I giudici amministrativi dichiarano inammissibile il ricorso della famiglia Polese e rimandano la disputa sui canoni di occupazione al tribunale civile.
Inammissibile, secondo il Tar Campania, il ricorso del Grand Hotel La Sonrisa contro l’acquisizione della struttura da parte del Comune. I giudici hanno rimesso la questione dell’indennità al tribunale ordinario, confermando però il passaggio della proprietà al patrimonio pubblico. Nonostante la battaglia legale, la famiglia Polese mantiene l’attività aperta e operativa.
Il provvedimento resta valido ma Villa Sonrisa posta il menù per Pasqua
Questa sentenza conferma, per il momento, la validità del provvedimento con cui il Comune di Sant’Antonio Abate ha incamerato la struttura dopo la confisca per lottizzazione abusiva. Nonostante la complessa battaglia legale, la famiglia Polese non arresta le attività. La direzione ha infatti pubblicato ufficialmente il menù di Pasqua, confermando che il celebre castello de Il Castello delle Cerimonie resta pienamente operativo. Il pubblico potrà dunque continuare a festeggiare matrimoni e comunioni nello sfarzoso stile barocco che lo ha reso un’icona televisiva, in attesa che la giustizia ordinaria scriva l’ultimo capitolo di questa saga.
Aperto un nuovo fronte legale
La famiglia Polese ha aperto un nuovo fronte legale per contrastare gli effetti della confisca definitiva per lottizzazione abusiva. Attraverso le società La Sonrisa Spa, Ipol Spa e Pol.Fra. Sas, i gestori hanno impugnato la delibera della giunta comunale di Sant’Antonio Abate che sancisce l’acquisizione del complesso al patrimonio pubblico. Gli avvocati Marcello Fortunato e Alberto Vitale contestano duramente la decisione dell’amministrazione di inserire l’immobile nel piano delle valorizzazioni, cercando di bloccare il passaggio di proprietà formale.
Strategia difensiva per preservare l’operatività della struttura
Parallelamente, i legali attaccano la determinazione del Settore Tecnico comunale riguardante l’indennità di occupazione. Il Comune esige infatti il pagamento di circa 75.000 euro per il periodo tra febbraio e aprile 2024, imponendo inoltre un canone mensile di 30.000 euro per ogni mese di permanenza successiva. I ricorrenti mirano ad annullare questi costi, definendo la struttura ancora sotto la propria gestione nonostante il titolo di possesso sine titulo dichiarato dall’ente pubblico. Il Tar Campania ha tuttavia rimpallato la decisione al giudice ordinario, mantenendo alta la tensione tra la proprietà storica e le istituzioni. Questa strategia difensiva punta a preservare l’operatività del Castello delle Cerimonie, mentre il Comune procede nell’iter di stima del compendio immobiliare.

Il nodo dell’occupazione cruciale per il futuro di Villa Sonrisa
Il Tar Campania ha sciolto le riserve pubblicando oggi, martedì 17 marzo 2026, la sentenza relativa al contenzioso tra il Comune di Sant’Antonio Abate e la famiglia Polese. Il collegio giudicante, presieduto da Maria Laura Maddalena, ha analizzato nel dettaglio il ricorso presentato dai gestori del Grand Hotel La Sonrisa dopo l’udienza del 29 gennaio. Al centro della disputa legale, i magistrati hanno posto la quantificazione dell’indennità di occupazione, un nodo cruciale per il futuro della struttura.
Un canone mensile per evitare lo sgombero
Nonostante la confisca definitiva per lottizzazione abusiva, la famiglia Polese mantiene il ristorante aperto e operativo, garantendo la continuità delle cerimonie. Per evitare lo sgombero immediato, i gestori versano regolarmente un canone mensile nelle casse comunali, accettando di fatto una forma di locazione forzosa “sine titulo”. La Sezione VII del tribunale amministrativo ha tuttavia spostato il baricentro della decisione verso il giudice ordinario, incaricato di stabilire se le cifre pretese dall’amministrazione pubblica siano congrue. Questa transizione giuridica permette alla Sonrisa di guadagnare tempo prezioso, confermando la propria resilienza imprenditoriale in attesa di un verdetto definitivo sul valore economico del compendio immobiliare acquisito dal patrimonio comunale.
La difesa punta sul ricorso
I legali della famiglia Polese hanno articolato una difesa complessa, contestando duramente l’eccesso di potere e la violazione di legge da parte del Comune. Gli avvocati negano la legittimità del canone di occupazione, sostenendo che l’ente non possa ancora considerare i beni come acquisiti al patrimonio pubblico. Inoltre, la proprietà definisce del tutto errata la quantificazione economica delle somme richieste, ritenendola priva di parametri valutativi adeguati.
Per il TAR è “inammissibile”
Il Tar Campania ha tuttavia dichiarato inammissibile il ricorso, ravvisando un difetto di giurisdizione. I giudici amministrativi hanno chiarito che la disputa riguarda un’indennità per occupazione sine titulo, configurandosi dunque come una questione di diritto soggettivo e non di interesse legittimo. Per tale ragione, il collegio ha rimandato le parti davanti al tribunale ordinario, l’unico organo competente a decidere su pretese patrimoniali vincolate.
“Oggetto della odierna controversia – scrivono i giudici – è la contestazione del pagamento di un’indennità per l’occupazione sine titulo conseguente alla intervenuta acquisizione al patrimonio dell’ente a seguito di confisca per lottizzazione abusiva del complesso immobiliare di proprietà dei ricorrenti e, dunque, afferisce a una pretesa patrimoniale, relativa a posizioni di diritto e di obbligo delle parti e non a posizioni di interesse legittimo. La giurisdizione di questo giudice amministrativo va dunque declinata, trattandosi di una fattispecie in cui, a fronte di una determinazione che costituisce esercizio di un potere vincolato, la posizione giuridica soggettiva del ricorrente assume pacificamente la consistenza di diritto soggettivo, la cui lesione è pertanto devoluta, anche ai fini della eventuale prosecuzione in parte qua del giudizio ex art. 11 codice del processo amministrativo, alla giurisdizione del giudice ordinario”.
I magistrati, dunque, hanno stabilito che la disputa sull’indennità riguarda un diritto soggettivo e non un interesse legittimo, trattandosi di un potere vincolato dell’amministrazione. Di conseguenza, il collegio ha demandato la prosecuzione del giudizio al tribunale ordinario. Questa decisione sposta ufficialmente la battaglia legale sulle pretese patrimoniali del Comune di fronte al giudice civile. A Villa Sonrisa, intanto, la festa continua.


