Luciano Capasso scomparso.
Luciano Capasso scomparso.
📍 Qualiano

23 Febbraio 2026

Chiara Imbimbo

Morto a Saint Moritz Luciano Capasso. Accuse alla Svizzera da parte dei familiari: “Soccorsi negati e sarcasmo agghiacciante”

Dall’ultimo messaggio sul GPS militare ai ritardi nel recupero: l’avvocato della famiglia Capasso punta il dito contro la gestione elvetica dell’emergenza.

Luciano Capasso, il venticinquenne travolto da una valanga a Saint Moritz, è stato ritrovato morto dopo cinque giorni. Il ritrovamento del corpo conferma il drammatico epilogo della vicenda sulle montagne svizzere. Il decesso rischia ora di innescare un nuovo, teso caso diplomatico con le autorità elvetiche, riaprendo le ferite e le polemiche mai sopite dopo la precedente tragedia di Crans-Montana.

I familiari denunciano assenza di soccorsi tempestivi e sarcasmo

I familiari di Luciano Capasso, il venticinquenne di Qualiano travolto da una valanga a Saint Moritz, scagliano accuse pesantissime contro la gestione dell’emergenza da parte delle autorità elvetiche. Attraverso le parole del fratello, i parenti denunciano l’assenza di soccorsi tempestivi da parte di Berna. Sostengono, infatti, che nei giorni cruciali della scomparsa non sia stata attivata alcuna procedura di salvataggio efficace. Secondo il racconto dei congiunti, i funzionari svizzeri avrebbero risposto alle loro suppliche con un sarcasmo agghiacciante: invitandoli a rassegnarsi e a preparare i funerali. Tutto questo ancor prima del ritrovamento del corpo.

Il giovane, che lavorava in Svizzera come tuttofare presso un hotel, aveva intrapreso un’escursione all’alba di mercoledì scorso a quota 2.700 metri. Luciano venne sorpreso, poi, da una violenta bufera di neve. I familiari lamentano non solo l’inerzia iniziale, ma anche l’attuale mancanza di un’indagine ufficiale volta a chiarire le dinamiche della tragedia.

“Dalla Svizzera nessun soccorso. Dicevano con sarcasmo preparatevi ai funerali”, afferma il fratello Emmanuel.

Ricerche mai avviate a causa meteo avverso

I fratelli di Luciano Capasso, attualmente in Svizzera per gestire il rimpatrio, denunciano con rabbia l’inerzia e l’insensibilità delle autorità elvetiche. Emmanuel Capasso accusa apertamente i soccorritori di gravi negligenze, sostenendo che le operazioni di ricerca non siano mai state avviate concretamente. Il racconto dei familiari tratteggia un quadro di sarcasmo agghiacciante: giovedì scorso i funzionari avrebbero intimato alla madre di prepararsi per il funerale, mentre il giorno successivo avrebbero risposto con stizza al fratello, affermando di non possedere una “sfera magica” prima di interrompere bruscamente la comunicazione.

Le autorità di Berna giustificano l’immobilità con le avverse condizioni meteo, ma comunicano già l’intenzione di non aprire alcuna indagine ufficiale, concedendo il nulla osta per il rientro della salma a Qualiano. Mentre il feretro potrebbe tornare in Italia già domani, i congiunti attendono di capire se la Procura italiana deciderà di avviare un’inchiesta autonoma per fare luce sulle presunte omissioni. Questa tragedia, segnata da un trattamento umano definito degradante, trasforma il dolore in una richiesta di giustizia internazionale contro il muro di gomma delle istituzioni svizzere.

“Le ricerche non sono mai partite e fin dall’inizio della vicenda – riferisce – giovedì scorso è stato risposto con sarcasmo a mia madre: ‘Preparatevi a un funerale’. Il giorno dopo invece a me hanno detto: ‘Rassegnati, non abbiamo una sfera magica’, chiudendo poi bruscamente la comunicazione. La loro giustificazione è che avessero problemi con il meteo”, dice il fratello di Luciano Capasso.

Per ora nessun esame autoptico

Al momento, sul corpo di Luciano, non è prevista nessuna autopsia. La famiglia Capasso, però, attende l’eventuale apertura di un fascicolo in Italia per procedere con l’autopsia, necessaria a confermare le cause del decesso. Secondo la polizia svizzera, una valanga di categoria 4 ha travolto il giovane, rendendo vani anche soccorsi tempestivi. Tuttavia, l’avvocato Sergio Pisani punta a verificare se le autorità locali avessero diramato correttamente l’allerta valanghe, accertando se la tragedia si potesse evitare con una prevenzione adeguata e comunicazioni più trasparenti.

Luciano Capasso scomparso.
Luciano Capasso scomparso a Saint Moritz.

L’ultimo messaggio di Luciano giovedì 20 febbraio

L’avvocato Sergio Pisani ricostruisce i drammatici momenti seguiti alla scomparsa di Luciano, evidenziando come il cellulare del giovane squillasse a vuoto già da mercoledì. Un inquietante segnale giunge giovedì 20 febbraio dal suo GPS militare, che riporta lo status: “cerco di non morire”. Sebbene il messaggio possa risalire a momenti precedenti, il legale sottolinea che Luciano, in quanto ex militare addestrato, possedeva le competenze necessarie per sopravvivere in condizioni estreme.

 “Luciano non era uno sprovveduto, – precisa l’avvocato Pisani – anzi era un ex militare, addestrato proprio per sopravvivere in situazioni estreme. Avevamo una geolocalizzazione precisa ma il mal tempo non ha consentito un recupero che poi con il sole è stato velocissimo. Mi chiedo se potevano essere utilizzati mezzi quali droni o altro per trovarlo anche nei giorni precedenti”

Nonostante la famiglia avesse fornito una geolocalizzazione precisa, le autorità svizzere hanno atteso il ritorno del sole per un recupero che si è rivelato rapidissimo. Pisani contesta duramente questo ritardo, chiedendo perché non siano stati impiegati droni o tecnologie avanzate per individuare il giovane durante la bufera, anziché rassegnarsi all’immobilismo a causa del maltempo.

In queste ore morti altri due alpinisti

La tragedia di Capasso si inserisce in una scia di sangue che sta colpendo l’intero arco alpino. In queste ore, altri due scialpinisti hanno perso la vita sulle montagne italiane, travolti da masse nevose. La prima vittima è caduta in Valle d’Aosta, sulle pendici della Becca di Nana, mentre la seconda, un cinquantenne, è deceduta a Merano 2000, la località che sovrasta la città del Passirio. Questi drammatici episodi confermano un’allerta valanghe altissima, trasformando le vette in un teatro di morte e alimentando il dibattito sulla sicurezza e sulla prevenzione in alta quota.

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