Un sisma di magnitudo 5,9 con una potente onda d’urto ma silenzioso. Un fenomeno particolare ma frequente nello scenario della fragilità sismica dell’Italia.
Un sisma silenzioso di magnitudo 5,9 ha scosso il Golfo di Napoli alle 3:48 del 10 marzo. Nonostante la potenza, l’evento non ha causato danni né panico, grazie alla sua eccezionale profondità di 414 chilometri. Proprio tale caratteristica ha permesso alle onde sismiche di propagarsi in modo uniforme, rendendo il terremoto chiaramente percepibile in gran parte del territorio italiano senza alcuna conseguenza distruttiva.
Onda d’urto da Trento a Catania
Il sisma, nonostante la sua profondità ipocentrale, ha generato un’onda d’urto percepita con estrema chiarezza da Trento fino a Catania. Questa incredibile estensione geografica testimonia come le vibrazioni abbiano attraversato l’intera penisola italiana, seppur in modo molto lieve. L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha gestito un flusso straordinario di informazioni, ricevendo oltre 3.000 segnalazioni ufficiali da cittadini allarmati ma non in pericolo.
Il dato conferma quanto il fenomeno sia stato insolito: la notevole profondità ha infatti agito da filtro, proteggendo la superficie da scosse violente pur rendendo l’evento avvertibile su scala nazionale.
Nell’area Nord di Napoli treni con oltre 100 minuti di ritardi
Le scosse telluriche hanno causato immediate ripercussioni sulla mobilità ferroviaria, colpendo in particolare l’area a nord di Napoli. Fin dalle prime ore del mattino, i viaggiatori hanno subito ritardi accumulati fino a 100 minuti, resi necessari dalle rigide procedure di sicurezza. Le autorità competenti hanno infatti ordinato controlli tecnici approfonditi su tutta l’infrastruttura per escludere danni strutturali a binari, ponti o gallerie a seguito del sisma.
Questi interventi rappresentano la routine standard che Rete Ferroviaria Italiana attiva ogni volta che un evento sismico supera una determinata soglia di magnitudo. L’obiettivo primario di questa procedura cautelativa è garantire la totale incolumità dei passeggeri e l’integrità dei convogli. Nonostante il terremoto non abbia provocato danni visibili o crolli, la prassi impone verifiche capillari per validare la tenuta del tracciato, causando inevitabili disagi al traffico ferroviario regionale e nazionale fino al ripristino delle normali condizioni di circolazione.

Nessun danno a cose o persone
Fortunatamente, l’evento sismico non ha causato alcun danno a persone o cose. A confermarlo è stata la riunione del Centro Coordinamento dei Soccorsi, convocata tempestivamente dal prefetto di Napoli, Michele di Bari. Durante l’incontro, a cui hanno partecipato figure chiave come la direttrice dell’Osservatorio Vesuviano dell’INGV, Lucia Pappalardo, e il direttore regionale della Protezione Civile, Italo Giulivo, le autorità hanno esaminato con cura ogni settore.
Le verifiche tecniche hanno escluso problemi critici sia per le infrastrutture strategiche che per il patrimonio abitativo dell’area metropolitana. I tecnici hanno confermato che la notevole profondità dell’ipocentro ha assorbito l’energia del sisma, risparmiando le strutture in superficie. Il prefetto e i responsabili degli enti preposti hanno dunque dichiarato conclusa la fase di massima allerta, pur mantenendo costante il monitoraggio del territorio per prevenire qualsiasi rischio residuo, garantendo così la piena sicurezza della cittadinanza dopo lo spavento della notte.
Il terremoto silenzioso a causa dell’eccezionale profondità dell’ipocentro
L’INGV chiarisce che il sisma non presenta alcun legame con i fenomeni vulcanici o bradisismici dell’area flegrea, trattandosi di un processo geologico distinto. Il “terremoto silenzioso” ha generato vibrazioni avvertite da migliaia di cittadini, con intensità stimata tra il 2° e il 4° grado della scala Mercalli.
Le testimonianze raccolte dal servizio “Hai sentito il terremoto?” provengono da una vasta porzione del territorio nazionale: le segnalazioni spaziano da Roma, Ancona e Bologna fino a Padova e Trento, includendo anche Milano, La Spezia, Napoli, Salerno e le città siciliane come Messina, Palermo e Catania. La causa di questa diffusione su scala nazionale risiede esclusivamente nell’eccezionale profondità dell’ipocentro. A 414 chilometri sotto la superficie, le onde sismiche si propagano con maggiore uniformità attraverso il mantello terrestre, rendendo l’evento percepibile a distanze considerevoli nonostante la modesta intensità avvertita localmente.
“Le onde sismiche si propagano in tutte le direzioni, come fossero raggi”, ha detto Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento Terremoti dell’Ingv. “Terremoti così profondi – ha aggiunto – non sono inusuali nel Mediterraneo, anche se al largo della costa campana sono meno frequenti di quanto non lo siano più a Sud”.
Altri sismi simili anche nel 2006, 2010 e 2013
Questi eventi sismici traggono origine dal complesso processo di subduzione, durante il quale la placca oceanica scivola sotto quella continentale. Il Mar Tirreno registra periodicamente fenomeni di questa natura, caratterizzati da ipocentri estremamente profondi.
La cronologia sismica recente evidenzia diversi episodi significativi: nel 2013 un sisma ha colpito al largo della penisola sorrentina, seguito nel 2016 da un evento di magnitudo 5,8 a una profondità di 481 chilometri. Altri precedenti rilevanti includono i terremoti del 2006 (magnitudo 5,8 a 221 chilometri) e del 2010 (magnitudo 5,4 a 506 chilometri). Spostandoci più indietro nel tempo, il 1978 ha visto una scossa di magnitudo 5,9 al largo di Gaeta (profondità 392 chilometri). Infine, le ricerche storiche documentano un evento eccezionale avvenuto nel 1938 vicino alle isole Lipari, con una magnitudo stimata tra 6,8 e 7,1, a testimonianza della storica attività profonda dell’area.
Il sisma profondo nel Golfo di Napoli del 10 marzo, ricorda, nella sua quiete, la fragilità di un territorio altamente sismico.


