Il miglioramento del DPCM è frutto della mobilitazione delle Regioni, ma permangono criticità strutturali
Durante la Conferenza Unificata del 5 febbraio, si è discussa la nuova bozza di decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) per l’attuazione della Legge sulla montagna. Questa bozza è stata proposta dal ministro Roberto Calderoli. La revisione del provvedimento è stata influenzata dalle osservazioni delle Regioni, tra cui quella della Campania. Queste Regioni avevano sollevato forti critiche rispetto alla versione iniziale. In particolare, la bozza originaria si basava unicamente su criteri altimetrici e di pendenza. Questa scelta, secondo le amministrazioni locali, non teneva conto delle reali fragilità socio-economiche dei territori montani.
Le modifiche al DPCM
Il nuovo DPCM, pur recependo solo parzialmente le richieste delle Regioni, rappresenta un passo in avanti per una classificazione più inclusiva. Il decreto ha rivisto il numero di comuni montani in Campania. Ora passano da 175 a 291. Questo dato si avvicina ai 298 comuni previsti prima della revisione. Tuttavia, le modifiche sollevano alcune preoccupazioni. Se da un lato il dato numerico sembra positivo, dall’altro alcuni comuni tradizionalmente considerati montani sono stati esclusi. Nel frattempo, ne sono stati inclusi altri che non presentano reali problematiche di accessibilità o marginalità.
Il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, e l’assessora all’Agricoltura, Maria Carmela Serluca, hanno sottolineato l’importanza della mobilitazione delle Regioni. Questa mobilitazione ha portato a un miglioramento del provvedimento.
Tuttavia, la Serluca ha evidenziato che il problema principale non riguarda solo il numero di comuni riconosciuti come montani. Il problema riguarda la coerenza del riconoscimento di tale status rispetto alle effettive difficoltà territoriali e socio-economiche.
“Il punto centrale non è il numero complessivo dei comuni montani in Campania, bensì la coerenza del riconoscimento di questo status rispetto alle reali fragilità dei territori – chiarisce l’assessora -. Con i nuovi criteri, esclusivamente fisici, vengono ad esempio considerati montani anche comuni come quello di Avellino, capoluogo di provincia, privo di deficit strutturali di accessibilità o di marginalità socio-economica. Al contrario, comuni dell’entroterra beneventano e salernitano, che vivono reali condizioni di isolamento e fragilità, perdono il riconoscimento di comune montano e quindi l’accesso immediato a strumenti e risorse fondamentali“.

I punti critici del nuovo decreto
In particolare, l’assessora Serluca ha messo in luce alcune criticità riguardanti l’impostazione fisica della classificazione. Secondo i nuovi criteri, comuni come Avellino, capoluogo di provincia, sono stati inclusi tra i comuni montani, pur non presentando deficit strutturali significativi. Al contrario, altri comuni dell’entroterra beneventano e salernitano, che vivono situazioni di isolamento e fragilità, sono stati esclusi dalla classificazione. Questa nuova impostazione, che si concentra esclusivamente su parametri altimetrici e orografici, rischia di non cogliere la realtà socio-economica dei territori. Di conseguenza, riduce la capacità di intervento nelle zone che più necessitano di politiche specifiche. “Con la nuova classificazione, la Campania perde molti comuni fragili che sono quelli che più avrebbero bisogno di politiche di sviluppo dedicate”, ha dichiarato Serluca.
La risposta della Regione Campania
La Regione Campania, pur riconoscendo i passi in avanti, ha dichiarato che continuerà a lavorare per correggere queste disparità. “Sarà nostro compito intervenire, in deroga o attraverso gli strumenti regionali, per reincludere quei comuni che sono stati ingiustamente esclusi e per garantire loro l’accesso ai fondi destinati alle aree montane”, ha aggiunto l’assessora all’Agricoltura. La Regione si impegnerà inoltre a “salvaguardare le esigenze dei territori montani e interni, utilizzando tutti gli strumenti correttivi a sua disposizione“.


