Medici in sala operatoria. Immagine di repertorio.
Medici in sala operatoria. Immagine di repertorio.
📍 Napoli

26 Febbraio 2026

Chiara Imbimbo

Monaldi, la morte di Domenico riapre la ferita di un caso sospetto del 2024. La madre di Christian: “Siamo distrutti come lo è Patrizia”

Christian era un bambino sano; i medici dopo la morte consigliarono ai familiari la pratica di cremazione.

La tragedia del piccolo Domenico, vittima di un trapianto di cuore bruciato, ha riaperto una ferita profonda al Monaldi. Il pensiero corre a Christian, spirato il 10 dicembre 2024 a soli sei giorni di vita. Due drammi strazianti che scuotono la sanità, unendo le famiglie in un dolore inaccettabile. A ricordare l’accaduto il padre Marco: dodici indagati tra medici e infermieri. A marzo si deciderà sul loro rinvio a giudizio. Riemerge un’altra storia che alimenta il terremoto che sta scuotendo il nosocomio partenopeo.

La morte di Domenico riapre una ferita

Marco condivide il lacerante dolore per la perdita del figlio, un dramma che la sua famiglia rivive quotidianamente da oltre un anno. L’uomo rievoca con precisione quella notte terribile in cui il direttore sanitario convocò i genitori per comunicare ufficialmente il decesso del neonato. Secondo il racconto del padre, i medici attribuirono la morte del piccolo a un improvviso arresto cardiaco.

In un momento di estrema vulnerabilità, mentre la coppia stava ancora elaborando il trauma iniziale della notizia, il personale della struttura suggerì loro di procedere con la cremazione del corpo. Questo dettaglio appare oggi particolarmente significativo alla luce delle indagini in corso, poiché la pratica della cremazione avrebbe potuto cancellare prove fondamentali.

“La vicenda della mamma di Domenico – ha detto Marco – la stiamo vivendo da un anno. Quella notte fummo convocati dal direttore il quale ci comunicò che nostro figlio non c’era più. Ci fu detto che aveva avuto un arresto cardiaco ed eravamo ancora in lacrime quando ci fu consigliato di cremarlo”.

Marco sottolinea come la loro sofferenza sia stata amplificata dalle modalità della comunicazione e dalle raccomandazioni ricevute in ospedale. La famiglia, oggi parte attiva nella ricerca della verità, attende che la giustizia faccia chiarezza sulle responsabilità dei dodici indagati. Il loro obiettivo rimane quello di ottenere giustizia per una vita spezzata troppo presto e di evitare che simili tragedie si ripetano.

Ospedale Monaldi di Napoli
Ospedale Monaldi di Napoli

La proposta di cremazione e il rifiuto dei genitori

Il papà di Christian riferisce che il personale ospedaliero aveva già predisposto tutta la documentazione necessaria, mostrando un’insistenza tale da insospettire profondamente la famiglia. I genitori, percependo che qualcosa non tornava nel racconto dei medici, hanno quindi rifiutato fermamente la proposta di cremazione, preferendo richiedere l’esecuzione di un’autopsia.

Questa decisione si è rivelata determinante per le indagini successive. I consulenti tecnici nominati dalla Procura, infatti, hanno esaminato i fatti riscontrando gravi negligenze. La loro relazione evidenzia che la condotta del personale sanitario non è stata affatto corretta né adeguata alla delicatezza del caso pediatrico. Gli esperti sottolineano come l’operato dei medici non sia stato conforme alle buone pratiche clinico-assistenziali previste dai protocolli sanitari.

Sulla base di questi rilievi tecnici, la magistratura ha ravvisato chiari profili di responsabilità a carico degli indagati. Il rifiuto opposto da Marco ha permesso di portare alla luce una realtà che, altrimenti, sarebbe rimasta sepolta, dando inizio alla battaglia legale per ottenere giustizia per il piccolo Christian.

Christian era un bambino sano

I consulenti tecnici della Procura confermano che il neonato godeva di ottima salute prima dell’evento fatale. La relazione peritale attribuisce il decesso a una grave perforazione cardiaca, causata dalla dislocazione accidentale di un catetere. Tale errore procedurale ha provocato la fuoriuscita di liquido parenterale, innescando una crisi irreversibile.

I periti sottolineano come questa lesione abbia determinato l’improvvisa insufficienza cardio-respiratoria che ha stroncato la vita del piccolo. Il documento evidenzia dunque un nesso causale diretto tra l’operato del personale sanitario e la tragedia, smentendo l’ipotesi di cause naturali e rafforzando le accuse di responsabilità medica nel caso del piccolo Christian.

“Il neonato era sano – scrissero i consulenti – e il decesso è da considerarsi come conseguenza della perforazione cardiaca da dislocazione del catetere con fuoriuscita del liquido parenterale ed insufficienza cardio respiratoria”.

Vicinanza alla mamma di Domenico: “Siamo distrutti come lo è Patrizia”

La madre di Christian esprime una volontà incrollabile di non arrendersi, pretendendo che la giustizia faccia piena luce sulla scomparsa prematura di suo figlio. La donna invoca con forza la verità su una vita spezzata, sottolineando come il dolore stia logorando la sua famiglia.

“Voglio che la giustizia mi restituisca la verità su una vita spezzata – ha tuonato – siamo distrutti come lo è Patrizia per Domenico”.

Nel suo sfogo, la madre manifesta una profonda solidarietà verso Patrizia, la mamma del piccolo Domenico, accomunando i due drammi in un unico sentimento di distruzione emotiva. Questo legame tra le due vicende evidenzia il desiderio di riscatto contro le presunte negligenze sanitarie che hanno colpito entrambi i bambini al Monaldi.


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