La delibera regionale sulla riorganizzazione scolastica a Benevento solleva forti polemiche. La creazione di un unico istituto con oltre 1.600 alunni viene criticata per le ricadute organizzative e territoriali
L’intenzione della Regione Campania di accorpare due istituti scolastici di Benevento sta suscitando un acceso dibattito, con una forte opposizione da parte delle comunità scolastiche locali e delle forze politiche. L’obiettivo della delibera regionale sul dimensionamento scolastico è quello di ottimizzare le risorse e razionalizzare l’offerta educativa, ma la soluzione proposta, che prevede la fusione dell’Istituto Comprensivo Sant’Angelo a Sasso e dell’Istituto Moscati, sta sollevando preoccupazioni significative.
La proposta prevede la creazione di una mega-scuola con oltre 1.600 studenti, un numero che, secondo i critici, rischia di compromettere la qualità dell’offerta formativa e la gestione dell’intera struttura. Tra i principali oppositori c’è il consigliere regionale di Forza Italia, Fernando Errico, che contesta la decisione e sollecita una revisione della delibera.
La delibera regionale: l’accorpamento tra Sant’Angelo a Sasso e Moscati
La delibera regionale sul dimensionamento scolastico per il 2026-2027 ha previsto l’accorpamento di due scuole con caratteristiche molto diverse tra loro. L’Istituto Comprensivo Sant’Angelo a Sasso, con 1.026 alunni, e l’Istituto Moscati, con 628 alunni, si troverebbero ad essere uniti in un unico polo scolastico. Il risultato sarebbe una scuola con oltre 1.600 alunni, una dimensione nettamente superiore alla media degli altri istituti della città.
L’intento della Regione è quello di ridurre i costi e ottimizzare la gestione delle risorse, ma la proposta non tiene conto delle specificità territoriali e organizzative. Le scuole coinvolte sono infatti situate in contesti urbani differenti: Sant’Angelo a Sasso si trova in una zona residenziale, mentre il Moscati è ubicato nel più centrale rione Ferrovia. L’assenza di continuità territoriale tra le due sedi solleva dubbi circa la funzionalità dell’accorpamento, soprattutto per le famiglie e gli studenti, che si troverebbero a dover affrontare spostamenti significativi.

Le ricadute critiche dell’accorpamento
Il punto cruciale della contestazione riguarda le ricadute pratiche e organizzative che un polo scolastico di tale dimensione potrebbe comportare. Secondo Errico, l’idea di unificare due scuole con numeri così elevati potrebbe risultare inefficace sotto diversi aspetti. «La gestione di un istituto con oltre 1.600 alunni e 250 unità di personale amministrativo sarebbe estremamente complessa e poco funzionale», ha affermato il consigliere regionale. A detta sua, un’istituzione di queste dimensioni non sarebbe facile da governare né sul piano amministrativo né su quello didattico, con un rischio concreto di impattare negativamente sulla qualità dell’offerta formativa.
Errico ha anche messo in evidenza la difficoltà di coordinare le attività didattiche e amministrative di una scuola così grande, considerando che le due istituzioni coinvolte hanno storie, esigenze e caratteristiche molto diverse. L’idea di fondere scuole con una cultura organizzativa propria rischierebbe di minare l’efficacia delle metodologie didattiche, soprattutto per quanto riguarda l’attenzione ai singoli bisogni degli studenti.
Il rischio di una scuola “unica” poco funzionale
Oltre alle difficoltà di gestione, l’altro punto contestato riguarda l’impatto sulla qualità dei servizi scolastici. L’accorpamento, infatti, porterebbe alla creazione di una maxi-scuola che non solo sarebbe difficile da gestire, ma che potrebbe anche ridurre la capacità di soddisfare le esigenze specifiche delle famiglie. «Accorpare due scuole di queste dimensioni non solo crea difficoltà organizzative, ma rischia anche di annullare la qualità dei servizi offerti, mettendo in difficoltà le famiglie che si troverebbero a gestire spostamenti più complessi e un’organizzazione scolastica meno flessibile», ha aggiunto Errico.
Le scuole coinvolte si trovano in due zone della città con caratteristiche molto diverse: mentre il Sant’Angelo a Sasso si trova in un quartiere residenziale, il Moscati è nel cuore della città. Le differenze nei contesti socio-economici e nelle esigenze degli studenti potrebbero portare a una difficile integrazione, con il rischio di appiattire le specificità didattiche di ciascun istituto.
La contestazione politica e territoriale
Al di là delle considerazioni tecniche, c’è anche un forte elemento politico e territoriale nella contestazione. L’accorpamento rischia di ridurre il numero di istituti autonomi a Benevento, concentrando l’offerta educativa in pochi grandi poli. Questo tipo di centralizzazione, a giudizio di Errico e dei suoi sostenitori, potrebbe penalizzare le realtà locali e indebolire la capacità delle scuole di rispondere in modo mirato alle necessità del territorio.
L’opposizione alla delibera non si limita alle dichiarazioni di Errico. La comunità scolastica ha già reagito con una mobilitazione pubblica, che ha incluso un corteo e una serie di incontri pubblici. Il Consiglio d’Istituto del Sant’Angelo a Sasso ha discusso la questione con i genitori e il personale scolastico, con l’obiettivo di difendere l’autonomia dell’istituto e prevenire l’integrazione con l’Istituto Moscati. In caso di mancata revisione della delibera, non è escluso che la questione possa finire nelle aule di tribunale.
La contestazione politica e territoriale
Al di là delle considerazioni tecniche, c’è anche un forte elemento politico e territoriale nella contestazione. L’accorpamento rischia di ridurre il numero di istituti autonomi a Benevento, concentrando l’offerta educativa in pochi grandi poli. Questo tipo di centralizzazione, a giudizio di Errico e dei suoi sostenitori, potrebbe penalizzare le realtà locali e indebolire la capacità delle scuole di rispondere in modo mirato alle necessità del territorio.
La proposta di creare una scuola unica da oltre 1.600 alunni viene letta non solo come un’operazione amministrativa, ma anche come una scelta che centralizza troppo il sistema educativo, riducendo la varietà e la personalizzazione dell’offerta formativa. Si apre così un conflitto tra l’efficienza dell’organizzazione scolastica e le specificità territoriali che rischiano di venire schiacciate dalla logica della razionalizzazione. La discussione, dunque, resta aperta, con la possibilità che le scelte della Regione Campania vengano riviste alla luce delle forti resistenze che stanno emergendo.


