Patrizia, la mamma del piccolo Domenico
Patrizia, la mamma del piccolo Domenico

23 Febbraio 2026

Cristina Siciliano

Nasce la Fondazione Domenico Caliendo, la mamma Patrizia: “Nessun bambino deve soffrire come lui”

Il bambino di due anni è deceduto il 21 febbraio dopo un trapianto di cuore iniziato il 23 dicembre; la Procura di Napoli indaga su trasporto e conservazione dell’organo

È morto sabato 21 febbraio all’ospedale Monaldi di Napoli, Domenico, il bambino di due anni e quattro mesi ricoverato dal 23 dicembre dopo un trapianto di cuore. La vicenda è ora al centro di un’inchiesta della Procura di Napoli. Quest’ultima dovrà chiarire le modalità di trasporto e conservazione dell’organo impiantato. La madre, Patrizia Mercolino, ha annunciato la nascita della Fondazione Domenico Caliendo. L’obiettivo è sensibilizzare sul tema dei trapianti pediatrici e chiedere che venga fatta piena luce su quanto accaduto. La madre ha sottolineato: “Non accada più a nessun altro bambino e che nessun’altra famiglia provi il dolore che stiamo provando noi in questo momento”. Prima di firmare l’atto notarile, Patrizia ha ribadito: “Non voglio dire nulla sull’ospedale, so che la giustizia farà il suo corso, ma è arrivato il momento della verità. Confido nelle autorità, che sapranno scoprire la verità”.

Le parole della madre e la nascita della Fondazione

Vedremo come meglio utilizzare questa fondazione. Nessuna famiglia deve soffrire più come la mia“. La Fondazione Domenico Caliendo nasce con l’intento dichiarato di sensibilizzare sul tema dei trapianti. Inoltre, vuole fare in modo che “non accada più a nessun altro bambino” quanto vissuto dalla famiglia. “Non bisogna dimenticare Domenico, la sua storia”, ha detto la madre. Ha sottolineato che l’obiettivo è evitare che altre famiglie affrontino lo stesso dolore. L’inchiesta giudiziaria dovrà ora chiarire le responsabilità. Dovrà anche verificare se vi siano state irregolarità nelle procedure. Parallelamente, la nascita della Fondazione segna l’inizio di un’iniziativa civile. Quest’ultima intende tenere alta l’attenzione sulla sicurezza e sulla trasparenza nei trapianti pediatrici.

Il trapianto del 23 dicembre e il coma farmacologico

La storia comincia il 23 dicembre scorso. Domenico, affetto da cardiopatia dilatativa, entra in sala operatoria al Monaldi per sottoporsi a un trapianto di cuore. Secondo quanto riferito ai familiari, l’intervento non avrebbe avuto l’esito sperato. In effetti, il cuore impiantato non sarebbe “partito” come previsto. Da quel momento il bambino non si è più risvegliato. È rimasto per circa due mesi in coma farmacologico, sostenuto dall’Ecmo, il sistema di ossigenazione extracorporea. Tale sistema viene utilizzato nei casi più gravi per mantenere in vita il paziente. In questi casi, cuore e polmoni non riescono a funzionare autonomamente.

I dubbi sulla conservazione del cuore e l’inchiesta della Procura

Nei giorni successivi all’intervento sono emersi dubbi sulle modalità di trasporto e conservazione dell’organo. Secondo la ricostruzione riportata dalla stampa, il cuore sarebbe arrivato da Bolzano e sarebbe stato conservato con ghiaccio secco, a temperature ritenute incompatibili con la corretta preservazione, invece che con ghiaccio tradizionale. Il danno sarebbe stato riscontrato solo all’apertura del contenitore. Nel frattempo, il cuore del bambino era già stato espiantato e non più reimpiantabile. Il cardiochirurgo si sarebbe quindi trovato nella condizione di dover impiantare l’unico organo disponibile. Doveva farlo per non lasciare il piccolo senza alcuna possibilità. È stato inoltre riferito che il team sarebbe partito con un contenitore isotermico non di ultima generazione. Questo contenitore era privo di termostato, benché presso la struttura fossero disponibili box tecnologicamente più avanzati.

Le indagini dovranno verificare il rispetto dei protocolli. Dovranno anche verificare le scelte compiute in sala operatoria. La Procura di Napoli ha iscritto nel registro degli indagati sei persone (medici e operatori sanitari) coinvolti nelle fasi di espianto e trapianto. L’ipotesi iniziale di reato era lesioni gravi colpose. Dopo la morte del bambino la contestazione potrebbe essere riformulata.

Il piccolo Domenico
Il piccolo Domenico

Sette indagati per omicidio colposo

Le indagini sulla morte di Domenico Caliendo hanno visto crescere il numero degli indagati a sette: si è aggiunta alla lista una dirigente medico dell’ospedale Monaldi. L’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, ha depositato un’integrazione di querela chiedendo di inasprire l’ipotesi di accusa da omicidio colposo a omicidio volontario con dolo eventuale. Secondo il legale, il trapianto avrebbe potuto essere rinviato: “Domenico non era un bambino moribondo, attendeva un cuore da due anni e avrebbe potuto aspettare ancora. Nella cartella clinica non risulta alcun ‘ok’ formale sulla verifica della validità e dell’integrità dell’organo arrivato”. Mentre la città si stringe attorno alla famiglia, l’attenzione resta alta sulle decisioni del GIP di Napoli in merito all’incidente probatorio. La madre di Domenico ha ribadito la sua fiducia nelle istituzioni: “È arrivato il momento della verità. Le autorità faranno il loro lavoro e verrà scoperto tutto”.

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