A Mondragone sequestrata un’area pubblica occupata da 15 anni e usata per sversamenti illeciti nella Terra dei Fuochi
Un bene pubblico sottratto per oltre quindici anni alla collettività e trasformato in un centro di attività illecite viene finalmente restituito allo Stato. È questo il dato centrale dell’operazione condotta a Mondragone, nel cuore della Terra dei Fuochi. Qui la Polizia Provinciale di Caserta ha posto sotto sequestro una vasta area comunale utilizzata per lo smaltimento illecito di rifiuti. Inoltre l’area veniva usata per lo smontaggio di autovetture rubate.
Il sequestro a Mondragone e l’area comunale occupata da 15 anni
L’intervento si inserisce in un’azione più ampia di contrasto ai reati ambientali e alla gestione illegale del territorio in una delle zone più fragili della provincia di Caserta. L’area sequestrata si estende per circa quattromila metri quadrati. Questa comprende quattro capannoni in stato di totale abbandono, situati sul litorale domizio nei pressi dell’edificio Idac. Queste strutture erano già dichiarate pericolose a causa del degrado avanzato. Tuttavia venivano di fatto utilizzate come base operativa per un’attività completamente abusiva.
L’operazione è stata condotta dalla Polizia Provinciale di Caserta, diretta dal comandante Biagio Chiariello, con il supporto dell’Esercito Italiano – XIX Reggimento Cavalleggeri “Guide”. Un dispiegamento di forze che evidenzia la complessità e la rilevanza dell’intervento. Il caso non è riconducibile a un singolo episodio di illegalità ma a un sistema consolidato nel tempo.
Le indagini sono partite dal rinvenimento, nelle aree limitrofe, di numerosi pezzi di ricambio riconducibili a veicoli rubati. Questo è stato un primo segnale che ha portato gli agenti a concentrare l’attenzione sui capannoni abbandonati. All’interno della struttura è stato identificato un uomo del posto, già noto alle forze dell’ordine e con precedenti anche per porto abusivo di armi. Egli è ritenuto il gestore dell’attività illecita.

Rifiuti, auto rubate e animali: cosa è stato trovato nei capannoni
Nei locali sono stati trovati numerosi componenti di autovetture già smontate, oltre a un furgone carico di rifiuti speciali. Il mezzo era pronto per essere utilizzato per lo sversamento illecito nei terreni circostanti. Il mezzo è stato immediatamente bloccato e posto sotto sequestro. In questo modo si è evitato un ulteriore danno ambientale in un’area già segnata da anni di abusi.
Nel corso dei controlli sono emerse ulteriori violazioni. All’interno dell’area sono stati rinvenuti tredici cani da caccia tenuti legati con catene, privi di adeguato riparo e in evidenti condizioni di stress. Alcuni degli animali erano sprovvisti di microchip. I cani sono stati messi in sicurezza e per il responsabile sono scattate sanzioni amministrative per oltre settemila euro. Inoltre è stata fatta segnalazione alla Procura per il reato di maltrattamento di animali.
Gli approfondimenti successivi hanno consentito di ricostruire un dato decisivo: l’area risultava occupata abusivamente da oltre quindici anni. Si tratta di un bene di proprietà comunale, inserito nell’elenco dell’Agenzia Nazionale dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata. Per lungo tempo questo bene è rimasto sottratto alla sua funzione pubblica. Per questo è stata immediatamente attivata la procedura per lo sgombero e la restituzione dell’immobile allo Stato.
Restituzione allo Stato e reati contestati: l’esito dell’operazione
L’uomo identificato è stato denunciato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per una pluralità di reati: abbandono e gestione illecita di rifiuti, ricettazione, occupazione abusiva e maltrattamento di animali. L’intera area è stata sottoposta a sequestro. In questo modo si è posto fine a un utilizzo illegale protratto per anni.
Il sequestro non rappresenta soltanto un atto repressivo, ma un passaggio di ripristino della legalità in un territorio segnato da un intreccio profondo tra degrado ambientale, criminalità e sottrazione di beni pubblici. Restituire allo Stato un’area occupata abusivamente significa interrompere una filiera di illegalità che produce danni ambientali, economici e sociali.
In un contesto come quello della Terra dei Fuochi, il valore dell’operazione va oltre il singolo denunciato. Si tratta del recupero di uno spazio pubblico e del segnale di una presenza istituzionale che interviene per ricondurre il territorio entro i confini della legalità. L’azione mostra come il contrasto ai reati ambientali passi anche dalla riappropriazione dei beni comuni e dal controllo costante del territorio. In questo modo si sottraggono spazi e risorse a chi per anni li ha utilizzati illegalmente.


