Mamma Patrizia e il piccolo Domenico.
Mamma Patrizia e il piccolo Domenico.
📍 Napoli

19 Febbraio 2026

Chiara Imbimbo

Per il piccolo Domenico nessuna possibilità di cura nemmeno all’estero. Pace Napoleone: “Il miracolo non lo fa nessuno”

Il cardiochirurgo torna a parlare del piccolo Domenico mostrando fiducia nei colleghi italiani e massima solidarietà alla famiglia.

Il cardiochirurgo Carlo Pace Napoleone, direttore della Cardiochirurgia pediatrica del Regina Margherita di Torino, ha recentemente chiarito la gravità delle condizioni del piccolo Domenico. Ne parla durante un intervento a RTL 102.5. Il medico, membro della task force nazionale giunta a Napoli, ha confermato che la situazione clinica risulta purtroppo irreversibile. E sottolinea come nessun centro specialistico, né in Italia né all’estero, possieda soluzioni miracolose per un quadro così compromesso.

Verificate una serie di complicazioni organiche

Gli specialisti hanno esaminato meticolosamente l’intera documentazione clinica e gli esami prodotti nei due mesi successivi al trapianto di cuore eseguito al Monaldi, rilevando una serie di complicazioni organiche che rendono estremamente rischioso qualsiasi ulteriore tentativo di approccio chirurgico risolutivo.

L’equipe multidisciplinare ha individuato ostacoli insormontabili, tra cui una recente emorragia cerebrale che una nuova circolazione extracorporea rischierebbe di espandere fatalmente. Pace Napoleone ha inoltre evidenziato il parere fortemente scettico dello pneumologo riguardo alla funzionalità dei polmoni, ormai gravemente danneggiati dal prolungato periodo di sofferenza respiratoria. La valutazione collegiale descrive quindi un paziente estremamente fragile, in cui il danno cerebrale incipiente e la compromissione polmonare chiudono ogni spiraglio a nuovi interventi invasivi.  “Hanno respirato poco in questo periodo e hanno subito un danno importante. Lo pneumologo era molto scettico sulla possibilità che potessero riprendere a funzionare”, afferma Carlo Pace Napoleone.

Professore Carlo Pace Napoleone
Professore Carlo Pace Napoleone

“Non avrebbe sopportato un nuovo intervento a cuore aperto”

Il cardiochirurgo Carlo Pace Napoleone ha evidenziato come una recente crisi settica abbia ulteriormente aggravato il già precario quadro clinico del piccolo Domenico. Questa infezione sistemica ha indebolito profondamente l’organismo del bambino, rendendo la situazione ancora più drammatica e complessa da gestire per l’intero staff medico. Durante il sopralluogo, la task force ha eseguito un’ecocardiografia in diretta per monitorare in tempo reale la funzionalità cardiaca, confermando purtroppo i timori dei giorni precedenti.

“Abbiamo ripetuto l’ecocardiografia in diretta: il bambino non avrebbe potuto sopportare un nuovo intervento a cuore aperto”, dice il cardiochirurgo.

I risultati di questo esame strumentale hanno dimostrato che il cuore non possedeva più la forza necessaria per affrontare lo stress di un’operazione. Il chirurgo ha infatti ribadito che il piccolo non avrebbe mai sopportato un nuovo e invasivo intervento a cuore aperto, poiché il suo corpo non avrebbe retto l’impatto della procedura. La combinazione tra il danno polmonare, l’emorragia cerebrale e lo stato infettivo ha indotto gli specialisti a riconoscere l’impossibilità di procedere con ulteriori tentativi chirurgici, confermando la natura estremamente critica e ormai irreversibile delle condizioni generali del paziente.

Bocciate le ipotesi di cure all’estero: “Il miracolo non lo fa nessuno”

Riguardo l’eventuale trasferimento all’estero, il cardiochirurgo Carlo Pace Napoleone chiarisce che la professionalità dei medici italiani non teme confronti internazionali. Pur ammettendo che altri Paesi possano disporre di maggiori risorse, il medico afferma con decisione che “il miracolo non lo fa nessuno”, né negli Stati Uniti né in Europa. Egli ritiene che alimentare false speranze nella madre sia del tutto fuori luogo, pur comprendendo il bisogno umano di esplorare ogni via per avere la certezza di aver tentato il possibile.

“Non lo fa nessuno né in Italia, né negli Stati Uniti, né in Germania o in Inghilterra. Illudere la mamma che si possa fare qualcosa è fuori luogo“, afferma.

Attualmente, i macchinari sostengono le funzioni vitali del piccolo, ma lo specialista invita a una riflessione etica sulla dignità della fine. Sebbene la tecnologia permetta di prolungare artificialmente la vita, la task force ha dovuto ammettere che non sussistono più margini di guarigione. Il chirurgo suggerisce quindi di evitare uno strazio prolungato per il bambino e per i suoi cari, sottolineando l’importanza di “curare anche chi rimane”. La responsabilità dell’ultima, difficilissima decisione sulle cure ricadrà ora interamente sui medici del Monaldi, che dovranno gestire la delicata fase finale del percorso clinico di Domenico.

Permane il nodo dell’utilizzo del ghiaccio secco

l cardiochirurgo Carlo Pace Napoleone individua nell’impiego del ghiaccio secco l’errore tecnico fondamentale che ha compromesso l’organo. Egli spiega che questa sostanza appartiene esclusivamente alla conservazione dei tessuti nelle banche biologiche e non alle sale operatorie, dove il protocollo trentennale prevede il ghiaccio tradizionale per mantenere il cuore tra i 4 e gli 8 gradi. Il medico sottolinea inoltre che, una volta riscontrato il congelamento, il chirurgo del Monaldi non poteva più interrompere la procedura, poiché la tempistica serrata del trapianto impone di non sprecare nemmeno un minuto, rendendo il percorso ormai irreversibile.

“Il cuore era congelato, non bruciato né carbonizzato”, precisa. “È stato quindi sottoposto a una procedura di scongelamento, come avviene per altri tessuti. Nessuno poteva sapere quanto fosse stato danneggiato. Il collega ha correttamente impiantato il nuovo organo, perché il cuore precedente era sicuramente non più recuperabile.”

Le parole del cardiochirurgo Carlo Pace Napoleone, dunque, pongono fine anche alla speranza di un’eventuale soluzione estera.

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