Pineta Grande Hospital Foto: sito
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31 Marzo 2026

Cristina Siciliano

Castel Volturno, morte sospetta al Pineta Grande: il titolare condannato per falsificazione della cartella clinica

L’imprenditore Vincenzo Schiavone condannato a 4 anni e mezzo per falsificazione del documento sanitario legato alla morte di Francesca Oliva

Il titolare della clinica Pineta Grande di Castel Volturno, Vincenzo Schiavone, è stato condannato a 4 anni e mezzo di carcere per il reato di falso in atto pubblico. La sentenza è arrivata a conclusione di un processo che ha visto coinvolti anche due medici della struttura. Essi sono stati anch’essi condannati a 3 anni e 4 mesi per la stessa accusa. La vicenda ruota attorno alla morte di Francesca Oliva, una giovane di 29 anni, deceduta nel 2014 a causa di una setticemia. Quest’ultima si sviluppò dopo il parto di tre gemelli, due dei quali non sopravvissero.

La vicenda di Francesca Oliva e la falsificazione della cartella clinica

Nel 2014, Francesca Oliva arrivò alla clinica Pineta Grande di Castel Volturno, proveniente dall’ospedale San Giuliano di Giugliano, per il parto. Dopo la nascita dei tre gemelli, una delle quali sopravvisse, la giovane madre sviluppò una grave infezione che portò al decesso. Inizialmente, la morte della donna era stata trattata come una tragedia legata a complicazioni post-partum. Tuttavia, il caso si è complicato quando è emerso che nella cartella clinica di Francesca Oliva erano stati falsificati alcuni dati fondamentali.

Secondo l’accusa, Vincenzo Schiavone avrebbe alterato la documentazione sanitaria aggiungendo la somministrazione di un antibiotico che in realtà non era stato mai somministrato. Inoltre avrebbe rimosso alcuni riferimenti cruciali sulla condizione di malessere della paziente. Tali modifiche, come sostenuto dalla procura, sarebbero state fatte per giustificare la gestione sanitaria. Avrebbero anche nascosto eventuali errori medici o ritardi nel trattamento. La falsificazione è stata scoperta durante l’inchiesta. Di conseguenza è stato scatenato un nuovo filone di indagine.

Le reazioni degli imputati e delle parti coinvolte

Secondo quanto riporta Fanpage, Vincenzo Schiavone ha commentato la sentenza in una nota ufficiale, esprimendo il proprio disappunto per la condanna e dichiarando la propria innocenza. Secondo l’imprenditore, la falsificazione contestata non avrebbe avuto alcun senso. Questo vale considerando che la clinica era già coperta da un’importante polizza assicurativa. Tale polizza garantiva risarcimenti per i danni derivanti da errori medici. Schiavone ha anche sottolineato che la sua struttura è sempre stata impegnata a salvare vite e ad assistere i pazienti. Lo conferma la sua lunga attività sanitaria. “Non avrei mai avuto motivo di alterare un documento“, ha affermato, dichiarando di essere vittima di un errore giudiziario.

D’altra parte, i medici coinvolti nel caso hanno ricevuto condanne a 3 anni e 4 mesi di reclusione. Sono accusati di essere complici nella falsificazione delle cartelle cliniche. La loro condanna riflette un’accusa di negligenza. Indica anche un comportamento scorretto nel gestire la documentazione legata alla morte della paziente.

Mani che consultano documenti sanitari durante la gestione delle prenotazioni e delle liste d’attesa.
Gestione delle prestazioni sanitarie e delle prenotazioni

La posizione della giustizia

La sentenza di condanna di Schiavone e dei due medici è stata accolta con soddisfazione dalle autorità giudiziarie. Esse hanno ribadito l’importanza di garantire la verità e la trasparenza nei casi legati a malasanità. Il giudice monocratico del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha sottolineato che la falsificazione dei documenti sanitari ha avuto conseguenze gravi non solo per il caso in sé. Queste ha anche inciso sulla credibilità del sistema sanitario e sulla tutela dei diritti dei pazienti.

Nonostante la condanna, resta la sensazione che il caso di Francesca Oliva sia solo uno degli ultimi episodi che mette in luce la necessità di monitorare e garantire una gestione corretta delle strutture sanitarie. Questo soprattutto in contesti delicati come quello del parto e del post-partum.

La condanna di Vincenzo Schiavone e dei due medici della clinica Pineta Grande segna un momento importante nella lotta contro la malasanità e la falsificazione dei documenti sanitari. La vicenda, che ha coinvolto la tragica morte di una giovane madre e il tentativo di occultamento delle responsabilità, ribadisce la necessità di mantenere alti gli standard di trasparenza e affidabilità nelle strutture sanitarie. Per le famiglie delle vittime, queste sentenze rappresentano un piccolo passo verso la giustizia. Tuttavia, la strada per una riforma profonda del sistema sanitario appare ancora lunga.

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