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Salvini risponde ai cori “Vesuvio erutta, Napoli distrutta” intonati a Pontida.
📍 Napoli

23 Settembre 2025

pietro.cassio

Cori “Vesuvio erutta, Napoli distrutta” a Pontida, Salvini: “Sciocchi, volgari e stupidi, ma erano in 20 o 30”

La polemica sui cori intonati durante il raduno della Lega a Pontida non si ferma. Le frasi “Vesuvio erutta, Napoli distrutta”, risuonate nel cuore della tradizionale adunata del Carroccio, hanno scatenato reazioni politiche e istituzionali in tutta Italia. Matteo Salvini, leader della Lega e vicepremier, ha provato a minimizzare la vicenda, definendo gli autori di quei cori «sciocchi, volgari e stupidi», ma ricordando che «su 30mila persone presenti erano in 20 o 30».

Salvini prende le distanze

Intervenendo ai microfoni di Rtl 102.5, Salvini ha voluto riportare la discussione sui contenuti del raduno, più che sugli eccessi di una minoranza:

«Se su 30mila persone ci sono 30 che dicono qualcosa di stupido, gli altri 29.970 hanno il diritto e il dovere di condannarli», ha spiegato. Poi ha aggiunto: «A Pontida si è parlato di diritto alla casa per i giovani, magari con i soldi delle banche che l’anno scorso hanno guadagnato 46,5 miliardi. Proposte assolutamente costruttive, che non possono essere offuscate da 20 o 30 sciocchi».

Il vicepremier ha così cercato di separare la linea ufficiale della Lega da episodi che rischiano di minarne l’immagine a livello nazionale, soprattutto in una fase in cui il partito lavora a rafforzare i consensi al Sud.

La dura condanna del Partito Democratico

A denunciare pubblicamente l’accaduto è stato Piero De Luca, deputato e segretario in pectore del Partito Democratico in Campania. Le sue parole non hanno lasciato spazio a interpretazioni:

«Si è assistito a un’indecente parata di ignoranza e intolleranza – ha dichiarato – con cori come “Napoli distrutta, Vesuvio erutta” che non sono semplici provocazioni, ma veri e propri inni all’odio e all’intolleranza, al razzismo culturale e territoriale».

De Luca ha sottolineato il pericolo di un doppio standard: «Mentre da una parte la destra accusa in modo strumentale il mondo progressista di alimentare tensioni, dall’altra tace o applaude quando a fomentare l’odio sono i propri militanti. È un atteggiamento ipocrita e pericoloso».

Secondo il deputato dem, la politica dovrebbe «abbassare i toni e ritrovare la responsabilità», evitando derive che possano acuire la frattura Nord-Sud.

Roberto Fico e Piero De Luca

La replica di Gianpiero Zinzi

Immediata la risposta di Gianpiero Zinzi, deputato e coordinatore regionale della Lega in Campania. Zinzi ha difeso il raduno e ha respinto le accuse:

«Il prossimo anno inviteremo l’intera famiglia De Luca a Pontida, così Piero potrà rendersi conto che la nostra è una festa bellissima», ha dichiarato.

Secondo il parlamentare leghista, i cori non erano un insulto ma «intonati dai nostri ragazzi tifosi del Napoli e della Campania, per Napoli e per la Campania». Un’interpretazione che non ha placato le polemiche, ma che ha cercato di spostare il discorso sul clima di entusiasmo e partecipazione che ogni anno caratterizza Pontida.

Giampiero Zinzi deputato e coordinatore della Lega in Campania

Pontida, il significato simbolico di un raduno

Per comprendere la portata della vicenda, occorre ricordare cos’è Pontida per la Lega. Il raduno si svolge nell’omonimo comune della provincia di Bergamo, luogo carico di significato storico.

Pontida richiama infatti il famoso giuramento del 1167, quando le città lombarde si unirono nella Lega Lombarda contro l’imperatore Federico Barbarossa. Fin dalla sua nascita, la Lega Nord di Umberto Bossi ha scelto Pontida come luogo simbolico per affermare l’unità del Nord e, col tempo, l’appuntamento è diventato una vera e propria festa politica nazionale.

Oggi, con la trasformazione del partito in Lega nazionale guidata da Salvini, Pontida è diventata la vetrina delle battaglie identitarie, sociali ed economiche del Carroccio. Qui si celebrano le radici ma si guarda anche al futuro, con proposte che spaziano dalla casa al lavoro, dalla sicurezza alle politiche energetiche.

I temi al centro dell’edizione 2025

L’edizione di quest’anno non è stata solo teatro di cori controversi. Sul palco, i dirigenti della Lega hanno lanciato proposte concrete, soprattutto a sostegno dei giovani. Tra i temi più discussi:

  • Diritto alla casa: Salvini ha rilanciato l’idea di utilizzare i profitti straordinari delle banche, pari a 46,5 miliardi nell’ultimo anno, per finanziare mutui agevolati ai giovani.
  • Lavoro e impresa: si è parlato di sgravi fiscali per le aziende che investono nel Sud e di sostegni all’imprenditoria giovanile.
  • Infrastrutture: attenzione ai collegamenti ferroviari e stradali tra Nord e Sud, con riferimento anche all’alta velocità e al ponte sullo Stretto di Messina.

Proposte che, secondo la dirigenza del partito, rischiano di essere oscurate mediaticamente da poche frasi offensive.

Cori da stadio o discriminazione?

L’episodio di Pontida apre anche una riflessione più ampia: dove finisce il folklore da stadio e dove inizia la discriminazione?

Molti cori contro Napoli e i napoletani, spesso sentiti negli stadi di calcio, vengono derubricati a “sfottò”. Tuttavia, quando diventano parte di un evento politico nazionale, il confine si fa più sottile.

Le parole «Vesuvio erutta, Napoli distrutta» non evocano soltanto una rivalità sportiva, ma rischiano di alimentare pregiudizi radicati contro il Sud, in un momento storico in cui la politica dovrebbe invece promuovere coesione.

Il rapporto tra Lega e Mezzogiorno

Negli ultimi anni la Lega ha lavorato molto per crescere al Sud, in particolare in Campania. Salvini ha cercato di allontanare l’immagine di partito “anti-meridionale” ereditata dagli anni ’90 e di trasformare la Lega in forza nazionale.

Episodi come quello di Pontida, seppur limitati, rischiano di compromettere questo percorso. Non a caso Salvini ha preso immediatamente le distanze, consapevole dell’importanza strategica dei consensi campani e meridionali per il futuro del partito.

La memoria di altri episodi

Non è la prima volta che cori o frasi offensive generano polemiche. Negli stadi italiani sono frequenti gli episodi di razzismo territoriale, sanzionati anche dalla giustizia sportiva.

In politica, invece, casi simili riaccendono subito vecchie tensioni. I richiami al Vesuvio, simbolo di Napoli, hanno una lunga storia di utilizzo in chiave offensiva, e per questo le parole pronunciate a Pontida hanno avuto un’eco immediata e forte.

La necessità di abbassare i toni

Al di là delle contrapposizioni politiche, resta l’esigenza di riportare il dibattito a un livello più civile. Lo stesso Salvini, pur minimizzando, ha invitato a condannare i cori.

La politica italiana, divisa e spesso radicalizzata, dovrebbe cogliere l’occasione per riflettere sul linguaggio utilizzato nelle piazze e nei comizi. Un linguaggio che, se scivola nell’odio o nel disprezzo, rischia di generare fratture profonde tra territori e comunità.

Pontida tra radici e futuro

Nonostante la polemica, il raduno di Pontida resta un appuntamento centrale per la Lega. Ogni anno migliaia di militanti e simpatizzanti da tutta Italia si ritrovano per ascoltare i leader, rafforzare l’identità del partito e lanciare messaggi politici.

La sfida per Salvini sarà ora quella di trasformare l’episodio dei cori in un’occasione per rilanciare i temi concreti affrontati sul palco, senza lasciare che poche frasi offensive offuschino il senso di una manifestazione pensata per parlare di casa, lavoro e futuro.

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