La famiglia Caliendo sollecita l’ospedale a chiarire i fatti sull’espianto del cuore destinato al piccolo Domenico
I carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità (Nas) di Trento hanno effettuato oggi accertamenti all’ospedale di Bolzano sulle procedure adottate lo scorso 23 dicembre. Queste procedure riguardano il giorno in cui è stato espiantato il cuore di un bambino di 4 anni destinato al piccolo Domenico. L’organo, secondo quanto emerso, si è danneggiato prima del trapianto. Pertanto, gli accertamenti mirano a chiarire eventuali responsabilità. In attesa dell’ispezione del Ministero della Salute, prevista per domattina, i militari hanno acquisito documentazione chiave. Tra questi documenti c’è l’elenco del personale coinvolto in tutte le fasi dell’espianto, dal prelievo al trasporto. Al momento non risultano nuovi indagati oltre ai sette già iscritti nel registro. Tutti gli iscritti sono professionisti dell’ospedale Monaldi di Napoli.
La richiesta di chiarezza del legale della famiglia
Il nodo centrale della vicenda riguarda ora le dichiarazioni fornite dall’ospedale Monaldi al Centro Nazionale Trapianti (Cnt). Inoltre, la questione riguarda le criticità segnalate dalla relazione del Dipartimento Salute della Provincia di Bolzano. Il legale della famiglia Caliendo, Francesco Petruzzi, ha sollecitato una presa di posizione ufficiale dell’ospedale. “A noi che Domenico fosse morto con il cuore danneggiato nel petto era già chiaro. Ora vogliamo capire se l’ipotesi riportata dalla relazione di Bolzano — secondo cui il cuore danneggiato sarebbe stato trapiantato ed espiantato — sia frutto di dichiarazioni mendaci da parte del Monaldi al Cnt o di una ricostruzione errata dell’ospedale bolzanino”, ha dichiarato Petruzzi all’Ansa.
Il legale ha chiesto al Monaldi di convocare una conferenza stampa: “A parlare deve essere la direzione generale, non gli indagati. In questo modo il Monaldi potrà prendere pubblicamente le distanze dalle gravi accuse provenienti da Bolzano”. Petruzzi ha inoltre evidenziato l’importanza di chiarire il ruolo dei professionisti coinvolti. “Vogliamo sapere quanti espianti avesse al suo attivo come primo operatore la dottoressa Farina, cardiochirurgo del team inviato in Alto Adige”.
Accertamenti del Nas e prossimi sviluppi
I Nas hanno concentrato le verifiche sulle procedure operative e sulla documentazione relativa all’espianto e al trasporto dell’organo. L’obiettivo è ricostruire con precisione ogni fase dell’intervento e stabilire se siano state rispettate le linee guida nazionali per i trapianti pediatrici. La visita precede l’ispezione ufficiale del Ministero della Salute, che dovrà valutare eventuali responsabilità cliniche e organizzative e assicurare trasparenza nei processi di trapianto.

Il contesto del caso
Domenico, di soli due anni, era stato sottoposto al trapianto di cuore al Monaldi di Napoli lo scorso 23 dicembre. Poche ore prima dell’intervento, secondo quanto riportato dalla madre, il medico aveva dichiarato il bambino trapiantabile. Tuttavia, il cuore si rivelò danneggiato, rendendo l’operazione impossibile. Questo ha portato al decesso del piccolo. L’inchiesta della Procura di Napoli mira a chiarire eventuali responsabilità nella gestione dell’intervento e nelle comunicazioni ai familiari. Intende anche verificare se le decisioni dei medici siano state influenzate da fattori non strettamente clinici. L’audio depositato oggi dalla madre potrebbe costituire una prova rilevante per comprendere la condizione emotiva e professionale del medico. Inoltre, chiarirebbe la gestione delle scelte cliniche dell’équipe. “In quell’audio si sente il dottor Oppido comunicare la diagnosi infausta e, rispondendo alle domande della madre, ammettere di aver dichiarato il bambino trapiantabile solo per disperazione – ha sottolineato l’avvocato Petruzzi -. Riteniamo che questo elemento sia determinante ai fini dell’indagine, perché evidenzia un’ingerenza del medico in tutte le scelte del team e la sua mancanza di serenità nel continuare a svolgere il ruolo di curante“.
Le implicazioni della vicenda
La vicenda ha sollevato interrogativi sull’organizzazione dei trapianti pediatrici e sulla comunicazione tra strutture ospedaliere e autorità sanitarie. Le dichiarazioni del legale della famiglia sottolineano la necessità di chiarire con trasparenza ogni passaggio dell’operazione. Ciò è importante sia per responsabilità professionale sia per rassicurare le famiglie coinvolte in percorsi di trapianto. Per il momento, l’indagine resta concentrata sui sette professionisti già iscritti nel registro degli indagati, senza nuovi iscritti. Nel frattempo, la direzione generale del Monaldi è chiamata a rispondere pubblicamente alle richieste di chiarimento della famiglia Caliendo.


