Il duello tra De Luca e Manfredi si sposta sull’Anci. Dopo il caso Salerno, nuova partita interna al centrosinistra campano.
Le prossime elezioni amministrative non saranno soltanto una sfida tra schieramenti contrapposti, ma rischiano di trasformarsi in un regolamento di conti interno al centrosinistra campano. Dopo il caso Salerno e le dimissioni del sindaco Vincenzo Napoli, il confronto tra Vincenzo De Luca e Gaetano Manfredi si sposta su un nuovo terreno: l’Anci, l’Associazione nazionale dei Comuni italiani.
Una partita meno visibile all’opinione pubblica rispetto alle comunali, ma tutt’altro che secondaria, perché incide direttamente sugli equilibri di potere tra i sindaci e, di riflesso, sulla leadership politica nei territori.
Il nodo Salerno e l’imbarazzo del Pd
Il punto di partenza resta Salerno. Le dimissioni di Enzo Napoli e l’attesa discesa in campo di De Luca come candidato sindaco hanno messo il Partito Democratico davanti a un bivio politico difficile da sciogliere. Sostenere l’ex governatore appare, al momento, un’ipotesi sempre più lontana, anche per l’opposizione netta del Movimento 5 Stelle. Ma una candidatura alternativa rischia di spaccare definitivamente il campo largo.
In questo contesto, il clima nel Pd è descritto come di forte irritazione, acuito dagli attacchi durissimi che De Luca ha rivolto proprio a Manfredi, figura di riferimento dell’area riformista e oggi presidente nazionale dell’Anci.

La partita Anci: un altro fronte di scontro
La sfida interna al centrosinistra si riflette ora sulla presidenza regionale dell’Anci Campania. Dopo lo scioglimento del consiglio comunale di Caserta, che ha portato all’uscita di scena dell’allora presidente Carlo Marino, l’associazione è guidata in regime di reggenza dal sindaco di Pellezzano Francesco Morra.
Una soluzione transitoria che, prima o poi, dovrà lasciare spazio a un voto dei primi cittadini campani. Ed è qui che le tensioni politiche tornano a emergere. Il Pd e il centrodestra controllano la maggioranza dei Comuni, ma la vera partita si gioca dentro il campo largo.
Manfredi, in qualità di presidente nazionale dell’Anci, e il governatore Roberto Fico guardano con attenzione alla scelta dei nuovi vertici regionali. Ma anche De Luca, seppur sempre più isolato nel partito, non sembra intenzionato a restare spettatore.
De Luca e l’Anci, un’ipotesi tutt’altro che remota
Un’ipotesi che circola con insistenza è che, in caso di vittoria alle comunali, De Luca possa rientrare nella partita Anci da sindaco di Salerno, riacquisendo così un ruolo istituzionale di primo piano anche sul fronte dei Comuni.
Uno scenario che renderebbe ancora più complessa la gestione politica per il segretario regionale del Pd Piero De Luca, chiamato a tenere insieme un partito attraversato da tensioni interne e da una convivenza sempre più difficile con la figura ingombrante del padre.
Il campo largo alla prova dei territori
Nel frattempo resta aperta la proposta del Movimento 5 Stelle di convocare un tavolo di coalizione regionale in vista delle amministrative. Un tentativo di costringere il Pd a uscire dall’ambiguità e chiarire la propria linea.
All’appello ha risposto anche Clemente Mastella, che ha invitato a lavorare per alleanze omogenee «senza veti», rivendicando il modello che ha portato alla vittoria alle Regionali. Ma le realtà locali, come dimostra il caso Salerno, restano profondamente diverse tra loro.

Commissioni regionali e congresso Pd: altri nodi aperti
A rendere il quadro ancora più fragile ci sono altri dossier irrisolti. In Consiglio regionale manca ancora l’intesa sulle presidenze delle commissioni, mentre il congresso del Pd campano continua a slittare. L’ipotesi di una segreteria guidata da Francesco Dinacci, espressione dell’area Schlein, incontra resistenze nell’area cattolico-riformista, alimentando ulteriori frizioni.
Una leadership contesa
Il duello tra De Luca e Manfredi non è solo personale, ma rappresenta due visioni diverse del centrosinistra campano: da un lato un modello fortemente personalizzato e radicato nel controllo del territorio, dall’altro una leadership più istituzionale, orientata alla mediazione e agli equilibri nazionali.
L’Anci diventa così l’ennesimo campo di battaglia di una guerra politica che, a pochi mesi dalle elezioni amministrative, rischia di indebolire l’intero campo largo. E che conferma una costante della politica campana: le sfide più dure si combattono sempre dentro la stessa coalizione.


