Referendum giustizia - Foto: Ansa
Referendum giustizia - Foto: Ansa

23 Marzo 2026

Cristina Siciliano

Referendum giustizia, la Campania fa storia: prima regione del Paese a sfidare la riforma con il 76%

Il voto di Napoli e della Campania ha messo in chiaro la netta opposizione alla riforma della giustizia proposta dal governo. Un successo travolgente per il fronte del No

La Campania segna una vittoria clamorosa contro la riforma della giustizia proposta dal governo. Le urne hanno parlato con chiarezza. Napoli, con il 75,8% di consensi per il No, si distingue come il cuore pulsante della battaglia contro la riforma della giustizia, un tema che ha suscitato un acceso dibattito politico e istituzionale.

Un risultato storico per la Campania

Il dato provvisorio, relativo a 843 sezioni scrutinate su 883, indica un’affluenza al 49,51%, decisamente più bassa rispetto alla media nazionale (58,8%), ma comunque superiore rispetto al 39,60% registrato nelle ultime elezioni regionali. Il No ha prevalso in tutta la Campania, che con il 65,59% dei consensi si pone come la regione con la percentuale più alta di oppositori alla riforma. Il trend è stato simile in tutte le province, ma è a Napoli che si è registrato il risultato più netto, con il No che ha raggiunto il 75,68%.

I protagonisti della vittoria del No

Il fronte del No a Napoli è stato guidato da esponenti di spicco della politica e della giustizia. Il sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, e il presidente della Regione, Roberto Fico, si sono schierati in modo deciso contro la proposta di riforma, affermando la necessità di una giustizia efficiente ma rispettosa delle garanzie costituzionali. A supporto di questa posizione, si sono uniti alcuni tra i più influenti magistrati del Paese, come il procuratore di Napoli, Nicola Gratteri, e Aldo Policastro, presidente dell’ANM (Associazione Nazionale Magistrati) di Napoli.

Gratteri ha commentato il risultato con parole decise: «La vittoria del No rappresenta un segnale forte e chiaro: la società civile è viva, attenta e pronta a mobilitarsi quando sono in gioco i principi fondamentali. Non si tratta di un rifiuto del cambiamento, ma di un rifiuto di un metodo che rischia di mettere in discussione l’equilibrio delle istituzioni». Il procuratore ha ribadito l’importanza di riforme serie, capaci di garantire efficienza, ma senza sacrificare le fondamenta democratiche. Un altro importante endorsement per il No è arrivato dall’ex sindaco di Napoli e pm, Luigi de Magistris, che ha parlato di una «vittoria del popolo sovrano, che ha difeso la Costituzione» contro un governo che, a suo avviso, «ha tentato un attacco finale alla nostra Carta fondamentale».

Il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri
Il Procuratore di Napoli, Nicola Gratteri

Il brindisi dei magistrati napoletani

Un simbolico momento di celebrazione ha avuto luogo nel Nuovo Palazzo di Giustizia di Napoli, dove una cinquantina di magistrati si sono riuniti per un brindisi. Il coro di “Bella Ciao“, intonato durante il festeggiamento, è diventato un inno di resistenza alla separazione delle carriere, uno dei temi più controversi della riforma. La scena, tuttavia, non è stata priva di polemiche: alcuni magistrati hanno intonato cori contro la premier Meloni e contro la pm di Santa Maria Capua Vetere, Annalisa Imparato, che aveva sostenuto il Sì. Questi cori sono stati prontamente interrotti dalla presidente della sezione napoletana dell’ANM, Leda Rossetti, per mantenere il carattere istituzionale della manifestazione.

Il contesto nazionale

Il referendum sulla riforma della giustizia ha polarizzato l’opinione pubblica in tutto il Paese. Se la Campania si è distinta per il suo forte sostegno al No, le altre regioni hanno registrato risultati meno netti, ma comunque significativi. Con un’affluenza che ha superato il 59% in tutto il Paese, il voto ha dimostrato un’alta partecipazione, anche se non è riuscito a raggiungere le percentuali di affluenza registrate in altre occasioni elettorali. Il governo, che aveva sostenuto fermamente il Sì, ha dovuto fare i conti con la resistenza di una parte significativa della società civile e delle istituzioni, che hanno interpretato il referendum come un atto di difesa della Costituzione e delle garanzie democratiche.


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