La Fondazione con il Sud avvia 7 progetti su beni confiscati alle mafie con 2,6 milioni di euro, due in Campania. Iniziative triennali promuovono presidi di legalità, inclusione sociale e tirocini lavorativi per fragili in Mezzogiorno.
Tre villette, due appartamenti, una masseria e un fondo agricolo: questi beni confiscati alle mafie nel Sud Italia tornano alla collettività grazie a 7 progetti selezionati dalla Fondazione con il Sud. L’iniziativa, lanciata con il nuovo regolamento 2025 sui beni confiscati, adotta una modalità “a sportello” per enti del terzo settore, focalizzata su attività sociali, culturali ed economiche sostenibili. Il finanziamento totale supera i 2,6 milioni di euro, con cofinanziamenti che potenziano l’impatto sul territorio.
Progetti cofinanziati da Fondazione Cdp
Quattro progetti beneficiano del cofinanziamento al 50% della Fondazione Cdp, ente non profit del Gruppo Cassa Depositi e Prestiti, che eroga 750 mila euro. Sommandosi all’impegno di 1,9 milioni dalla Fondazione con il Sud, si raggiunge quota 2,65 milioni. In provincia di Caserta, Campania, si potenzia la produzione di funghi in serra su un bene confiscato, creando opportunità socio-lavorative per otto persone fragili. A Lecce, nasce uno spazio multifunzionale per 100 giovani Neet e vulnerabili, con formazione e lancio di una startup sociale. In Sassari, un servizio socio-sanitario residenziale favorisce l’autonomia annuale di 72 persone disabili. A Siracusa, sartoria sociale include 40 fragili, con quattro assunzioni stabili.
Iniziative in Campania e altre regioni
Due progetti animeranno la Campania: a Caserta, la produzione di funghi in serra su beni confiscati crea opportunità di inserimento socio-lavorativo per otto persone fragili, mentre in provincia di Napoli un bistrot e spazio coworking favoriscono l’inserimento lavorativo di cinque giovani, fungendo da polo aggregativo e presidio di legalità. In provincia di Caserta, il progetto “La gentilezza” riceve 110mila euro per educazione socioaffettiva e promozione del benessere giovanile tra i 14 e i 35 anni, con sportelli di ascolto, orientamento e attività pro-sociali, in partenariato con ASL, università e Caritas, per 18 mesi dal febbraio 2026. Gli altri si distribuiscono in Sicilia (due), Calabria (uno), Sardegna (uno) e Puglia (uno), tutti triennali. In Agrigento, un info-point turistico con alloggio supporta 14 donne vittime di violenza. A Reggio Calabria, centro aggregazione nel storico offre formazione in edilizia e ristorazione per giovani svantaggiati economicamente.

Partenariati e opportunità lavorative
57 organizzazioni formano i partenariati: enti terzo settore, istituzioni, scuole, università, consorzi privati e imprese. I progetti attiveranno 54 tirocini e garantiranno 32 inserimenti lavorativi entro il termine, trasformando i beni confiscati in centri di inclusione sociale e lavorativa. Questa modalità rafforza il impegno storico della Fondazione con il Sud nella valorizzazione di oltre 100 beni mafiosi nel Mezzogiorno, promuovendo legalità e sviluppo comunitario.
Valorizzazione beni nel Mezzogiorno
I beni confiscati alle mafie diventano simboli di riscatto: villette per aggregazione, appartamenti per residenzialità, masseria per agricoltura sociale, fondo per produzioni sostenibili. In Campania, epicentro camorristico, i progetti a Napoli e Caserta rispondono a fabbisogni locali di lavoro e coesione. La durata triennale assicura sostenibilità, con focus su imprenditorialità sociale e servizi essenziali. Stefano Consiglio, presidente Fondazione, sottolinea come queste iniziative intercettino nuove realtà, colmando vuoti di servizi e spopolamento al Sud.
Questa tornata consolida un percorso ventennale: dai bandi passati con milioni investiti in latte biologico, olio, mense solidali in Campania, Puglia, Sicilia, Calabria, ora il regolamento 2025 accelera la restituzione alla comunità. I presidi di legalità non solo generano occupazione ma rafforzano il tessuto sociale contro infiltrazioni criminali, rendendo i territori più resilienti.


