auto dei carabinieri
Immagine di repertorio
📍 Mirabella Eclano

31 Gennaio 2026

Angela Capasso

Opere abusive in area archeologica a Mirabella Eclano: scatta il sequestro dei carabinieri

A Benevento scatta il sequestro dei carabinieri nella città di Mirabella Eclano per opere edilizie abusive in area sottoposta a vincolo archeologico. Indagini della Procura

Un’operazione di tutela del patrimonio culturale riporta l’attenzione sull’Irpinia e su una delle sue fragilità più profonde: quelle che non si vedono a prima vista, ma che affiorano sotto la superficie del territorio. Nel comune di Mirabella Eclano, in provincia di Avellino, un’area di rilevante interesse archeologico è stata sottoposta a sequestro preventivo dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Napoli. Ciò è accaduto al termine di un’attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica.

Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale e nasce dall’ipotesi di opere edilizie abusive realizzate in un’area sottoposta a vincolo di tutela archeologica. Si tratta di un intervento che, secondo l’accusa, avrebbe inciso su un contesto di particolare valore storico. Per questa ragione, si riapre il dibattito sul rapporto tra utilizzo del suolo, controlli e salvaguardia dei beni culturali nelle zone interne della Campania.

Un intervento sotto vincolo: cosa è stato contestato

Secondo quanto emerso dalle indagini, sull’area oggetto del sequestro sarebbero stati effettuati lavori non autorizzati dalla competente Soprintendenza. Gli accertamenti hanno evidenziato un consistente riempimento con terriccio, realizzato per colmare un dislivello di circa quattro metri tra due particelle catastali.

Non si tratterebbe di un intervento marginale. L’area interessata avrebbe infatti una lunghezza di circa venticinque metri e una larghezza di quindici, per un’estensione complessiva stimata in circa trecentottanta metri quadrati. Numeri che restituiscono con chiarezza la portata dell’azione contestata e che allontanano l’idea di un semplice livellamento occasionale.

In una zona sottoposta a vincolo archeologico, interventi di questo tipo richiedono procedure rigorose, autorizzazioni specifiche e un controllo costante. Proprio l’assenza di tali passaggi è al centro dell’ipotesi investigativa.

Quarto 15enne spara
Carabinieri – Immagine di repertorio

Le evidenze archeologiche emerse durante il sopralluogo

L’aspetto più delicato dell’inchiesta è emerso durante un sopralluogo effettuato dai militari con il supporto di un funzionario archeologo. Nella parte restante del terreno, infatti, sono state individuate evidenze di grande rilievo storico, a conferma dell’importanza dell’area.

Sono stati rinvenuti i resti di un’antica fornace e, nella zona nord del sito, diverse tombe di epoca romana affioranti al livello del piano di calpestio. Alcune risultavano parzialmente protette. Tuttavia, altre apparivano completamente scoperte e prive di qualsiasi forma di tutela.

Un elemento che pesa nella valutazione complessiva dell’accaduto, perché dimostra come il sito fosse già esposto a un rischio concreto di danneggiamento o compromissione. Questo è vero indipendentemente dagli interventi edilizi contestati.

Il sequestro preventivo e le valutazioni del Gip

Il sequestro è stato eseguito il 27 gennaio, in attuazione del decreto emesso dal giudice per le indagini preliminari. Nelle motivazioni del provvedimento, il Gip ha ritenuto che la libera disponibilità dell’area da parte dell’indagato potesse aggravare le conseguenze dei reati ipotizzati. Inoltre, ciò avrebbe potuto determinare un’ulteriore compromissione e il deturpamento dei beni culturali sottoposti a protezione.

Si tratta di un passaggio centrale per comprendere la natura del sequestro. Non è una sanzione definitiva, ma una misura reale adottata nella fase delle indagini preliminari. L’obiettivo è bloccare ogni ulteriore intervento e preservare lo stato dei luoghi.

Nei procedimenti che riguardano il patrimonio archeologico, il fattore tempo è spesso decisivo. Una volta compromesso, un bene culturale difficilmente può essere recuperato nella sua integrità.

Il Parco Archeologico di Mirabella Eclano

Tutela del patrimonio e responsabilità sul territorio

Il caso di Mirabella Eclano riporta al centro una questione spesso sottovalutata: la fragilità del patrimonio archeologico diffuso, soprattutto nelle aree interne della Campania. Non si tratta solo dei grandi siti noti al turismo internazionale. Esiste una rete capillare di testimonianze storiche che emergono nei contesti più diversi, anche in terreni privati o in zone apparentemente marginali.

Qui si incrina una convinzione diffusa ma fuorviante: l’idea che l’abusivismo edilizio sia un fenomeno confinato alle emergenze abitative o alle aree costiere. Tuttavia, nei territori a forte stratificazione storica, ogni intervento sul suolo può avere conseguenze che vanno ben oltre l’aspetto urbanistico. Le azioni possono infatti toccare direttamente la memoria materiale delle comunità.

Le prossime fasi dell’inchiesta

Le indagini proseguono sotto il coordinamento della Procura. Contro il provvedimento di sequestro sono ammessi i mezzi di impugnazione previsti dalla legge, come stabilito dal codice di procedura penale.

Sarà ora compito dell’autorità giudiziaria chiarire le responsabilità e valutare nel merito la natura degli interventi contestati e il loro impatto sul sito archeologico. Nel frattempo, il sequestro rappresenta un segnale netto sul piano istituzionale. La tutela del patrimonio culturale non è un principio astratto, ma un terreno concreto di applicazione della legge. Proprio qui l’equilibrio tra uso del territorio e salvaguardia della storia viene messo quotidianamente alla prova.

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