Massimo Giletti svela nuovi dettagli sull’attentato a Ranucci, collegando l’episodio alla criminalità organizzata campana
Massimo Giletti, conduttore di Lo Stato delle Cose su Rai3, ha lanciato pesanti rivelazioni riguardo l’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci, avvenuto il 16 ottobre scorso. Il giornalista ha escluso l’ipotesi di un mandante politico. Ha invece sottolineato il coinvolgimento della camorra. Un’analisi che, alla luce delle indagini in corso, sta aggiungendo nuovi elementi sulla matrice criminale dell’attacco.
Le parole di Giletti e le nuove scoperte
Nel corso della puntata di Lo Stato delle Cose, Giletti ha rivelato che l’attentato a Sigfrido Ranucci, conduttore di Report, non è stato un episodio isolato. Sarebbe legato a dinamiche ben più ampie, che coinvolgono la camorra. Secondo Giletti, l’esplosivo utilizzato nell’attacco non era plastico, come inizialmente si pensava, ma una gelatina. Si tratta di un materiale molto più potente e di solito reperibile in cave. Inoltre, l’auto utilizzata per l’attacco non sarebbe stata una Panda nera, come si era ipotizzato. Bensì, sarebbe stato un altro veicolo che potrebbe aver avuto il ruolo di depistare le indagini.
Giletti ha confermato che le persone coinvolte nell’attentato erano più di una, e che venivano dalla Campania. Il conduttore ha spiegato che queste persone arrivarono nella zona di Pomezia la stessa sera dell’attacco. Poi se ne andarono subito dopo. Un particolare che, secondo gli investigatori, rafforza l’ipotesi che l’attentato abbia radici nella criminalità organizzata.
Le indagini e la pista della camorra
Le rivelazioni di Giletti sono arrivate mentre le indagini sul caso proseguono. Secondo quanto riportato da Repubblica, i carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci stanno esaminando i filmati delle telecamere di sorveglianza. Lo fanno per ricostruire il percorso dell’auto utilizzata dagli attentatori. Le indagini, coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia, si concentrano sull’analisi di questi spostamenti e sulla possibile connessione con i clan camorristici campani.
Le prime analisi sembrano confermare che il veicolo è arrivato e ripartito dalla stessa zona, un dettaglio che alimenta l’ipotesi che la camorra sia coinvolta nell’attentato. In particolare, si ritiene che l’episodio possa essere legato alle inchieste giornalistiche di Ranucci. Negli ultimi anni egli ha trattato temi scottanti come la mafia, l’infiltrazione dei clan negli appalti e la criminalità organizzata. La portata della sua inchiesta è stata ampiamente riconosciuta come un possibile movente per un attacco così violento.

La reazione di Sigfrido Ranucci
Ranucci stesso ha sempre escluso una matrice politica dietro l’attentato. Durante un’audizione in Commissione parlamentare Antimafia, il giornalista ha raccontato come, sin dal 2010, sia stato oggetto di minacce da parte di persone legate alla criminalità organizzata. In quell’occasione, il conduttore di Report ha fatto riferimento ad alcune delle sue inchieste più controverse. Queste hanno trattato tematiche delicate come le stragi, le infiltrazioni mafiose negli appalti pubblici e i collegamenti tra la mafia e le istituzioni.
Nonostante le indagini continuino, Ranucci ha ribadito di non credere nella pista politica, ritenendo più probabile che l’attentato sia legato a questioni di criminalità. La sua posizione sembra essere oggi confermata dai nuovi sviluppi, che suggeriscono una connessione diretta con la camorra.
Non è la prima volta che un’inchiesta giornalistica porta a violenze nei confronti di chi la conduce. Ma l’attacco a Ranucci, che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi, sembra segnare un punto di rottura. Le indagini in corso saranno decisive per chiarire l’esatta matrice dell’attacco e, soprattutto, per dare una risposta a chi ha voluto colpire uno dei volti più noti del giornalismo investigativo italiano.


