pronto soccorso Avellino
📍 Avellino

7 Gennaio 2026

Redazione Il Campano

Pronto soccorso di Avellino al collasso, il Comitato civico: «Dichiarare lo stato d’emergenza»

Quasi duemila cittadini denunciano la crisi della sanità irpina. Il Moscati sotto pressione costante, medici e infermieri allo stremo. Appello alla Regione per interventi immediati

La sanità irpina è arrivata a un punto di rottura. A dirlo non sono soltanto i pazienti costretti ad attese interminabili, ma anche i medici e ora una parte sempre più ampia della cittadinanza. Ad Avellino il pronto soccorso dell’Azienda Ospedaliera Moscati è definito “al collasso” dal Comitato civico irpino, che riunisce quasi duemila cittadini e che chiede apertamente la dichiarazione dello stato d’emergenza, non solo per Avellino ma per l’intera rete dei pronto soccorso campani. Lo riporta Il Mattino.

La denuncia del Comitato civico: «Situazione non più sostenibile»

A farsi portavoce della protesta è Fabrizio Pesiri, referente del Comitato, che parla di una crisi strutturale ormai ingestibile. Secondo il gruppo, la gestione dell’emergenza-urgenza è arrivata a un livello tale da richiedere misure straordinarie, paragonabili a quelle adottate in contesti eccezionali. «Bisognerebbe dichiarare lo stato di emergenza, come in guerra», è la provocazione lanciata dal Comitato, che fotografa il clima di esasperazione vissuto quotidianamente da operatori sanitari e utenti.

Pronto soccorso saturo e numeri al limite

Il reparto di emergenza dell’area sud della Città ospedaliera registra da settimane una media di circa sessanta accessi al giorno, con picchi che superano il limite massimo di ricettività. Una pressione costante che, secondo quanto emerso, è stata segnalata anche dai dirigenti medici attraverso una nota ufficiale indirizzata alla direzione generale. Un passaggio significativo, perché testimonia come l’allarme non provenga soltanto dall’esterno, ma anche dall’interno della struttura.

Ospedale Moscati
Ospedale Moscati

Medici e infermieri in prima linea

Il Comitato civico chiarisce di non voler puntare il dito contro chi lavora quotidianamente in corsia. Al contrario, la solidarietà è rivolta proprio a medici e infermieri del Moscati, descritti come professionisti che “si immolano” per garantire un servizio essenziale in condizioni sempre più difficili. Il nodo, secondo Pesiri, è l’assenza di risposte concrete da parte delle figure di vertice e delle istituzioni competenti, a fronte di una crisi che non può più essere tamponata.

Le responsabilità e il ruolo della Regione

Nel mirino della protesta finisce Regione Campania, indicata come primo livello di responsabilità per le criticità della rete di emergenza. Il Comitato sottolinea come spetti alla Regione garantire l’attuazione delle linee guida nazionali sul sovraffollamento dei pronto soccorso, ma anche vigilare sul rispetto di tali indicazioni da parte delle singole aziende ospedaliere e sanitarie. Da qui la richiesta formale di una verifica regionale per comprendere quante strutture campane siano realmente in linea con i parametri fissati dal Ministero della Salute.

Il confronto mancato con la direzione del Moscati

Parallelamente, il Comitato ha tentato più volte di aprire un dialogo diretto con la direzione generale dell’Azienda ospedaliera, guidata da Germano Perito. Le richieste di incontro, inviate via pec a partire dallo scorso agosto, non avrebbero però ricevuto risposta. Un silenzio che alimenta la frustrazione dei cittadini e rafforza la convinzione che serva un cambio di passo immediato, soprattutto nella gestione delle fasi acute di congestione.

Le proposte: territorio e assistenza domiciliare

Accanto alla denuncia, il Comitato prova a indicare una strada. Tra le soluzioni avanzate c’è un maggiore raccordo tra ospedale e territorio per ridurre i ricoveri inappropriati. In attesa dell’attivazione delle Case di comunità, viene richiamata l’esperienza toscana dei cosiddetti Girot, micro gruppi composti da medici e infermieri che seguono i pazienti fragili e cronici direttamente a domicilio. Un modello che, secondo i promotori, potrebbe alleggerire sensibilmente la pressione sui pronto soccorso, evitando che molti pazienti restino bloccati per giorni in attesa di un posto letto.

La carenza di medici e l’emergenza attrattività

Un altro punto cruciale riguarda la carenza di camici bianchi, soprattutto nei reparti di emergenza. Per il Comitato, il problema non è solo numerico ma organizzativo. Turni massacranti, tensione costante e responsabilità elevate rendono il pronto soccorso poco attrattivo, spingendo molti medici a scegliere altri reparti o il settore privato. In un contesto meglio organizzato, sostengono i cittadini, le scelte professionali potrebbero essere diverse.

«Non resteremo in silenzio»

Il messaggio che arriva da Avellino è chiaro. Il pronto soccorso del Moscati è diventato il simbolo di una sanità che fatica a reggere l’urto dell’emergenza quotidiana. La richiesta di dichiarare lo stato d’emergenza è insieme una provocazione e un grido d’allarme. Il Comitato civico irpino promette di continuare la propria battaglia, deciso a non restare in silenzio finché la crisi non sarà affrontata con misure concrete e strutturali.

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