L’epatite A torna a circolare in Campania e questa volta non passa inosservata. I numeri crescono, i contagi si concentrano soprattutto nell’area napoletana e, giorno dopo giorno, prende consistenza l’ipotesi di un “focolaio alimentare”. Al centro, ancora una volta, i frutti di mare: possibile origine di una catena di trasmissione che riapre il tema dei controlli e della prevenzione. A delineare il quadro è l’infettivologo e ricercatore Biagio Pinchera, che parla apertamente di un “outbreak” e richiama l’urgenza di intervenire su prevenzione e vaccinazione, soprattutto per le categorie più vulnerabili.
“Un vero e proprio outbreak con un incremento dei casi”
Il ricercatore della Federico II di Napoli, descrive l’andamento dei contagi come un fenomeno già osservato in precedenti episodi di contaminazione alimentare. “Si può parlare di un vero e proprio outbreak con un focolaio caratterizzato da un incremento dei numeri dei casi di epatite A, dovuti sostanzialmente a delle partite di frutti di mare che sono risultate contaminate”. Secondo lo specialista, il legame con gli alimenti non è casuale, ma coerente con la modalità di trasmissione del virus. “Questa tipologia di alimenti già è nota per essere un potenziale veicolo di trasmissione del virus dell’epatite A. Probabilmente si tratta di particolari alimenti che purtroppo non sono stati controllati in modo idoneo ed adeguato e costituiscono una fonte di possibile infezione attiva”.
Come si trasmette il virus e perché il rischio riguarda la tavola
L’epatite A si trasmette per via oro-fecale, cioè attraverso l’ingestione di alimenti o acqua contaminati. Il consumo di frutti di mare crudi o poco cotti rappresenta uno dei principali fattori di rischio, insieme a verdure non lavate e frutta non trattata. L’esperto richiama anche un punto centrale spesso sottovalutato: l’igiene quotidiana. “È fondamentale appunto rispettare sempre le norme igieniche come lavarsi le mani perché di base la trasmissione del virus dell’epatite A è una trasmissione di tipo orofecale”. E ancora, sulle modalità di contagio: “Il contagio avviene principalmente attraverso l’ingestione di alimenti quali frutti di mare crudi o poco cotti o verdure non lavate accuratamente o anche frutti come i frutti di bosco non trattati e lavati correttamente”.
Controlli più rigidi sulla filiera alimentare
Il sistema di controllo sugli alimenti, spiegano gli esperti, è normalmente già strutturato e rigoroso. Tuttavia, la comparsa del focolaio ha portato a un ulteriore rafforzamento delle verifiche. “Normalmente questi prodotti quali frutti di mare vengono controllati appositamente in modo molto rigido. I controlli vengono eseguiti routinariamente e sono abbastanza rigidi”. Eppure, aggiunge il medico, in questo caso si sarebbe verificata una falla puntuale nella catena di sicurezza: “Probabilmente questa partita di frutti di mare è una partita che purtroppo ha bypassato e sfuggito ai controlli”. In questa fase, le autorità stanno concentrando l’attenzione soprattutto sulla tracciabilità dei prodotti e sulla sicurezza dei molluschi immessi sul mercato.

Vaccino e soggetti fragili: la strategia di contenimento
Accanto ai controlli alimentari, la vaccinazione rappresenta lo strumento principale per contenere la diffusione del virus. Il vaccino anti-epatite A è inattivato e prevede due dosi, con una protezione che inizia già dopo la prima somministrazione. “La vaccinazione dell’epatite A consiste in un vaccino inattivato caratterizzato da due dosi a tempo zero e dopo sei mesi”. E ancora: “Già dopo aver effettuato la prima dose, dopo circa due settimane il paziente presenta un certo grado di immunoprotettività che viene rafforzato con la seconda dose a sei mesi”. L’attenzione maggiore è rivolta ai soggetti fragili, in particolare pazienti immunocompromessi o con patologie epatiche croniche. “I pazienti con epatopatie croniche o immunocompromessi devono essere assolutamente vaccinati, perché una sovrainfezione può costituire un aggravio della patologia epatica di base”.
Una situazione sotto controllo, ma da monitorare
Nonostante l’aumento dei casi, il messaggio degli esperti resta improntato alla cautela, senza allarmismi. “Si può far fronte oltre con le normali misure igieniche. La vaccinazione rappresenta un punto cardine per prevenire ulteriori casi ma soprattutto tutelare i pazienti più fragili”. E più in generale, sulla gestione del focolaio: “Si stanno attuando tutte le misure atte ad arginare, contenere e risolvere il problema. I controlli si stanno rafforzando sempre più per garantire massimo della sicurezza”.


