Ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli

14 Aprile 2026

Cristina Siciliano

Napoli, nuovo caso al Monaldi dopo quello di Domenico: “Bimba cardiopatica operata in ritardo e morta dopo un mese”

La famiglia ha presentato un’azione civile attraverso il legale che contesta un presunto ritardo nell’intervento chirurgico su una neonata affetta da grave cardiopatia congenita

Nuovo caso giudiziario che coinvolge l’Ospedale Monaldi di Napoli. Al centro della contestazione c’è la morte di una bambina cardiopatica, deceduta circa un mese dopo un intervento chirurgico eseguito nel reparto di cardiochirurgia pediatrica. I genitori, attraverso il loro legale, sostengono che vi sarebbero stati ritardi nella gestione clinica e annunciano una richiesta di risarcimento danni in sede civile.

La denuncia e la ricostruzione della famiglia

La vicenda è stata resa pubblica dall’avvocato Francesco Petruzzi, che rappresenta la famiglia Caliendo, nel corso di una trasmissione televisiva. Secondo quanto riferito dal legale, la bambina era nata il 5 settembre 2025 ed è deceduta il 7 ottobre dello stesso anno. La piccola era affetta da una grave cardiopatia congenita, il cosiddetto “truncus arterioso”. Si tratta di una malformazione rara in cui il cuore presenta un unico grande vaso arterioso invece dei due separati. Di conseguenza, il sangue ossigenato e non ossigenato si miscelano. Si tratta di una condizione che, secondo la letteratura medica, richiede in molti casi un intervento chirurgico precoce e altamente specializzato.

Secondo quanto riporta IlMattino, la diagnosi era già nota in fase prenatale. La neonata era stata immediatamente presa in carico dalla struttura ospedaliera dopo la nascita. Nei primi giorni di ricovero, sempre secondo quanto riportato, le condizioni cliniche sarebbero apparse relativamente stabili. Pertanto, ciò ha consentito una respirazione autonoma.

Il presunto ritardo nell’intervento chirurgico

Il punto centrale della contestazione riguarda la tempistica dell’intervento. Secondo quanto dichiarato dall’avvocato Petruzzi, già dal 12 settembre sarebbero emersi segnali di peggioramento clinico. In particolare, vi sarebbe stato un aumento della frequenza respiratoria, considerato un indicatore di possibile scompenso. Nonostante ciò, la consulenza cardiochirurgica sarebbe stata effettuata solo il 21 settembre, mentre l’intervento chirurgico sarebbe stato eseguito il giorno successivo.

Gli scompensi erano iniziati e noti già dal 12 settembre. Ma solo il 21 dello stesso mese viene svolta una consulenza cardiochirurgica, e il giorno successivo si decide di sottoporre la paziente a intervento chirurgico”, ha dichiarato il legale.

Secondo la famiglia, questo intervallo temporale avrebbe inciso in modo determinante sull’esito clinico. L’avvocato parla di “atteggiamento attendista immotivato” e sostiene che non vi sarebbero state indicazioni cliniche documentate a giustificazione del ritardo decisionale. Sempre secondo la tesi difensiva, la gestione del caso avrebbe comportato una “perdita di chance di sopravvivenza”. Questo è un concetto utilizzato frequentemente nelle controversie di responsabilità sanitaria. Indica infatti la riduzione delle possibilità di esito favorevole a causa di un ritardo o di una scelta terapeutica.

Il decorso post-operatorio e le ulteriori contestazioni

Un ulteriore elemento evidenziato dalla famiglia riguarda la fase successiva all’intervento chirurgico. Secondo quanto riferito dal legale, non sarebbero state attivate valutazioni interdisciplinari per l’eventuale ricorso a trattamenti avanzati nei casi di insufficienza cardiaca grave.

Tra le opzioni citate vi è il trapianto cardiaco e l’utilizzo del cosiddetto “Berlin Heart”. Questo è un dispositivo di assistenza ventricolare meccanica utilizzato come supporto temporaneo alla funzione cardiaca. Spesso viene utilizzato in attesa di un organo compatibile. “Non sarebbe stata avviata alcuna procedura interdisciplinare per valutare l’avvio di una richiesta di trapianto o, in alternativa, di un Berlin Heart”, ha affermato l’avvocato Petruzzi. Secondo la ricostruzione della famiglia, queste eventuali mancate valutazioni avrebbero rappresentato un ulteriore elemento critico nella gestione complessiva del caso.

Il legale della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, alla conferenza stampa
Il legale della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi

Le azioni legali e il contesto sanitario

La famiglia ha già annunciato l’intenzione di avviare un’azione civile per il risarcimento dei danni. Al momento si tratta di una contestazione basata sull’analisi della cartella clinica da parte di consulenti di parte. Tuttavia, le affermazioni non risultano ancora oggetto di un accertamento giudiziario definitivo.

Non sono state diffuse, al momento, posizioni ufficiali di merito da parte della struttura ospedaliera rispetto alle specifiche contestazioni avanzate. La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di attenzione sulla gestione di casi pediatrici complessi e sulle procedure adottate in ambito cardiochirurgico. Sarà eventualmente la magistratura civile, attraverso le consulenze tecniche d’ufficio, a ricostruire in modo puntuale le tempistiche, le scelte cliniche e l’eventuale nesso causale tra condotta medica ed esito clinico.

In attesa degli sviluppi giudiziari, il caso riaccende il dibattito sulla gestione delle patologie cardiache congenite nei neonati. Si riaccende anche la riflessione sulla delicatezza delle decisioni terapeutiche nei primi giorni di vita.

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