Carcere di Poggioreale
Carcere di Poggioreale

10 Febbraio 2026

Cristina Siciliano

Poggioreale e le carceri campane: sovraffollamento oltre la soglia di gestione, i numeri

In Campania gli istituti penitenziari superano stabilmente i limiti di capienza: il dato non descrive solo un’emergenza strutturale, ma produce effetti diretti sulle condizioni di vita, sulla sicurezza e sul lavoro negli istituti

Il sovraffollamento carcerario in Italia ha superato una soglia che non può più essere considerata emergenziale, ma strutturale. I dati aggiornati a febbraio 2026 parlano di un tasso nazionale del 138,26%, con oltre 63 mila persone detenute a fronte di poco più di 46 mila posti effettivamente disponibili. In Campania la situazione è ancora più critica: diversi istituti superano ampiamente la soglia del 150%, e la casa circondariale di Napoli Poggioreale raggiunge il 167% di affollamento. Numeri che non restano astratti, ma si traducono in conseguenze quotidiane.

Un sistema oltre la capienza reale

Il primo elemento che emerge dai dati è la distanza crescente tra capienza regolamentare e posti effettivamente utilizzabili. A livello nazionale, su oltre 51 mila posti teorici, più di 5.100 risultano non disponibili a causa di lavori, inagibilità o carenze strutturali. Questo significa che il sovraffollamento non è solo il prodotto dell’aumento della popolazione detenuta, ma anche del progressivo deterioramento degli edifici penitenziari.

In Campania il quadro è aggravato dalla concentrazione di istituti storicamente sovraccarichi. Poggioreale ospita 2.194 detenuti a fronte di 1.313 posti disponibili. Salerno supera il 160 per cento, Benevento il 160, Sant’Angelo dei Lombardi il 156, Santa Maria Capua Vetere il 153. In molti casi si tratta di strutture pensate per numeri molto più bassi e mai adeguate a una pressione così costante.

Le richieste di intervento e le responsabilità istituzionali

A lanciare l’allarme è il garante campano delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello, che collega esplicitamente sovraffollamento e compressione dei diritti fondamentali. “Il sovraffollamento, unito alla grave carenza di personale, incide direttamente sulle condizioni di vita delle persone detenute e sulle condizioni di lavoro degli operatori penitenziari”, ha spiegato Ciambriello.

La prima conseguenza diretta del sovraffollamento riguarda le condizioni materiali di detenzione. Celle progettate per due persone ne ospitano tre o quattro, con spazi vitali ridotti sotto i parametri indicati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. “L’accesso alle attività trattamentali, al lavoro interno, alla formazione e persino all’aria aperta diventa irregolare – sottolinea -. La funzione rieducativa della pena prevista dall’articolo 27 della Costituzione rischia di restare solo formale. La detenzione si riduce alla gestione della presenza fisica delle persone, senza strumenti adeguati per il reinserimento sociale“.

La pressione sul personale penitenziario

Un secondo livello di conseguenze riguarda chi lavora negli istituti. A Poggioreale, a fronte di un organico previsto di 828 unità di polizia penitenziaria, ne mancano 167, pari a oltre il 20%. Questo significa turni più lunghi, maggiore esposizione al rischio, meno possibilità di controllo e prevenzione. La carenza di personale, combinata con l’elevato numero di detenuti, rende più difficile garantire sicurezza interna e gestione ordinaria. A risentirne non sono solo gli agenti, ma anche educatori, operatori sanitari e figure sociosanitarie, spesso insufficienti rispetto ai bisogni reali della popolazione detenuta.

Una criticità non uniforme ma diffusa

Il quadro campano non è omogeneo, ma le eccezioni restano marginali. Istituti come Lauro, con un tasso di affollamento del 12%, o Eboli, fermo al 76%, rappresentano casi isolati. La maggior parte delle strutture si colloca ben oltre la soglia considerata gestibile. Questa disomogeneità segnala l’assenza di una strategia complessiva di distribuzione della popolazione detenuta e di utilizzo delle misure alternative. Il sovraffollamento, così, si concentra sempre negli stessi luoghi, diventando una condizione permanente.

Samuele Ciambriello
Samuele Ciambriello

Interventi richiesti e responsabilità

Il garante ha indicato alcune misure per affrontare la crisi: rafforzare le misure alternative alla detenzione, recuperare i posti non disponibili, avviare un piano immediato di assunzioni per la polizia penitenziaria e per il personale sociosanitario e rivedere la liberazione anticipata, aumentando da 45 a 75 giorni. “In termini politici è il minimo sindacale, in termini di dignità politica – conclude -. Senza un cambio di rotta non nuove carceri ma carceri nuove, il rischio è quello di una crisi permanente del sistema penitenziario campano, con conseguenze gravi sul piano umano, giuridico e sociale”.

Il sovraffollamento non resta quindi un indicatore statistico, ma diventa un fattore che condiziona il funzionamento quotidiano degli istituti. Incide sull’accesso ai percorsi trattamentali, sulla gestione della sicurezza interna, sull’organizzazione del lavoro e sulla capacità stessa del sistema penitenziario di operare secondo le finalità previste dalla legge. In Campania, dove molti istituti superano stabilmente le soglie considerate gestibili, la pressione numerica si traduce in una criticità continua, che coinvolge detenuti, operatori e amministrazione, rendendo strutturale una condizione che dovrebbe essere temporanea.

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