Dopo l’intervista a Il Campano, il nuovo intervento del medico per l’ambiente: “Con 1,2 miliardi disponibili nessuno verifica davvero”. Attesi entro il 27 aprile i dati epidemiologici per distretto
Mentre prende forma il progetto per l’hub della vela legato all’America’s Cup e si moltiplicano le immagini della futura trasformazione dell’area, torna a farsi sentire una voce critica sul metodo con cui si sta intervenendo. Dopo l’intervista rilasciata a Il Campano nei giorni scorsi, il dottor Antonio Marfella interviene nuovamente sul caso Bagnoli con un nuovo affondo che si concentra su un punto preciso: la verifica dei materiali dragati dai fondali.
Il tema si inserisce nel dibattito sulla bonifica e sulla trasformazione dell’area, ma sposta l’attenzione su un aspetto tecnico e allo stesso tempo decisivo: cosa si sta realmente muovendo sotto il mare e con quali controlli.
Il nodo del “presumibilmente contaminato”
Nel suo intervento, Marfella richiama una definizione che considera problematica: i materiali rimossi dai fondali vengono indicati come “presumibilmente contaminati”. Si tratta di residui accumulati in circa un secolo di attività industriale dell’Italsider.
Per il medico, il punto è proprio questo: la distanza tra una classificazione prudenziale e l’assenza di verifiche immediate. “Possibile che con 1,2 miliardi di euro a disposizione nessuno verifichi subito se questo ‘presumibilmente’ sia reale?”, si chiede.
La questione non riguarda quindi solo la presenza di sostanze potenzialmente tossiche, ma il processo attraverso cui queste vengono accertate e monitorate.

Il collegamento con l’intervista: lavori senza dati
Il nuovo intervento si inserisce in continuità con quanto emerso nell’intervista rilasciata a Il Campano. In quella occasione, Marfella aveva evidenziato due criticità: l’assenza di dati epidemiologici per distretto e la mancanza di monitoraggi adeguati mentre i lavori sono già in corso.
“Senza dati, da dove si parte per una bonifica?”, aveva osservato. Una domanda che oggi assume un peso ulteriore alla luce delle operazioni sui fondali e della natura dei materiali coinvolti.
Il problema, nella lettura del medico, non è soltanto l’intervento in sé, ma la sua gestione in assenza di una base conoscitiva completa.
ARPAC e il limite del dato sull’intorbidimento
Nel suo intervento, Marfella fa riferimento anche ai rilievi dell’ARPAC, che avrebbero segnalato una situazione positiva per quanto riguarda l’intorbidimento delle acque.
Secondo il medico, tuttavia, questo dato non è sufficiente a descrivere il quadro complessivo. La torbidità riguarda infatti la qualità visiva e fisica dell’acqua, ma non risponde alla domanda principale: quali sostanze sono contenute nei sedimenti smossi e in che misura possono incidere sull’ambiente.
È su questo punto che si concentra la richiesta di approfondimento, con particolare attenzione alla composizione chimica dei materiali dragati.
La questione ambientale e la catena alimentare
Il ragionamento si estende alle possibili conseguenze sull’ecosistema marino. I fondali di Bagnoli, interessati da decenni di attività industriale, possono contenere metalli pesanti, diossine e PCB.
La movimentazione di questi sedimenti, secondo Marfella, rende necessario un monitoraggio puntuale anche sulla fauna marina. Il riferimento è in particolare ai mitili, che rappresentano un elemento diretto della catena alimentare.
Il confronto richiamato è quello con il caso Taranto, dove negli anni sono stati introdotti controlli sistematici proprio su questi parametri.

La scadenza del 27 aprile e i dati per distretto
All’interno di questo quadro, resta centrale la questione dei dati epidemiologici. Marfella indica una scadenza precisa: il 27 aprile, data entro la quale dovrebbero essere resi disponibili i dati per distretto dell’Asl Napoli 1 Centro.
Si tratta di informazioni relative in particolare alle aree di Fuorigrotta, Bagnoli, Pianura e Soccavo, considerate fondamentali per comprendere l’incidenza e la mortalità delle patologie sul territorio.
La disponibilità di questi dati rappresenta, nella sua analisi, un passaggio indispensabile per valutare in modo oggettivo le scelte in corso.
America’s Cup e salute pubblica
Nel suo intervento, Marfella non contesta l’evento dell’America’s Cup, ma ne richiama la responsabilità rispetto al contesto in cui si inserisce. “Questa festa deve migliorare la situazione sanitaria e ambientale”, osserva.
Il punto, quindi, non è lo sviluppo in sé, ma la sua compatibilità con la tutela della salute pubblica. Un tema che si lega al quadro più ampio della città, indicata come particolarmente esposta agli effetti dell’inquinamento.
“Su Bagnoli come si sta intervenendo?”
Il nuovo intervento di Marfella rafforza una linea già emersa nei giorni scorsi: il nodo di Bagnoli non riguarda soltanto la necessità di intervenire, ma le modalità con cui si interviene.
Tra materiali definiti “presumibilmente contaminati”, verifiche richieste e dati ancora attesi, il tema dei controlli diventa centrale. La domanda che resta aperta è se sia possibile procedere senza una verifica piena e tempestiva dei rischi legati alle operazioni in corso.


