L’allarme dell’Ordine dei Medici: ritardi nelle assegnazioni, ondata influenzale e medicina territoriale in affanno. “Serve un intervento immediato”
A Napoli l’emergenza sanitaria assume contorni sempre più preoccupanti. Circa 150mila cittadini dell’area metropolitana risultano attualmente privi di un medico di medicina generale, una condizione che sta producendo effetti diretti e immediati sulla tenuta del sistema sanitario locale. I pronto soccorso sono sotto pressione costante, mentre la medicina territoriale fatica a rispondere a una domanda crescente, aggravata dall’ondata influenzale in corso.
L’allarme dell’Ordine dei Medici
A denunciare la situazione è l’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri di Napoli e Provincia, che parla apertamente di crisi strutturale. Secondo l’Ordine, il nodo principale riguarda i ritardi burocratici nell’assegnazione delle cosiddette “carenze”, ovvero i posti di medico di famiglia rimasti vacanti dopo pensionamenti o cessazioni. Solo in queste settimane si starebbe procedendo alla definizione delle nuove assegnazioni, lasciando scoperti interi bacini di utenza per mesi.
Pronto soccorso sovraccarichi
La carenza di medici di base si riflette direttamente sugli ospedali. I pronto soccorso dell’area napoletana registrano accessi continui anche per patologie che, in condizioni normali, sarebbero gestibili a livello territoriale. A pesare è l’attuale diffusione di sindromi influenzali e polmoniti stagionali, che ha aumentato il numero di pazienti in cerca di assistenza immediata. In assenza di un riferimento sul territorio, molti cittadini non hanno alternative se non rivolgersi alle strutture ospedaliere.
Le parole del presidente Zuccarelli
Il presidente dell’Ordine, Bruno Zuccarelli, descrive una situazione al limite della sostenibilità. Da settimane, spiega, i pronto soccorso sono sovraccarichi a causa dell’ondata influenzale e, contemporaneamente, il territorio è privo di un numero adeguato di medici di medicina generale. In questo scenario, anche pazienti con problematiche non urgenti finiscono per affollare i PS, contribuendo a rallentamenti e criticità nell’assistenza ai casi più gravi.

Tempi di ingresso troppo lunghi
La normativa prevede che i medici vincitori delle nuove assegnazioni possano entrare in servizio entro tre mesi. Un arco temporale che, in una fase emergenziale come quella attuale, rischia di essere troppo lungo. Nel frattempo, il carico di lavoro ricade interamente sui professionisti già in attività, chiamati a gestire un numero crescente di assistiti e richieste di visite, spesso oltre i limiti di sostenibilità organizzativa.
La medicina generale regge l’urto
Nonostante le difficoltà, la medicina generale continua a garantire il servizio con senso di responsabilità. I medici già operativi stanno cercando di assorbire l’aumento della domanda, spesso in silenzio e senza strumenti adeguati. Tuttavia, la tenuta di questo equilibrio appare sempre più fragile, soprattutto se la fase influenzale dovesse protrarsi nelle prossime settimane.
L’appello alle istituzioni
L’Ordine dei Medici rivolge un appello urgente alle istituzioni competenti affinché vengano sbloccate al più presto le procedure di assegnazione delle carenze. L’ingresso rapido dei nuovi medici sul territorio è considerato indispensabile per rafforzare una rete di assistenza primaria che rappresenta il primo presidio del sistema sanitario. In assenza di interventi immediati, il rischio concreto è il collasso del sistema di primo intervento e della continuità delle cure, con ricadute pesanti sulla salute pubblica.


