Dal caso Pascale al deserto dei pronto soccorso: il segretario della Fp Cgil Antimo Morlando rompe il silenzio sulla «fabbrica del precariato» che sta svuotando gli ospedali
C’è un timer che corre nei corridoi del Pascale, l’istituto oncologico che rappresenta la punta di diamante della sanità meridionale. Non segna i tempi di una sperimentazione clinica, ma il countdown verso il licenziamento di sessanta ricercatori. Professionisti che hanno passato gli ultimi anni a mappare tumori e studiare terapie, oggi finiti nel tritacarne di un sistema che Antimo Morlando, segretario regionale Sanità Pubblica della Fp Cgil, definisce senza mezzi termini come «un elemento di confusione e precarietà strutturale». Il caso dei ricercatori legati ai fondi Pnrr è solo l’ultimo atto di una farsa burocratica che dura da anni. “Con la scadenza dei progetti fissata per giugno, il rischio è che un patrimonio inestimabile di competenze prenda il volo per l’estero”, sottolinea.
Una fabbrica di precari nel deserto dei servizi
Il paradosso è tutto campano. La Regione ha finalmente celebrato l’uscita dal lungo commissariamento e dal Piano di rientro, ma le macerie lasciate sul campo sono ancora fumanti. Negli ultimi anni, mentre si rincorreva il pareggio di bilancio, la sanità pubblica perdeva pezzi: cinque pronto soccorso chiusi in quattro anni, trenta strutture territoriali sparite, un buco di 10.000 unità tra infermieri e tecnici e 3.000 medici in meno rispetto alla media nazionale. In questo scenario, il precariato non è stato un’eccezione, ma il lubrificante che ha tenuto in piedi la macchina. «L’utilizzo dei contratti a termine è stato frequentissimo perché le aziende erano sottoposte a vincoli finanziari che impedivano di assumere – sottolinea-. Ci siamo trovati davanti a una politica che, per rispettare i parametri, si inventava contratti precari o borse di studio». Il risultato? Un sistema che per ogni stabilizzato genera 3 o 4 nuovi precari, in un ciclo infinito di incertezza.
Il PNRR: l’occasione mancata della continuità
L’arrivo dei fondi europei sembrava la soluzione, ma si è rivelato un’arma a doppio taglio. Se da un lato hanno finanziato la ricerca, dall’altro hanno creato una nuova classe di “lavoratori a scadenza”. Morlando non usa giri di parole: «Non si può prorogare a vita un contratto che nasce con un inizio e una fine. Eppure, un ricercatore o chiunque lavori con una scadenza non opera con la serenità adatta». Il pericolo è lo spreco di denaro pubblico: formare una risorsa per due anni, trasmetterle nozioni fondamentali e poi vederla scappare via. «Tutto quel bagaglio di conoscenze va a farsi friggere. Questi professionisti vanno a fare i concorsi fuori dall’Italia. È la fuga dei cervelli alimentata dallo Stato», spiega il segretario della Cgil.
La desertificazione ospedaliera e i posti letto fantasma
Dietro i numeri dei ricercatori si nasconde una crisi di sistema che tocca i livelli minimi di assistenza. Morlando punta il dito contro lo squilibrio tra costi di bilancio e salute dei cittadini. La Campania non soffre solo di precariato, ma di un’atrofia strutturale. «Abbiamo avuto un pareggio di bilancio dal 2013 che ci ha permesso di uscire dal Piano di rientro ma la faccia della medaglia è stata la chiusura di strutture vitali – spiega il segretario -. Abbiamo due pronto soccorso a Napoli non funzionanti e siamo al di sotto della media nazionale per posti letto: ce ne mancano tra i 3.000 e i 3.500». Questa carenza si traduce in reparti d’emergenza allo stremo, dove il personale rimasto deve farsi carico di flussi insostenibili. «Le aziende, prima di questa notizia della fuoriuscita dal piano, hanno dovuto assumere meno del 1,4% rispetto al personale in servizio nel 2004. È un’evoluzione bloccata che ora deve ripartire con coraggio».

La sfida della “medicina di carta”
Il piano regionale ora punta tutto sulla medicina di prossimità: Case e Ospedali di Comunità. Ma con quali braccia? Il timore del sindacato è che, per far partire le nuove strutture Pnrr, si finisca per «spogliare gli ospedali» esistenti, già ridotti all’osso. «Uscire dal piano di rientro deve permettere di assumere davvero – insiste Morlando – Bisogna stabilizzare fino all’ultimo dei precari. Ho parlato con la Direzione Scientifica del Pascale, con Alfredo Budillon, che sta facendo di tutto per non disperdere queste eccellenze, ma il problema è politico e nazionale. Mi ha tranquillizzato sulla volontà di non disperdere queste professionalità, ma il problema scavalca i confini locali. È un’emergenza nazionale. Chiederemo al Governo, al Ministro della Salute e a quello della Ricerca, di trovare soluzioni normative immediate, come abbiamo fatto per i precari della giustizia. Non si può lasciare nessuno indietro».
La Cgil è pronta a portare la battaglia in piazza. L’obiettivo è ottenere dal Governo Meloni e dai ministri di Salute e Ricerca una “norma salvavita” simile a quella ottenuta per i precari della giustizia. “Se non arriverà una risposta entro giugno, la sanità campana non perderà solo dipendenti: perderà il suo futuro”, conclude.
L’appello: «Non spegnete le luci sul Pascale»
Il tempo stringe. Per Morlando, la battaglia per il Pascale è la linea del Piave per l’intera sanità campana. «Metteremo in campo ogni iniziativa, nelle istituzioni e in piazza, per tenere i riflettori accesi. La politica regionale e nazionale deve capire che un investimento sulla formazione non può essere smarrito. Se non si interviene subito, la Campania non perderà solo dei lavoratori, ma la possibilità stessa di curare i propri cittadini ai massimi livelli».


