furto garage Martina Carbonaro
Martina Carbonaro
📍 Afragola

2 Febbraio 2026

Angela Capasso

Martina Carbonaro uccisa a 14 anni, cade l’aggravante della crudeltà: chiuse le indagini

Per la Procura di Napoli Nord l’omicidio della 14enne di Afragola fu motivato da ragioni «futili e abiette», ma senza accanimento. Restano le aggravanti della minorata difesa, dell’età della vittima e della relazione sentimentale.

Un omicidio che la Procura definisce «abietto e futile», ma che dal punto di vista giuridico non viene qualificato come «crudele». È questo uno dei passaggi più discussi nella chiusura delle indagini sull’uccisione di Martina Carbonaro, la ragazza di 14 anni assassinata il 26 maggio 2025 ad Afragola. La Procura di Napoli Nord ha infatti escluso l’aggravante della crudeltà nei confronti dell’ex fidanzato Alessio Tucci, 19 anni, ritenuto responsabile del femminicidio consumato all’interno di un edificio abbandonato.

La scelta della Procura: perché cade la crudeltà

La decisione arriva al termine dell’istruttoria coordinata dal sostituto procuratore Alberto Della Valle. Secondo l’accusa, i colpi inferti alla testa della ragazza – tre o quattro, secondo gli accertamenti medico-legali – non sarebbero riconducibili a un accanimento fine a sé stesso, ma sarebbero stati «funzionali al delitto», cioè diretti esclusivamente a provocare la morte.

Per questo motivo l’aggravante della crudeltà, inizialmente ipotizzata dopo l’autopsia, è stata esclusa. Resta però in piedi un impianto accusatorio pesante: omicidio volontario aggravato e occultamento di cadavere, con una serie di circostanze che incidono in modo significativo sul quadro penale.

La ricostruzione del delitto

Martina Carbonaro venne trovata senza vita in un edificio abbandonato, un tempo alloggio del custode del campo sportivo di Afragola. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, Alessio Tucci l’avrebbe colpita alla testa con una pietra, provocandole ferite gravissime.

Un dettaglio che rende il quadro ancora più drammatico è il fatto che la ragazza non sarebbe morta immediatamente. Priva di sensi ma ancora viva, sarebbe stata nascosta sotto un cumulo di masserizie. Il corpo venne scoperto solo ore dopo, nel corso di un secondo sopralluogo, quando ormai non c’era più nulla da fare.

Martina Carbonaro
Martina Carbonaro

Le aggravanti che restano

Se cade la crudeltà, restano però confermate aggravanti rilevanti. In primo luogo, i motivi abietti e futili, che la Procura ritiene alla base del gesto. C’è poi la minorata difesa, determinata dal luogo isolato e abbandonato in cui Martina venne condotta, senza possibilità di chiedere aiuto o di essere soccorsa.

Pesano inoltre due elementi specifici: l’età della vittima, minorenne, e la relazione sentimentale pregressa tra Martina e il suo assassino. Circostanze che rafforzano la gravità del reato e il disvalore della condotta.

Le posizioni contrapposte delle difese

La lettura della Procura è stata accolta con favore dalla difesa dell’imputato. L’avvocato Mario Mangazzo ha sottolineato come gli esiti dell’autopsia non descrivano una condotta crudele in senso tecnico, ma un’azione violenta finalizzata all’uccisione.

Di segno opposto la posizione della famiglia Carbonaro. L’avvocato Sergio Pisani ha evidenziato come, anche senza la crudeltà, la stessa Procura riconosca che Martina sia stata uccisa in un luogo che l’ha resa completamente indifesa. Per il legale, questo apre un fronte più ampio che va oltre il singolo imputato.

Il nodo delle responsabilità istituzionali

Pisani ha più volte chiamato in causa l’amministrazione comunale, sostenendo che l’edificio in cui è avvenuto il delitto fosse da tempo abbandonato e privo di controlli, nonostante la disponibilità di fondi del Pnrr destinati alla riqualificazione. Secondo la famiglia, quello spazio lasciato nel degrado avrebbe rappresentato una condizione favorevole alla tragedia.

«La sicurezza è un dovere», ribadisce il legale, chiedendo che vengano chiarite eventuali omissioni nella gestione e nel controllo dei luoghi pubblici. Un tema destinato a emergere anche nel corso del processo.

Il comportamento dopo l’omicidio

Dalle indagini emerge anche quanto accaduto dopo il delitto. Tucci si sarebbe cambiato i vestiti sporchi di sangue, avrebbe mentito ai genitori dicendo di non sapere dove fosse Martina e avrebbe persino partecipato alle ricerche quando la ragazza risultava ancora ufficialmente scomparsa.

Quel pomeriggio Martina era uscita con un’amica per mangiare uno yogurt. Le immagini delle telecamere di videosorveglianza la riprendono mentre si allontana da sola con Tucci. È l’ultima volta che viene vista viva.

Un processo che resta centrale

L’esclusione dell’aggravante della crudeltà non chiude né il caso giudiziario né il dibattito pubblico. L’omicidio di Martina Carbonaro resta uno dei femminicidi minorili più sconvolgenti degli ultimi anni in Campania. Ora sarà il processo a dover stabilire in via definitiva responsabilità, pene e, forse, anche se accanto alla violenza di un singolo ci siano state falle più ampie, legate all’abbandono e alla mancanza di sicurezza di luoghi che avrebbero dovuto essere protetti.

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