Nicola Gratteri
Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica di Napoli

1 Aprile 2026

Cristina Siciliano

Gratteri minacciato da un boss in carcere: “Ti sparo in faccia”. Trasferito al 41-bis

Il capo clan di Fuorigrotta intercettato mentre osservava il procuratore su schermo

Il boss della camorra Vitale Troncone, ritenuto capo del clan di Fuorigrotta, ha minacciato di morte il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri con un “ti sparo in faccia” durante una conversazione intercettata in carcere. L’incidente, risalente a maggio 2025, ha provocato l’immediato trasferimento del detenuto in un istituto di massima sicurezza, dove è stato applicato il regime del 41-bis.

Il contesto della minaccia

Vitale Troncone, 58 anni, è una figura di spicco nella criminalità napoletana. Il suo clan, quello di Fuorigrotta, è noto per il coinvolgimento in traffici illeciti e racket, ma il suo nome è diventato noto anche per una vicenda più personale. Solo quattro anni fa, infatti, Troncone era rimasto vittima di un agguato, da cui scampò miracolosamente, guadagnandosi tra i suoi sostenitori il soprannome di “immortale”.

Questa minaccia, registrata in carcere, arriva come una nuova provocazione verso le istituzioni e in particolare nei confronti della magistratura. Troncone, osservando una notizia sul procuratore Gratteri, ha esplicitamente minacciato la sua vita, pronunciando la frase “ti sparo in faccia“. L’episodio ha avuto un immediato risvolto: le autorità hanno deciso di applicare nei suoi confronti il regime di isolamento, con il trasferimento in un carcere di massima sicurezza e l’applicazione delle misure di detenzione del 41-bis, una delle più severe in Italia.

Le parole di Gratteri

Il procuratore Gratteri non è nuovo alle minacce e agli attacchi. Da anni vive sotto scorta, sia per le sue inchieste contro la ‘ndrangheta che per il suo impegno contro la criminalità organizzata in Campania. Recentemente, in un’intervista rilasciata a Locri, Gratteri ha parlato del prezzo che paga per la sua lotta alla criminalità, evidenziando le rinunce personali a causa del suo ruolo. “Ho rinunciato alla libertà fisica, ad andare al mare, fare una passeggiata, fare una vita normale“, aveva dichiarato, riflettendo sui pericoli che lui e la sua famiglia affrontano quotidianamente.

Le minacce non arrivano solo dalla camorra, ma anche dal contesto politico e sociale in cui si inseriscono. Gratteri è stato anche oggetto di una forte campagna di denigrazione sui social media, a causa delle sue posizioni politiche riguardo ai referendum. Nonostante ciò, il procuratore continua a esercitare la sua funzione con impegno e determinazione, consapevole delle difficoltà e dei rischi che ciò comporta.

La reazione delle istituzioni

Le minacce nei confronti di Gratteri hanno suscitato una ferma reazione da parte delle istituzioni politiche e della magistratura. Il vicepremier e segretario di Forza Italia, Antonio Tajani, ha espresso piena solidarietà al procuratore, sottolineando che minacciare un magistrato significa colpire l’intero sistema giuridico. “Difendere una giustizia giusta significa anche proteggere e garantire la sacralità della toga nell’interesse dei cittadini“, ha dichiarato Tajani su X.

Anche dal mondo politico locale è arrivata una solida condanna. Gianpiero Zinzi, membro della Commissione parlamentare antimafia e coordinatore della Lega in Campania, ha affermato che le parole di Troncone sono un’intimidazione inaccettabile contro lo Stato, ma ha ribadito la fiducia nell’operato di Gratteri, che continuerà a lottare contro la violenza della criminalità organizzata.

Francesco Emilio Borrelli, deputato di Avs, ha inoltre ricordato come le minacce mafiose siano solo un aspetto di una più ampia campagna di aggressione nei confronti del procuratore, che è anche oggetto di insulti sui social per la sua posizione sui referendum. Nonostante ciò, Gratteri rimane un simbolo di integrità e di lotta alla criminalità per tutti coloro che credono nella giustizia.

La continuità della lotta alla criminalità

L’incidente con Troncone è solo l’ultimo atto di una lunga e dolorosa guerra tra la magistratura e la criminalità organizzata. La camorra, che da sempre ha dominato ampie porzioni del territorio napoletano, non ha alcuna intenzione di arrendersi. Le minacce contro Gratteri dimostrano la loro frustrazione di fronte alla crescente azione della giustizia, ma al contempo evidenziano anche la determinazione della magistratura a non fermarsi davanti a nulla.

Il regime del 41-bis, seppur severo, non basta a fermare l’attività dei clan, ma rappresenta un segno della volontà dello Stato di garantire la sicurezza e l’ordine pubblico. Le minacce contro figure come Gratteri non sono solo un attacco a una singola persona, ma un attacco al cuore stesso dello Stato di diritto. La reazione dell’opinione pubblica e delle istituzioni, però, dimostra che lo Stato non cede alla violenza e non lascia che i criminali prevalgano.

In questo contesto, la figura di Gratteri continua a rappresentare un baluardo di giustizia, simbolo di quella lotta senza tregua che ogni giorno viene portata avanti, anche a costo della propria sicurezza. La sua dedizione è un esempio di coraggio per chi combatte al fianco delle istituzioni contro una criminalità che non conosce confini.

Lascia un commento