Dalle incongruenze orarie sul cablaggio aortico ai nuovi sequestri di smartphone: l’avvocato della famiglia di Domenico delinea il quadro accusatorio.
Una giornata complessa per Patrizia Mercolino e Antonio Caliendo, genitori di Domenico, che è terminata con un’indagine aperta per falso in cartella clinica. Indagati il cardiochirurgo Guido Oppido e la cardiochirurga Emma Bergonzoni. Un’emergenza familiare ha poi costretto Patrizia a rientrane a Nola e a far slittare la nascita della Fondazione in memoria di Domenico prevista per oggi. La donna, dopo essersi scusata con la stampa per l’emergenza, ha lasciato la parola all’avvocato Antonio Petruzzi che ha fatto luce sull’indagine odierna.
Oggi in Procura messo nero su bianco
L’avvocato Antonio Petruzzi riferisce che la madre di Domenico, questa mattina in Procura, ha formalizzato importanti dichiarazioni. In primis è stato confermato che il contenitore con il cuore ghiacciato è giunto al Monaldi alle 14:30. Il legale sottolinea come la Dottoressa Iervolino, direttrice dell’ospedale, abbia ribadito, anche in sua presenza, di essere stata ingannata dalla Dottoressa Farina, la quale le avrebbe falsamente assicurato di aver informato i familiari.
“La signora innanzitutto alle 9.30 di questa mattina è stata sentita in Procura. Mettendo nero su bianco per la prima volta alcuni punti. Ovvero che la box contenente il cuore ghiacciato è arrivata al Monaldi alle 14.30. Poi la dottoressa Iervolino ha affermato, in sua presenza, ma anche in mia presenza, che la Farina le avrebbe mentito. Le avrebbe detto che alla signora era stato detto tutto. Un altro punto importante che ho voluto stabilire nero su bianco è che nonostante ha incontrato più volte la dottoressa Farina, la dottoressa Farina non le ha mai detto cosa era successo. Cioè perché era fallito il trapianto e che soltanto quando è uscito l’articolo de il Mattino le ha detto che era dispiaciuta, ma che purtroppo non poteva dirle nulla di più”.

Petruzzi evidenzia inoltre che Farina, nonostante i molteplici incontri, non ha mai rivelato le reali cause del fallimento del trapianto, giustificando il silenzio con un’indagine interna. L’avvocato precisa, tuttavia, che tale procedura non vietava affatto di informare la famiglia. Infine, il legale menziona la richiesta di misura cautelare interdittiva per i medici Oppito e Bergonzi annunciando per il 31 marzo l’interrogatorio preventivo previsto dalla normativa vigente prima dell’eventuale applicazione del provvedimento.
Il reato di falso da discrepanze documentali evidenti
L’avvocato Antonio Petruzzi esprime piena fiducia nell’operato della Procura, definendo l’indagine di altissimo profilo. Il legale rileva che l’integrazione del reato di falso tra i capi d’imputazione nasce da evidenti discrepanze documentali: la cartella anestesiologica e quella del CEC indicano il cablaggio aortico alle 14:18, mentre il dottor Oppido, in una relazione inviata l’8 febbraio e nel diario clinico, posticipa l’evento alle 14:30.
“Quello che si evince da un dato documentale, ovvero che la cartella anestesiologica e la cartella CEC riportano che alle 14.18 è stata fatta il clabaggio aortico. Mentre Oppido dice che è avvenuto alle 14.30 nella relazione che fa alla Direzione Generale l’8 febbraio. La relazione, inoltre, è datata 30 dicembre ma viene inoltrata solo l’8 febbraio.”, dice il legale Petruzzi.
Secondo Petruzzi, questa contestazione è strettamente correlata all’avviso di accertamento tecnico irripetibile ricevuto in mattinata. Egli osserva come i dati temporali forniti dal chirurgo contrastino con i documenti ufficiali redatti in tempo reale. Il legale ipotizza che la magistratura abbia atteso il consolidamento di queste prove tecniche prima di procedere con l’accusa di falso, ritenendo il quadro probatorio ormai solido e coerente con la gravità dei fatti contestati ai medici indagati.

Accertamento tecnico sul telefono di un’altra profusista
L’avvocato Antonio Petruzzi annuncia di aver ricevuto un avviso di accertamento tecnico irripetibile riguardante il sequestro del telefono di una seconda perfusionista. Secondo il legale, il dispositivo conterrebbe foto e video cruciali, inclusi scatti del cuore espiantato e riprese del suo arrivo in sala operatoria.
“Questa profusista aveva fatto delle foto del cuore sul cellulare. Era emozionata e non aveva mai visto un cuore espiantato.”, dice il legale.
Petruzzi parteciperà al conferimento dell’incarico il 26 marzo per nominare i propri consulenti di parte per la copia forense.
Il legale sottolinea che il minutaggio dei file multimediali potrebbe rivelarsi decisivo: se le foto dell’organo precedessero il video del suo arrivo, la ricostruzione dei fatti cambierebbe radicalmente. Tuttavia, Petruzzi ribadisce che le prove documentali sono già schiaccianti: la cartella anestesiologica e quella CEC fissano il clampaggio aortico alle 14:18, smentendo la versione del dottor Oppido, il quale sostiene che il cuore sia giunto in sala solo alle 14:30.
“Io mi recherò a quel conferimento per nominare nuovamente i miei tecnici di parte, per la copia forense di quel telefonino che al suo interno contiene foto e video elevanti per l’indagine. Io credo che quel telefonino contenga il video dell’arrivo in sala del cuore la foto del cuore spiantato. E se diciamo la foto del cuore espiantato nel minutaggio precede il minutaggio del video del cuore che è arrivato in sala…voglio dire… diventa superfluo poi parlare di tutto il resto.”, dice Petruzzi.
La cartella anestesiologica non lascia spazio a dubbi
L’avvocato Antonio Petruzzi ribadisce con forza che la scheda CEC e la cartella anestesiologica rappresentano documenti scientifici fidefacenti, i quali non lasciano alcuno spazio a interpretazioni arbitrarie. Il legale respinge la tesi della difesa del dottor Oppido, secondo cui l’accusa di falso si baserebbe esclusivamente su sommarie informazioni testimoniali (SIT).
“E’ chiarissimo: la scheda CEC, la cartella anestesiologica, non sono delle sit. Sono dei documenti scientifici fidefacenti che non lasciano spazio ad interpretazione.”, afferma il legale della famiglia Caliendo.
Petruzzi chiarisce che la Procura ha agito con estrema cautela proprio per fondare la contestazione su prove documentali oggettive e non su dichiarazioni smontabili in dibattimento. Secondo l’avvocato, la solidità dell’inchiesta risiede nel contrasto insanabile tra i dati clinici ufficiali e le versioni fornite dagli indagati.

Le dimissioni delle Iervolino?: “Atto politico. Anche lei è stata tradita”
L’avvocato Antonio Petruzzi sostiene che la direzione strategica del nosocomio partenopeo, che ricade sotto la guida di Anna Iervolino, stia operando correttamente e ritiene legittima la permanenza della direttrice nel suo ruolo, qualora continui a svolgere bene il proprio lavoro. Il legale sottolinea che l’eventuale scelta di dimettersi resta una valutazione squisitamente politica.
“A mio avviso, in questo momento, la direzione sta operando bene. Le dimissioni sono una valutazione sempre politica. Se la direttrice non si dimetterà e continua a fare bene il suo lavoro mi pare anche un atto legittimo. Ovviamente sempre se e è vero quello che ci dichiara la Iervolino, ovvero che è stata mentita in primis lei.”, dichiara Petruzzi.
Petruzzi si riferisce, ovviamente a rquanto dichiaratogli personalmente dalla Dottoressa Iervolino, la quale sostiene di essere stata la prima vittima di menzogne e di essere stata tradita dai suoi collaboratori. L’avvocato riferisce un episodio specifico avvenuto alla presenza della madre di Domenico e di un testimone. In quell’occasione, Iervolino ha affermato di aver chiesto esplicitamente alla Dottoressa Farina se avesse informato i familiari dell’accaduto, ricevendone una conferma rassicurante rivelatasi poi falsa.
Secondo Petruzzi, emerge dunque un quadro di menzogne bidirezionali che hanno tratto in inganno i vertici stessi della struttura.
Legittimo presumere la buona fede dei suoi sottoposti
L’avvocato Antonio Petruzzi analizza la posizione della dirigenza, sottolineando come un dirigente abbia il diritto di presumere la buona fede dei propri sottoposti. Secondo il legale, se alla domanda sull’avvenuta comunicazione ai familiari viene risposto positivamente, è legittimo credere che sia stata riferita la verità.
“Giustamente un dirigente, se chiede al suo sottoposto, se ha dato la notizia ai familiari e le viene detto di sì, ha presunto che le fosse stata detta la verità. Poi quando è arrivata la denuncia della famiglia pensavo che loro già sapessero, probabilmente anche questo è un pensiero legittimo.”, afferma Petruzzi.
Riguardo alla mancata denuncia immediata da parte della dottoressa, Petruzzi dunque ritiene plausibile la sua giustificazione: l’idea di sporgere querela è decaduta nel momento in cui la denuncia della famiglia ha reso palese che i fatti fossero già noti.
L’avvocato prevede che il Monaldi si costituirà parte civile: dito puntato contro Oppido
L’avvocato prevede, inoltre, che l’Ospedale Monaldi si costituirà parte civile al fianco della famiglia contro i futuri imputati. In particolare, il legale punta l’attenzione sul dottor Oppido, attualmente indagato, ritenendo certa la sua futura citazione a giudizio come imputato nel processo per le responsabilità legate al fallimento del trapianto e alla gestione delle informazioni.


