Francesca Raspavolo, giornalista di Torre del Greco, racconta la tensione: “La giornata più difficile è stata sabato. Ora tutto è fermo”
“È come se fossimo in una sorta di lockdown”. La voce arriva da Dubai, ma le parole evocano un’esperienza che a Napoli conosciamo bene. Francesca Raspavolo, 40 anni, giornalista originaria di Torre del Greco, vive negli Emirati Arabi Uniti da quattro anni. Insegna italiano e inglese. E in queste ore racconta una città sospesa.
“Le auto non girano per strada, tutto è fermo, scuole chiuse. Ma sentiamo solo dei rumori di sottofondo”.
Il giorno più difficile
La giornata più complessa, spiega, è stata quella di sabato. “La giornata più difficile è stata quella di sabato, fino a sera inoltrata”.
Il primo impatto con la tensione internazionale è stato carico di incertezza. Poi, racconta, la situazione si è stabilizzata. “Dopo il primo giorno, quello di sabato, la vicenda si è stabilizzata”.
Un racconto che restituisce la dimensione psicologica di chi si trova in un’area non direttamente coinvolta nei combattimenti, ma vicina a uno scenario di crisi.
La sensazione di sospensione
Le immagini che descrive sono essenziali: strade vuote, attività rallentate, scuole chiuse. Non parla di caos. Non parla di panico. Parla di sospensione.
Una città moderna e frenetica che improvvisamente rallenta. Il rumore della normalità si abbassa, restano “rumori di sottofondo”. Per chi vive all’estero, lontano dalla propria famiglia, ogni incertezza pesa doppio.

Una napoletana tra lavoro e apprensione
Francesca Raspavolo non è una turista di passaggio. Vive e lavora a Dubai. “In questi due giorni ho incontrato numerosi napoletani che sono qui per lavoro ma anche tanti che sono venuti per turismo”.
La comunità campana negli Emirati è ampia e articolata: professionisti, imprenditori, insegnanti, studenti. Tutti seguono con attenzione l’evoluzione degli eventi.
“Da bambina sognavo di fare l’inviata di guerra”
C’è anche un passaggio personale nel suo racconto. “Da bambina sognavo di fare l’inviata di guerra e mai avrei immaginato di trovarmi in un’area, non lontano da uno scenario di guerra”.
Una frase che sintetizza lo scarto tra immaginazione e realtà. Vivere a pochi chilometri da un’area in tensione internazionale non è la stessa cosa che raccontarla da lontano.
Le indicazioni da seguire
Il messaggio che lancia è chiaro: prudenza.
“Non bisogna prendere iniziative personali, come mettersi in viaggio da soli”. Un invito che riflette le raccomandazioni ufficiali delle autorità.
“Posso dire che il monitoraggio da parte sia del governo locale che della Farnesina è costante e per questo è opportuno seguire le indicazioni che vi vengono date”. Il riferimento alla Farnesina conferma che il coordinamento tra istituzioni italiane e autorità locali è attivo.
Una comunità che osserva
In questi giorni, tra gli italiani a Dubai, prevale l’attenzione. C’è chi valuta il rientro, chi aspetta indicazioni, chi continua la propria attività lavorativa con cautela.
Il racconto di Francesca restituisce una quotidianità sospesa ma non drammatica. Non sirene continue, non esplosioni in città. Piuttosto una tensione silenziosa.

Napoli guarda a Dubai
Le parole della professoressa si intrecciano con le rassicurazioni arrivate dal sindaco di Napoli, che ha parlato di cittadini napoletani “tutti in sicurezza”.
Il legame tra città e comunità all’estero diventa più forte nei momenti di crisi. Ogni testimonianza contribuisce a dare un quadro più concreto rispetto alle immagini spesso amplificate dai media internazionali.
Tra prudenza e attesa
Per ora, Dubai resta ferma ma sicura. La città non è teatro diretto di scontri, ma vive l’onda lunga della tensione regionale. La priorità, per chi è lì, è restare informati e seguire le indicazioni ufficiali.
“È come un lockdown”, dice Francesca. Un’espressione che racconta più una percezione collettiva che un dato tecnico. La normalità rallenta, l’attenzione aumenta. E da Napoli, intanto, si ascolta la voce di chi è lontano ma resta profondamente legato alla propria terra.


