I chirurghi, dipendenti di ospedali pubblici, effettuavano interventi in strutture private mentre percepivano indennità non dovute. Falsificate anche cartelle cliniche.
La Guardia di Finanza di Vallo della Lucania ha notificato un’ordinanza cautelare a due medici, accusati di truffa e aver prodotto cartelle cliniche false.Il GIP ha imposto il divieto assoluto di esercitare la professione sanitaria per un anno. Il provvedimento colpisce ogni attività in strutture pubbliche e private, estromettendo i sanitari dal lavoro a seguito delle indagini condotte dalle fiamme gialle. Riemerge il nodo dell’eticità professionale di medici che operavano sia nel settore pubblico che in quello privato.
Attività chirurgiche sospette
Questa mattina, i finanzieri della Compagnia di Vallo della Lucania hanno eseguito un’importante misura cautelare interdittiva. L’ordinanza, emessa dal GIP su richiesta della Procura vallese, colpisce duramente due medici coinvolti in una complessa indagine giudiziaria. Il provvedimento impone il divieto assoluto di svolgere attività sanitaria o parasanitaria per la durata di un anno intero.
I due professionisti non potranno operare né in proprio, né presso strutture pubbliche o private convenzionate. Gli investigatori hanno ricostruito minuziosamente una vicenda che ruota attorno ad alcune attività chirurgiche sospette. Tali interventi hanno avuto luogo in una nota clinica privata che intrattiene rapporti convenzionali con il Sistema Sanitario Nazionale.
L’azione della Guardia di Finanza mira a tutelare la correttezza delle prestazioni mediche e la gestione delle risorse pubbliche. La Procura contesta ai sanitari condotte irregolari che hanno reso necessario l’allontanamento immediato dei soggetti dai propri reparti per evitare la reiterazione dei comportamenti contestati.
Il chirurgo operava anche in una clinica privata
Il primo filone investigativo inchioda uno dei due medici colpiti dalla misura interdittiva a pesanti responsabilità contrattuali e penali. Gli accertamenti della Guardia di Finanza rivelano una condotta illecita sistematica: il sanitario ha eseguito numerosi interventi chirurgici presso una clinica privata convenzionata, violando apertamente il rapporto di esclusività che lo legava a un’azienda ospedaliera pubblica.
Nonostante tale vincolo formale, il medico ha percepito regolarmente un’indennità mensile aggiuntiva non dovuta, gonfiando illegalmente il proprio stipendio pubblico. Per contrastare questa indebita percezione di denaro, l’autorità giudiziaria ha disposto il sequestro preventivo di circa 36.500 euro. Secondo la tesi dell’accusa, il professionista ha incassato illecitamente questa somma tra gennaio 2023 e marzo 2025. L’intervento delle fiamme gialle interrompe così un meccanismo che sottraeva risorse preziose alla sanità pubblica, ripristinando la legalità amministrativa all’interno delle strutture coinvolte e garantendo trasparenza nell’erogazione delle prestazioni chirurgiche sul territorio cilentano.

Registrato un intervento chirurgico mai eseguito
L’inchiesta aggrava la posizione del medico contestando un inquietante episodio di manipolazione documentale. Secondo la Procura, il sanitario ha falsificato la scheda di dimissione di un paziente, aggiungendo a mano un intervento chirurgico mai eseguito nella realtà. Tale condotta integra il reato di falsità in atti pubblici, poiché il professionista ha attestato fatti non veritieri nella propria veste di pubblico ufficiale.
L’azione investigativa svela un sistema di inganno volto a alterare la storia clinica degli assistiti. Gli inquirenti collocano questa contestazione in un quadro più ampio di illeciti amministrativi e penali, evidenziando la gravità delle manipolazioni effettuate sulla documentazione sanitaria ufficiale.
Gli illeciti partiti nel 2023
Il secondo medico ha agito in pieno concorso con il collega, secondo l’ipotesi formulata dalla Procura. Nella sua veste di primo operatore presso la clinica privata, il professionista ha redatto numerose cartelle cliniche false, nascondendo sistematicamente la verità. Egli ha omesso di indicare la presenza e l’effettiva attività chirurgica svolta dal collega vincolato all’esclusività pubblica.
Tali omissioni dolose coprono un arco temporale che va da gennaio 2023 a marzo 2025. Gli inquirenti contestano la falsificazione della documentazione sanitaria, evidenziando come la condotta del sanitario abbia favorito l’aggiramento dei divieti contrattuali e amministrativi.
Irregolarita anche per un terzo medico
L’inchiesta della Procura di Vallo della Lucania coinvolge un terzo medico, portando alla luce ulteriori irregolarità nel settore sanitario. Sebbene il GIP non abbia applicato misure interdittive nei suoi confronti, i finanzieri hanno eseguito un sequestro preventivo di circa 16.000 euro per l’ipotesi di truffa aggravata. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il professionista ha violato il rapporto di esclusività che lo legava a una struttura pubblica fuori regione.
Il sanitario ha partecipato attivamente a diversi interventi chirurgici presso la clinica privata cilentana tra gennaio 2024 e marzo 2025, ignorando i vincoli contrattuali previsti. L’intera operazione della Guardia di Finanza mira a scardinare un sistema di collaborazioni illecite tra pubblico e privato convenzionato.
Attraverso indagini meticolose, le fiamme gialle fanno piena luce sui conflitti di interesse e sulla gestione irregolare degli incarichi medici, tutelando l’integrità del Servizio Sanitario Nazionale e la correttezza delle prestazioni erogate ai cittadini.


