Cinque possibili candidati si contendono la nomination nel Partito Democratico, con l’ipotesi di primarie interne che torna a fare discutere
A Ercolano, città vesuviana con un elettorato molto competitivo, il Partito Democratico si trova davanti a un problema non da poco: i possibili candidati a sindaco sono già cinque e la scelta rischia di diventare complicata. L’ipotesi di ricorrere alle primarie interne, evocata durante l’ultimo direttivo locale del partito, torna così al centro del dibattito politico, tra strategie di coalizione e questioni di consenso.
Cinque candidati e due grandi aree interne
Il quadro dei papabili è articolato e riflette le principali correnti interne del Pd. Secondo quanto riporta Fanpage, due candidati sono legati all’area di Teresa Armato, assessora comunale a Napoli e figura di riferimento dell’ala Schlein del partito, che a livello nazionale fa capo a Dario Franceschini. Si tratta di Antonietta Garzia e Luigi Luciani. Altri due candidati appartengono invece all’area Casillo-Topo, collegata al vicepresidente della giunta regionale della Campania e all’eurodeputato originario di Villaricca, considerati tra i maggiorenti dem più influenti a Napoli e provincia: Carmela Saulino e Gioacchino Acampora. Il quinto nome è quello di Antonello Cozzolino, segretario cittadino del Pd ed ex vicesindaco, vicino al segretario metropolitano Francesco Dinacci, che rappresenta la sinistra interna del partito.
Le primarie interne tornano in discussione
Sempre secondo Fanpage, durante l’ultimo incontro del direttivo, alla presenza di Dinacci, è stata pronunciata la parola “primarie”. Lo strumento, usato in passato nel partito con risultati a volte controversi, permetterebbe di selezionare il candidato attraverso il voto degli iscritti o dei cittadini simpatizzanti. Fonti interne al Pd sottolineano che l’ipotesi di primarie interne non è ancora definitiva, ma ha già acceso il dibattito tra le varie correnti: da una parte, chi sostiene una selezione interna rapida per evitare spaccature; dall’altra, chi propone primarie più ampie, anche di coalizione, per garantire un consenso maggiore in città. Non mancano le incognite logistiche: organizzare primarie a metà marzo significherebbe dover avviare subito procedure elettorali, comunicazione e raccolta firme, con tempi e costi significativi per tutti i candidati.

La coalizione
Il centrosinistra ercolanese guarda anche al di fuori del Pd. Ciro Buonajuto, ex sindaco della città e attuale consigliere regionale di Casa Riformista–Italia Viva, è pronto a partecipare se le primarie dovessero essere estese all’intera coalizione. La sua presenza potrebbe ridefinire gli equilibri, soprattutto considerando il consenso personale che ancora detiene in città. La situazione ercolanese riflette una dinamica più ampia che interessa altre realtà dell’area metropolitana di Napoli, dove anche altri comuni si trovano a dover decidere modalità di selezione dei candidati tra più aspiranti, in vista delle elezioni amministrative di maggio 2026.
Le difficoltà organizzative
Al di là delle dinamiche politiche, la scelta delle primarie comporta problemi pratici: tempi stretti per la campagna elettorale, gestione dei seggi, coordinamento con le altre forze della coalizione e investimenti economici rilevanti. Non sorprende quindi che la discussione sia molto vivace all’interno del Pd ercolanese, tra chi spinge per la tradizione interna e chi invoca un allargamento del confronto democratico. In sintesi, Ercolano si prepara a vivere una campagna elettorale complessa, con un Pd diviso tra più correnti interne e possibili primarie che potrebbero segnare l’avvio ufficiale della competizione per il 2026.


