Tribunale di Torre Annunziata.
Tribunale di Torre Annunziata.
📍 Torre Annunziata

23 Febbraio 2026

Chiara Imbimbo

Torre Annunziata: a processo per maltrattamenti, mostra al giudice video intimi della sua ex

La difesa punta a smontare l’attendibilità della 37enne, mentre la parte civile denuncia un tentativo di umiliazione pubblica della donna.

Un uomo di 30 anni risponde di gravi maltrattamenti contro l’ex compagna, tatuatrice minacciata di morte e mutilazione. Secondo le accuse, l’imputato avrebbe promesso di “spezzarle le mani” per impedirle di lavorare. Per scagionarsi dalle denunce, la difesa ha presentato al giudice video intimi della donna, sostenendo una diversa natura del rapporto e contestando la versione della vittima. La strategia della difesa fa emergere il nodo di un possibile tentativo di screditare l’immagine della vittima.

Video intimi mostrati per la difesa

Il processo presso il Tribunale di Torre Annunziata vede come protagonista un trentenne di Sorrento, figlio di un noto ristoratore, accusato di gravi maltrattamenti. L’imputato ha scelto una linea difensiva controversa: ha mostrato al giudice diversi frame di video erotici della vittima per metterne in dubbio la credibilità e l’attendibilità. La difesa utilizza questo materiale sensibile per contestare la versione dell’ex compagna, attualmente parte offesa nel procedimento.

Sul fronte cautelare, la gip Emanuela Cozzitorto ha disposto gli arresti domiciliari per l’uomo, aggravando le misure precedenti. L’indagato, infatti, aveva già violato sistematicamente sia il divieto di avvicinamento con braccialetto elettronico sia il successivo divieto di dimora. Alla luce di queste trasgressioni, la pm Giuliana Moccia ha ottenuto il giudizio immediato. Le accuse delineano un quadro di persecuzioni e minacce violente, tra cui l’intento di impedire alla donna di esercitare la sua professione di tatuatrice. Il dibattimento dovrà ora stabilire se la produzione dei filmati intimi sia pertinente alla difesa o se costituisca un’ulteriore forma di prevaricazione nei confronti della vittima.

Le accuse di maltrattamenti, lesioni e stalking

Il quadro accusatorio contro il trentenne sorrentino delinea un regime di persecuzione e violenza, consumatosi tra il 2023 e l’inizio del 2025. L’uomo deve rispondere di maltrattamenti, lesioni e stalking per una serie di episodi scatenati dalla volontà della vittima, una tatuatrice di 37 anni, di troncare la relazione a causa dei continui tradimenti.

Secondo la Procura, l’imputato avrebbe aggredito fisicamente la donna in più occasioni: nell’ottobre 2023 la colpì con schiaffi e ciabatte fino a causarle un occhio nero, arrivando persino a segregarla in casa mentre lei tentava di andarsene con le valigie. L’escalation di violenza è proseguita fino a gennaio 2025, quando l’uomo l’ha strattonata per il marsupio facendola cadere e battere violentemente la testa contro il muro. Parallelamente alle aggressioni fisiche, il trentenne ha messo in atto un monitoraggio asfissiante tramite un localizzatore GPS installato sull’auto della ex, pedinamenti costanti e messaggi molesti a parenti e amici. Per giustificare tali condotte, l’uomo ha sistematicamente denigrato la vittima, etichettandola come “pazza e visionaria” nel tentativo di delegittimare i suoi racconti.

Carabinieri
Carabinieri

Gli screenshot con pose sessuali per screditare l’immagine della donna

L’ultima udienza del processo ha acceso un violento scontro in aula a causa della controversa strategia dei legali del trentenne. La difesa ha depositato nel fascicolo processuale una serie di screenshot e fermi-immagine estrapolati dallo smartphone dell’imputato tramite una consulenza tecnica informatica. Questi file ritraggono la vittima in pose sessuali esplicite e atti di autoerotismo, materiale che risalirebbe al periodo tra novembre e dicembre 2024.

L’avvocato di parte civile, Angelo Morreale, ha reagito con durissima fermezza, denunciando un palese tentativo di vittimizzazione secondaria. Il legale sostiene che la produzione di tali immagini intime miri esclusivamente a discreditare l’immagine della donna, cercando di minarne la dignità personale piuttosto che rispondere ai gravi capi di imputazione come maltrattamenti e stalking. La vittima, dal canto suo, non dispone più delle chat originali poiché ha scelto di cancellare ogni contatto con l’ex compagno dopo la rottura. Il giudice ha ora rinviato il dibattimento alle udienze del 4 e 5 marzo 2026, quando dovrà valutare l’ammissibilità di tali prove e il loro reale nesso con i reati contestati.

Le accuse della difesa della vittima: “Umiliazione pubblica”

L’avvocato Angelo Morreale, che cura le difesa della 37enne, ha duramente attaccato la difesa, definendo il deposito dei video intimi come una deliberata volontà di screditare la vittima. Secondo il legale, per dimostrare l’esistenza di rapporti consenzienti sarebbe bastata la semplice messaggistica. Ha infine accusato l’imputato di voler solo “sputtanare” la donna, attuando una violenta e superflua umiliazione pubblica.

“Dentro questa aula non ci sono solo figure, macchine che non hanno sentimenti – ha detto – ma tutti noi siamo pure uomini e questo deposito ha comportato il fatto che anche io, che non c’entravo niente e che non mi interessa, ho visto i fotogrammi sessuali della mia cliente”.

Per i difensori dell’imputato si tratta di un “passaggio necessario”

I difensori dell’imputato respingono fermamente le accuse, proclamando l’innocenza del trentenne e giustificando il deposito dei video come passaggio obbligato per ricostruire il legame. Secondo i legali, le chat e i frame erotici rappresentano l’unico mezzo di difesa per dimostrare l’inattendibilità della donna e chiarire la reale natura del rapporto prima della denuncia.

Il giudice monocratico, pur non avendo ancora visionato i contenuti sensibili, ha sciolto la riserva dichiarando le prove pertinenti al caso. Il magistrato ha precisato che non esiste alcun divieto processuale che ne impedisca l’acquisizione, disponendo quindi l’inserimento delle immagini nel fascicolo del dibattimento. Tuttavia, il giudice ha rivolto un severo monito alle parti, invitando alla massima prudenza nella gestione di materiale così delicato. La decisione segna un punto a favore della strategia difensiva, che punta a smontare la credibilità della persona offesa attraverso la documentazione dei loro scambi privati.

In attesa della sentenza finale

Il giudice ha ammesso i filmati come documenti utili esclusivamente per approfondire la vita intima della coppia, data la particolare natura del caso. Resta comunque intatto il potere del magistrato giudicante di valutare l’effettiva capacità dimostrativa di video e chat rispetto all’intero compendio probatorio. La decisione definitiva dipenderà dunque dal peso che tali prove avranno nel ricostruire la verità processuale.

Il dibattimento proseguirà nelle date già fissate per marzo 2026, quando il Tribunale analizzerà i contenuti depositati per determinare se le dinamiche private della coppia possano influire sulla valutazione delle accuse di maltrattamenti e stalking. La sentenza finale stabilirà se il materiale prodotto dalla difesa sia realmente pertinente ai fini del giudizio.

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