e i prossimi passaggi
Per la famiglia del piccolo Domenico, la decisione del gip rappresenta un passaggio significativo nel percorso di accertamento della verità. L’estensione delle analisi viene considerata utile per ottenere una ricostruzione più completa della vicenda, senza limitarsi a un singolo aspetto del caso.
L’esito degli accertamenti previsti per il 28 aprile potrà offrire indicazioni importanti sia sul piano giudiziario sia per chiarire i numerosi interrogativi emersi dopo il decesso del bambino. Fino a quel momento, l’inchiesta resta aperta e affidata al lavoro dei periti. Gli esperti sono chiamati a verificare ogni elemento rilevante con rigore tecnico e metodologico. Il caso continua a essere seguito con attenzione. Questo avviene anche per le implicazioni che riguarda la gestione dei trapianti e dei protocolli sanitari, ambiti nei quali eventuali criticità richiedono accertamenti puntuali e documentati.


