L’uomo, tra i latitanti più ricercati, si nascondeva in un resort da mille euro a notte, in Costiera Amalfitana
Roberto Mazzarella, 48 anni, capo dell’omonimo clan camorristico attivo a Napoli e provincia, è stato arrestato dai carabinieri nella notte tra il 3 e il 4 aprile. Dopo oltre un anno di latitanza, l’uomo, inserito nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità, è stato rintracciato mentre soggiornava in un lussuoso resort a Vietri sul Mare, in provincia di Salerno. Qui si era rifugiato con la moglie e i due figli. È stato un colpo decisivo per la lotta alla camorra. Infatti, questo arresto segna la fine di un lungo inseguimento.
Il nascondiglio da 1000 euro a notte
Mazzarella era latitante dal gennaio 2025, dopo che il Tribunale di Napoli aveva emesso un’ordinanza di custodia cautelare nei suoi confronti. Il suo rifugio, a pochi passi dal mare, era una villa privata all’interno di un resort da mille euro a notte. Questa scelta non ha impedito ai carabinieri di individuarlo. Infatti, sono riusciti nell’impresa grazie ad un anno di indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia (DDA). Durante l’irruzione, le forze dell’ordine hanno trovato in suo possesso orologi di lusso, circa 20.000 euro in contante, cellulari e documenti falsi. Sono tutti segnali di un sofisticato sistema di evasione fiscale e truffa.
Le accuse: vendetta e faida di camorra
Mazzarella è accusato di essere il mandante dell’omicidio di Antonio Maione, avvenuto a San Giovanni a Teduccio il 15 dicembre 2000. L’omicidio sarebbe stato un atto di vendetta nei confronti del clan Rinaldi, con cui la famiglia Mazzarella era coinvolta in una faida sanguinosa. Antonio Maione, sebbene estraneo agli ambienti camorristici, fu scelto come obiettivo per rispondere a un precedente agguato mortale. L’indagine della DDA ha portato a Mazzarella e al suo presunto alleato, Clemente Amodio, entrambi accusati di aver orchestrato il delitto.
La fine della latitanza
Fuggito per oltre un anno, Mazzarella non ha opposto resistenza al momento dell’arresto. I carabinieri, coadiuvati dallo Squadrone “Cacciatori di Calabria” e da altri reparti specializzati, hanno eseguito l’operazione con precisione. La sua cattura è stata facilitata grazie anche alla cooperazione con la Capitaneria di Porto di Salerno. Infatti, questa ha monitorato le acque circostanti, evitando qualsiasi tentativo di fuga via mare. Il boss non è stato trovato da solo, ma accompagnato dalla sua famiglia. Questo conferma la sua volontà di vivere nel lusso nonostante la sua posizione da latitante.

Il ruolo dei pentiti
Gli sviluppi dell’indagine sono stati fortemente influenzati dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, tra cui Umberto D’Amico, noto come “o’ lione“, ex reggente della cosca del Rione Villa e alleato storico dei Mazzarella. Secondo le testimonianze, Roberto Mazzarella e Clemente Amodio sono responsabili di numerosi crimini, tra cui l’omicidio di Maione. Tuttavia, come prevede la legge, entrambi devono essere considerati innocenti fino a eventuale condanna definitiva.
La cattura di Mazzarella è un colpo durissimo per il clan, ma anche un importante successo per le forze dell’ordine impegnate nella lotta alla camorra. La DDA di Napoli, attraverso il coordinamento con le varie forze investigative, continua a perseguire la criminalità organizzata, senza tregua.


