L’inchiesta ha svelato un complesso sistema di riciclaggio e frode fiscale che ha coinvolto anche transazioni internazionali
Le forze dell’ordine di Solofra, in provincia di Avellino, hanno eseguito 13 misure cautelari nei confronti di altrettanti soggetti accusati di aver frodato lo Stato con i fondi Covid destinati alle imprese. Le indagini hanno messo in luce un giro illecito che ha coinvolto principalmente il distretto conciario di Solofra, in Campania, noto per la sua produzione di pelle e cuoio. Gli arresti sono stati disposti dal giudice per le indagini preliminari (GIP) del Tribunale di Avellino su richiesta della Procura. Inoltre, la Procura ha coordinato l’inchiesta.
L’indagine e la frode fiscale
Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, sono partite da un monitoraggio delle attività economiche locali. Questo ha portato alla scoperta di una vasta rete di imprese che emettevano fatture per operazioni inesistenti. In questo modo, le imprese potevano ottenere contributi statali illegittimi durante la pandemia. Si tratta di una frode complessa, che ha visto il riciclaggio di fondi non solo sul territorio nazionale. Tuttavia, i fondi illeciti sono stati riciclati anche all’estero, con destinazioni come la Cina e la Turchia.
Il meccanismo fraudolento era ben strutturato: attraverso le “cartiere”, aziende fittizie create per eludere i controlli, venivano emesse fatture false per ingenti somme. Successivamente queste somme venivano trasferite a prestanome e movimentate attraverso una serie di conti bancari. Nel giro di pochi mesi, sono stati effettuati spostamenti di capitali per circa 500 milioni di euro. Di questi, oltre 35 milioni sono finiti in paesi esteri.
Il modus operandi della rete criminale
Gli inquirenti hanno ricostruito il “modus operandi” dell’associazione a delinquere, svelando l’esistenza di una vera e propria “stamperia” di fatture per operazioni inesistenti. Le indagini hanno confermato che le somme illecitamente guadagnate venivano poi reinvestite in operazioni di riciclaggio. I guadagni venivano redistribuiti tra i membri del sodalizio. In questo contesto, sono emerse anche irregolarità legate al reddito di cittadinanza. Alcuni dei coinvolti, pur essendo beneficiari del sussidio, conducevano uno stile di vita lussuoso. Queste persone possedevano auto e imbarcazioni di alta gamma. I fondi derivanti dalla frode venivano gestiti da soggetti con elevate capacità economiche, ma formalmente invisibili, in quanto utilizzavano prestanome per gestire le aziende. Queste ultime venivano poi portate al fallimento o trasferite in altre aree per evitare il monitoraggio delle autorità fiscali.

Sequestri e misure cautelari
Nel corso delle operazioni, la Guardia di Finanza ha sequestrato somme in contante o depositate su conti bancari per oltre 1 milione di euro. Sono stati presi provvedimenti cautelari nei confronti di 13 persone, tra cui 8 arresti domiciliari, 3 obblighi di dimora e il divieto temporaneo di esercitare la professione per altri 2 indagati. Inoltre, sono stati effettuati sequestri di beni, tra cui proprietà e autoveicoli di lusso, appartenenti a membri dell’associazione.
L’operazione ha evidenziato il pericolo di infiltrazioni di criminalità economica in un settore produttivo come quello conciario, che da sempre costituisce una delle principali realtà economiche della zona. La frode, se non intercettata, avrebbe potuto danneggiare ulteriormente il sistema economico. Questo sistema era già provato dagli effetti della pandemia.
Le indagini
Le autorità locali e le forze dell’ordine hanno sottolineato l’importanza di indagini mirate come quella di Solofra, che hanno permesso di smantellare un sistema di frode che avrebbe potuto compromettere la stabilità economica della zona. L’operazione, che si inserisce in un più ampio quadro di controlli sulle imprese che hanno beneficiato dei contributi legati al Covid, ha dimostrato l’efficacia delle collaborazioni tra le forze dell’ordine e la magistratura nella lotta contro i crimini finanziari.
L’inchiesta ha avuto anche un forte impatto sulla comunità locale, che vede nel distretto conciario una risorsa fondamentale per l’occupazione e l’economia. Tuttavia, l’operazione ha dimostrato come sia necessario un controllo rigoroso per evitare che attività illecite possano compromettere il benessere dell’intera area.


