L’uomo, 68 anni, era stato colpito con calci e pugni il 24 gennaio; il presunto aggressore è ai domiciliari e l’accusa potrebbe cambiare
Mario Capobianco, 68 anni, è morto il 14 febbraio all’ospedale “San Pio” di Benevento, dove era ricoverato dal 24 gennaio dopo un’aggressione avvenuta nel rione Libertà. Era stato colpito con calci e pugni al termine di una discussione e aveva riportato gravi lesioni alla testa. Per l’aggressione è indagato un uomo di 37 anni, già posto agli arresti domiciliari con l’accusa di lesioni personali gravissime. Dopo il decesso, la qualificazione giuridica del fatto potrebbe cambiare. L’avvocato Vittorio Fucci, legale della vittima e della moglie, ha dichiarato che «si profila l’omicidio volontario», ipotizzando una riqualificazione del capo d’imputazione.
L’aggressione del 24 gennaio
L’episodio risale alla sera del 24 gennaio, quando nel rione Libertà, quartiere della città di Benevento, sarebbe scoppiata una discussione legata a una questione sentimentale che riguardava un familiare della vittima. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri, il 37enne avrebbe colpito Capobianco ripetutamente con calci e pugni, anche mentre si trovava a terra. Le lesioni riportate alla testa sono apparse fin da subito molto gravi. L’uomo è stato trasportato d’urgenza all’ospedale “San Pio”, dove è rimasto ricoverato per circa tre settimane in condizioni critiche, fino al decesso avvenuto il 14 febbraio. Durante l’aggressione è rimasta ferita anche la moglie di Capobianco, intervenuta per difendere il marito. La donna ha riportato lesioni personali ed è stata medicata al pronto soccorso dello stesso ospedale.
Le indagini e la misura cautelare
Nei giorni successivi ai fatti, i carabinieri hanno avviato le indagini coordinate dalla Procura della Repubblica di Benevento. Al termine degli accertamenti preliminari, il 37enne è stato posto agli arresti domiciliari su richiesta dell’autorità giudiziaria, con l’accusa di lesioni personali gravissime. La misura cautelare era stata disposta sulla base degli elementi raccolti nella fase iniziale dell’inchiesta e in considerazione della gravità delle condizioni della vittima. Fino al momento del decesso, il procedimento era incentrato sulla contestazione delle lesioni. La morte di Capobianco introduce ora un elemento nuovo nell’iter giudiziario. In casi di questo tipo, l’autorità giudiziaria deve accertare il nesso causale tra l’aggressione e il decesso, anche attraverso eventuali accertamenti medico-legali.

La possibile riqualificazione in omicidio
Il passaggio da lesioni gravissime a omicidio volontario non è automatico, ma dipende dalla valutazione complessiva degli atti e dagli esiti tecnici che verranno acquisiti. La dichiarazione del legale della famiglia segnala la direzione che potrebbe prendere l’inchiesta, ma la decisione spetta alla Procura. «Si profila l’omicidio volontario», ha affermato l’avvocato Vittorio Fucci, sottolineando come il decesso sopravvenuto possa determinare una modifica del capo d’imputazione. Una eventuale riqualificazione inciderebbe in modo significativo sul procedimento e sulle pene previste. Resta ferma, in questa fase, la presunzione di innocenza dell’indagato fino a eventuale sentenza definitiva. L’evoluzione dell’inchiesta dipenderà dagli accertamenti tecnici e dalle determinazioni dell’autorità giudiziaria nei prossimi giorni. La morte del 68enne, avvenuta a distanza di settimane dall’aggressione, segna un passaggio rilevante nel caso: trasforma un’indagine per lesioni in un procedimento che potrebbe riguardare un’ipotesi di omicidio, ridefinendo il quadro delle responsabilità da accertare.


