sanità in campania
Persone in coda in ospedale

23 Settembre 2025

Angela Capasso

Sanità in Campania: il problema delle liste d’attesa e la situazione negli ospedali

La sanità in Campania affronta una delle fasi più critiche della sua storia recente: liste d’attesa infinite, ospedali sotto pressione e cittadini costretti a rivolgersi al privato o a migrare in altre regioni, con conseguenze economiche e sociali rilevanti.

INDICE

  1. Le radici della crisi sanitaria in Campania
  2. Liste d’attesa infinite
  3. Ospedali sotto pressione
  4. Le eccellenze che resistono
  5. Mobilità dei pazienti
  6. Le nuove sfide e i progetti di riforma
  7. Una riflessione finale

Le radici della crisi sanitaria in Campania

Una storia di sottofinanziamento

La crisi sanitaria campana affonda le radici negli anni Ottanta e Novanta, quando la Regione accumulò un debito sanitario tra i più alti d’Italia. Questo portò all’attivazione di piani di rientro e commissariamenti, che limitarono fortemente la capacità di spesa.

Secondo la Corte dei Conti (Relazione 2022), il debito sanitario campano è stato uno dei più gravosi a livello nazionale, con ricadute dirette sull’erogazione dei servizi.

Blocco del turnover e carenza di personale

Per anni, a causa dei vincoli imposti dal piano di rientro, la Regione non ha potuto assumere nuovo personale. Medici, infermieri e tecnici sono andati in pensione senza essere sostituiti. Il risultato è che oggi la Campania ha uno dei rapporti più bassi di medici per abitante d’Italia.

Disuguaglianze territoriali

Il sistema sanitario campano soffre anche di forti squilibri: Napoli concentra gran parte delle strutture d’eccellenza, mentre province come Avellino, Benevento e Caserta registrano carenze più gravi, con ospedali piccoli, reparti chiusi e minore accesso a cure specialistiche.

pronto soccorso
Un pronto soccorso

Liste d’attesa infinite

I dati ufficiali

Secondo il Rapporto 2024 di Cittadinanzattiva, i cittadini campani attendono in media 120 giorni per una visita specialistica, quasi il doppio della media nazionale. Per esami complessi, come una risonanza magnetica, i tempi possono superare i 180 giorni.

Uno studio del Censis (2023) ha evidenziato che in Campania il 37% dei cittadini ha rinunciato almeno una volta a un esame diagnostico per via dei tempi eccessivi.

Conseguenze per i pazienti

Le attese così lunghe hanno conseguenze pesanti:

  • Ritardo nelle diagnosi oncologiche: una mammografia o una colonscopia programmata con mesi di ritardo può significare diagnosi tardive e terapie meno efficaci.
  • Crisi nei pronto soccorso: molti cittadini, non riuscendo a prenotare visite, si rivolgono ai pronto soccorso, aumentando la pressione sulle strutture.
  • Boom del privato: chi può permetterselo si rivolge al privato, dove i tempi sono rapidi ma i costi elevati.

Il paradosso della doppia lista

Spesso accade che nello stesso ospedale vi sia una lista d’attesa pubblica di mesi e una privata di pochi giorni. Questo genera disuguaglianze e un senso di ingiustizia, minando la fiducia dei cittadini nel Servizio Sanitario Nazionale.

Persone in attesa in accettazione
Persone in attesa in accettazione

Ospedali sotto pressione

Pronto soccorso al collasso

I pronto soccorso campani, in particolare quelli di Napoli, sono regolarmente sovraffollati. Secondo i dati Agenas 2023, la Campania ha solo 2,5 posti letto per 1.000 abitanti, contro una media europea di 4,4. Questo costringe i pazienti a lunghe attese in barella e spesso a ricoveri ritardati.

Durante i picchi influenzali o le emergenze estive, le immagini di corridoi pieni di pazienti diventano ricorrenti.

Carenza di personale

Secondo il sindacato Anaao Assomed, alla Campania mancano circa 3.000 medici e 6.000 infermieri per raggiungere standard adeguati. Ciò comporta turni massacranti, burnout e un aumento del rischio di errori clinici.

Strutture obsolete

Molti ospedali campani risalgono agli anni Sessanta e Settanta. La manutenzione è spesso insufficiente, con reparti chiusi per lavori mai completati. Un esempio è l’ospedale del Mare di Napoli, inaugurato nel 2017 come simbolo di rilancio ma ancora oggi parzialmente operativo e con criticità gestionali.

Persone in attesa in accettazione
Persone in attesa in accettazione

Le eccellenze che resistono

Centri di ricerca e ospedali di riferimento

Nonostante le difficoltà, la Campania vanta poli sanitari di livello internazionale:

  • Istituto Pascale di Napoli, centro di ricerca oncologica riconosciuto tra i migliori d’Italia.
  • Ospedale Monaldi, eccellenza per malattie respiratorie e cardiochirurgia.
  • Santobono-Pausilipon, riferimento pediatrico per tutto il Sud Italia.
  • Policlinico Federico II, polo universitario che unisce ricerca e clinica.

Il ruolo della ricerca

Questi centri partecipano a progetti internazionali di ricerca, attraggono finanziamenti e sperimentano nuove terapie. Tuttavia, il divario con il resto della rete sanitaria regionale resta profondo, con cittadini che spesso devono spostarsi di decine di chilometri per accedere a cure specialistiche.

L'Istituto Pascale di Napoli
L’Istituto Pascale di Napoli

Mobilità dei pazienti

I numeri della mobilità passiva

Ogni anno oltre 100.000 pazienti campani si recano fuori regione per curarsi. La mobilità passiva costa alla Regione circa 300 milioni di euro l’anno, secondo i dati del Ministero della Salute (2023).

Le mete più scelte sono Lombardia, Emilia-Romagna e Toscana, regioni percepite come più affidabili e dotate di strutture moderne.

Conseguenze sociali ed economiche

La mobilità sanitaria ha due effetti:

  1. impoverisce ulteriormente il sistema campano, che deve rimborsare le altre regioni;
  2. grava sulle famiglie, costrette a spostarsi con spese di viaggio, alloggio e disagio psicologico.

Molte associazioni denunciano la “fuga della salute” come una delle disuguaglianze più gravi del Paese.

Le nuove sfide e i progetti di riforma

Assunzioni e nuovi concorsi

Dal 2021 al 2024 la Regione ha bandito concorsi per medici e infermieri, ma la carenza resta grave. I sindacati denunciano procedure lente e posti non coperti per mancanza di candidati.

Digitalizzazione e PNRR

Il PNRR ha destinato oltre 1 miliardo di euro alla sanità campana. Tra gli obiettivi principali:

  • creazione di Case della Comunità per rafforzare la medicina territoriale;
  • potenziamento della telemedicina;
  • digitalizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico.

Questi progetti mirano a ridurre il ricorso improprio agli ospedali e a garantire diagnosi e cure più tempestive.

Prevenzione e screening

La Campania è tra le ultime regioni per adesione agli screening oncologici. Solo il 35% delle donne tra 50 e 69 anni partecipa al programma di mammografia, contro una media nazionale del 56% (dati Ministero della Salute 2022). Rafforzare la prevenzione è cruciale per ridurre costi futuri e migliorare la qualità della vita.

La sfida della legalità

Non mancano denunce di clientelismo e sprechi nella gestione delle ASL campane. Una riforma reale passa anche dalla trasparenza negli appalti e dal contrasto a pratiche che hanno rallentato per decenni l’efficienza del sistema.

Uno screening in ospedale

Una riflessione finale

La sanità in Campania è oggi sospesa tra luci e ombre: da un lato eccellenze di livello internazionale, dall’altro liste d’attesa interminabili e ospedali sotto pressione.

I cittadini continuano a pagare il prezzo più alto, con rinunce alle cure, spese private e viaggi fuori regione. Ma il futuro non è scritto: le risorse del PNRR, se gestite con trasparenza e visione, possono rappresentare un’occasione storica per colmare il divario.

La sfida è duplice: garantire l’accesso equo alle cure e ricostruire la fiducia dei cittadini. Perché la sanità non è solo un servizio, ma un diritto costituzionale che deve essere tutelato con fermezza.

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