La ricusazione può cambiare i tempi dell’autopsia. La mamma: “Sconcertata, si difendevano prima ancora della verità”
La battaglia attorno alla morte del piccolo Domenico entra in una fase decisiva. Non solo sul piano medico-legale, ma su quello della credibilità del collegio peritale chiamato a fare chiarezza.
Domani, al più tardi martedì mattina, il gip deciderà sull’istanza di ricusazione presentata dal legale della famiglia nei confronti del professor Mauro Rinaldi, uno dei tre periti nominati per l’incidente probatorio. Una decisione che potrebbe incidere direttamente sui tempi dell’autopsia e sull’intero impianto dell’accertamento tecnico.
Ricusazione del perito Rinaldi: il nodo dell’imparzialità
Il cuore dello scontro non è solo tecnico. È etico. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, contesta al cardiochirurgo torinese di non poter garantire l’imparzialità richiesta a un perito. Secondo la difesa, Rinaldi si sarebbe già espresso pubblicamente sui fatti e avrebbe inoltre cofirmato una pubblicazione scientifica con uno dei medici indagati.
Ma ora emerge un ulteriore elemento che potrebbe pesare nella decisione del giudice: una nota riservata ai soci della Società Italiana di Chirurgia Cardiaca, di cui Rinaldi è vicepresidente.
Nel documento, il direttivo esprime solidarietà ai medici del Monaldi coinvolti nell’inchiesta, denunciando il “furore mediatico” e le “condanne sommarie” basate su notizie non ancora accertate. Si fa inoltre riferimento alla cosiddetta “second victim syndrome”, lo stato di profondo disagio psicologico che può colpire i sanitari coinvolti in eventi avversi.
Per la famiglia di Domenico, però, quella nota rappresenta una “scelta di campo”. E dunque una incompatibilità.

Le parole di Oppido e lo sconcerto della madre
A gettare ulteriore tensione sul caso è quanto emerge dal verbale di una riunione del 30 dicembre scorso, convocata dai vertici dell’Azienda dei Colli, sette giorni dopo il trapianto.
In quell’incontro – secondo quanto riferito dalla difesa – il primario Giifo Oppido si sarebbe detto “fermamente convinto” della correttezza degli atti chirurgici: cuore perfettamente prelevato, trapianto senza perdite ematiche. E avrebbe aggiunto che avrebbe chiesto egli stesso un riscontro autoptico “a tutela della sua reputazione” in caso di decesso.
Parole che la madre di Domenico, Patrizia, definisce “sconcertanti”.
La sensazione, dal punto di vista della famiglia, è che la difesa dell’operato sia scattata prima ancora che la verità fosse ricostruita.
Sette indagati e lo scaricabarile tra équipe
Intanto restano sette gli indagati per omicidio colposo. Il cuore trapiantato, proveniente da Bolzano, sarebbe arrivato danneggiato dopo il contatto con il ghiaccio secco durante il trasporto. Ma anche su questo punto le versioni divergono.
I legali della cardiochirurga Gabriella Farina invitano a valutare la posizione del personale di sala di Bolzano, che avrebbe fornito anidride carbonica allo stato solido invece del ghiaccio comune. La risposta della famiglia è netta: “Silenzio e decoro invece che difese arraffazzonate e goffe”.
La decisione del gip può cambiare i tempi dell’autopsia
La decisione sulla ricusazione del perito non è un dettaglio procedurale. È il primo banco di prova sulla tenuta dell’intero percorso di accertamento. Per la famiglia, la perizia deve essere inattaccabile. Per i medici coinvolti, il diritto alla presunzione di innocenza resta centrale. In mezzo, un bambino morto e una città che chiede chiarezza.
E forse è proprio questo il punto: prima ancora di stabilire responsabilità, serve ristabilire fiducia.


