Ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli
📍 Napoli

27 Febbraio 2026

Chiara Imbimbo

Trapianto Monaldi, l’infermiere di Bolzano accusa: “Seguite le direttive dell’equipe di Napoli”

Dalla borsa termica “da campeggio” ai barattoli per istologia: il rimpallo di responsabilità tra Napoli e Bolzano scuote l’inchiesta sul trapianto di cuore.

Non si ferma il botta e risposta tra Napoli e Bolzano sul caso che ha portato alla morte il piccolo Domenico. L’infermiere di Bolzano dichiara agli inquirenti di aver versato il ghiaccio nel box del cuore seguendo esclusivamente le direttive dell’equipe di Napoli. L’operatore sanitario afferma di aver mostrato il materiale alla chirurga, ricevendo il suo benestare. La difesa punta quindi sulla stretta osservanza dei protocolli dettati dai medici responsabili del trapianto.

A Bolzano eseguite le direttive delle equipe di Napoli

L’operatore sanitario dell’ospedale di Bolzano ricostruisce davanti agli inquirenti le fasi critiche del prelievo d’organo, spostando la responsabilità decisionale sull’equipe di Napoli. Secondo il verbale riportato dal quotidiano Alto Adige, l’infermiere riferisce che la chirurga avrebbe richiesto un contenitore di plastica per il cuore, accettando poi consapevolmente dei semplici barattoli per istologia non sterili, una volta appresa la mancanza di dispositivi specifici in sala.

L’operatore dichiara inoltre di aver gestito personalmente la fornitura del ghiaccio, mostrandolo preventivamente alla dottoressa partenopea prima di inserirlo nella scatola di polistirolo. L’infermiere sottolinea di aver domandato esplicitamente se quel materiale fosse idoneo, ricevendo un assenso diretto dalla chirurga. Questa testimonianza punta a dimostrare che il personale di Bolzano ha agito sotto la costante supervisione tecnica dei medici trapiantatori, eseguendo ordini precisi nonostante l’utilizzo di materiali di fortuna palesemente inadeguati alla conservazione di un organo vitale.

Corsia ospedale Monaldi
Corsia dell’Ospedale Monaldi

Le dichiarazioni dell’operatore

Secondo l’operatore , dopo l’espianto, la chirurga “si è rivolta a me chiedendomi: ‘mi serve un contenitore di plastica’, intendeva un contenitore per il cuore. Io le ho risposto che non ne avevamo. Poi le ho fatto vedere i barattoli di istologia, dove mettiamo i pezzi anatomici”. Si tratta di contenitori in plastica non sterili. “Ha detto che andava bene, così gliel’ho dato”, ha affermato l’infermiere. Poi sarebbe arrivata la richiesta del ghiaccio. “Ad un certo punto – dice l’oss – sono stato avvisato in sala che il ghiaccio era pronto. Sono uscito in presala operatoria, ho preso la scatola di polistirolo col ghiaccio, sono rientrato, l’ho mostrato alla chirurga di Napoli, e le ho detto ‘questo abbiamo’. Le ho chiesto se andasse bene e lei ha detto di sì”, afferma.

Il ghiaccio nel box da campeggio era già parzialmente sciolto

L’operatore sanitario di Bolzano fornisce agli inquirenti dettagli inquietanti sulla strumentazione utilizzata dall’equipe di Napoli, descrivendo un contenitore per il trasporto del cuore simile a quelli adoperati per il campeggio. Secondo il verbale riportato dal quotidiano Alto Adige, l’infermiere sottolinea che il ghiaccio all’interno della borsa appariva già parzialmente sciolto al momento dell’uso.

Nella mia esperienza ci sono stati casi – ha detto l’infermiere bolzanino agli inquirenti – in cui l’intervento chirurgico veniva fermato o si posticipava se non si ha tutta l’attrezzatura pronta o le condizioni ottimali, anche per interventi programmati”

L’operatore evidenzia una grave discrepanza rispetto alle procedure standard, ricordando che, nella sua esperienza professionale, la mancanza di attrezzatura idonea o di condizioni ottimali porta solitamente alla sospensione o al rinvio di qualsiasi intervento, anche se programmato. Questa testimonianza punta a rimarcare come l’operazione sia proseguita nonostante le evidenti carenze tecniche dei dispositivi di conservazione.

Nel frattempo, la struttura sanitaria di Bolzano ha già adottato i primi provvedimenti interni: il coordinatore dell’officina dell’ospedale ha lasciato il proprio ruolo originario per ricoprire un altro incarico. Il caso solleva dunque interrogativi cruciali sulla catena di comando e sulla responsabilità di garantire standard di sicurezza elevatissimi durante il delicato trasferimento di organi vitali.

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